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Full text of "Tre novelle a perdita [microform]"

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MICROFILMED 1993 
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AUTHOR: 









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TITLE: 






NOVELLE A PERO 





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Restrictions on Use: 



Master Negative # 



COLUMBIA UNIVERSITY LIBRARIES 
PRESERVATION DEPARTMENT 

BIBLIOGRAPHIC MICROFORM TARGET 



Originai Material as Filmed - Existing Bibliographic Record 



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Sartorio, Giulio Aristide, 1861-1932. 

..• Tre novelle a perdita. Milano, Treves. 
1917. 

2 p* 1,, 243 p., 1 1. 18-^'. 

At head of title: Aristide Sartorio. 
Contents,— La morte di Anxur.--La mascherata 
di Fido.— L'Arpiola. 



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Silver Spring, Maryland 20910 

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Ì>EL MEDESIMO AUTORE: 

BomcB Carrus Navalis. Favola contem- 
poranea L. 1 — 



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ARISTIDE SARTORIO 



TEE NOVELLE 
A PEEDIT A 







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MILANO 

Fratelli Treves, Editori 

1917- 



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PROPRIETÀ LETTERARIA. 



I diritti di riproduzione, di rappresentazione e di tradu- 
zione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, 

la Norvegia e l'Olanda, 



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Tip. Fratelli Trcvcs. 



*) 



Sul limitare del bosco sacro a Feronia, 
vicino alla sorgente oraziana, e dove, at- 
traverso alberi annosi, s apre la vista della 
immensa ed inselvatichita pianura delle 
Paludi Pontine, l'orizzonte azzurro del 
mare Tirreno taglia il cielo occidentale, 
e, colorito come uno zaffiro, surge dalle 
onde monte Circeo, coronato dal tempio 
d'Iside. 

Ad oriente, i monti Cornicolani, i monti 
Ausoni, chiudono la conca, e l'ultima pro- 
paggine s'avanza a picco sul mare. Ai piedi, 
rasentando la riva, la Via Appia s'apre 
come la porta del Lazio verso la Cam- 
pania e, sulla cresta, s'innalza il castrum 
eretto da Cesare Augusto per protezione. 

Nel centro del castrum si eleva il tem- 
pio di Anxur, ricoperto di squame dorate, 
intatto. 

I Lestregoni, all'avvicinarsi dell'eser- 



— 4 — 
cito di Genserico, reduce dal sacco di 
Roma, rovesciati i massi del Pesco Mon- 
tano sulla Via Appia hanno sprofondata 
questa nel mare, distruggendo il legame 
stradale fra Roma e le provincie orientali. 

La Via Appia vi arriva, attraversando le 
paludi, come un ponte malfido, fiancheg- 
giata dalle tombe violate, qua avvallata 
nelle acque, là rotta da crolli improv- 
visi. Lungo la via si vedono i carri ab- 
bandonati dalle orde fuggiasche. 

Nei pressi del porto Traiano errano, 
abbandonate, le torme dei bufali unni, che 
trasportaron fin là le imagini di bronzo 
del Pantheon ellenico, le statue del tem- 
pio di Giove Capitolino, i tesori del La- 
terano, le ofi'erte votive della tomba di 
San Pietro, il candelabro d oro ed i vasi 
del tempio di Gerusalemme. 

Le galere con il bottino sono partite; 
all'altezza delle Isole Pontine hanno in- 
contrata la flotta salpata dalla foce del 
Tevere; l'immenso sciame di vele gialle 
e rosse si vede veleggiare per Cartagine. 

Protetta dagli alberi del bosco sacro, 
staziona una fila di carri, ai quali sono 
aggiogati a quattro a quattro i bufali, ed 
i carri sono guardati da un manipolo di 
soldati semiti, pallidi, sparuti. Sono i su- 
perstiti della tredicesima tribù d'Israele, 



— 5 — 

ai quali gl'imperatori avevano affidata la 
custodia delle suppellettili sacre, conser- 
vate nel tempio della Pace a Roma. Adra- 
steo, ricco ottimate, aveva ottenuto, da 
Genserico, il privilegio d'accompagnare a 
Cartagine le reliquie del tempio ; ma, ar- 
rivato tardi, e sopraggiunti i predoni al 
seguito dell'esercito vandalo, si è fermato, 
con i carri che trasportarono la famiglia 
ed il tesoro avito, come prigioniero della 
infesta palude. Cacciatore audace, Adra- 
steo insieme a Viridio, discendente da 
Lamo, re dei Lestregoni, insegue la sel- 
vaggina consentita dal libro della legge: 
Noemi, salvaguardata dal gruppo delle 
lance semite, è rimasta in attesa ango- 
sciosa, e regalmente seduta sur un carro, 
protegge i figli esausti dalle fatiche e dal 
lungo digiuno. 

Sul margine della sorgente sacra, i 
Predoni bivaccano , ed arrostiscono le 
carni impure del verro selvaggio. Gli 
schiavi liberati, i gladiatori fuggiti, le 
lupe, i galeotti evasi, sperduti nelle ban- 
dite del litorale, incontrato Anxur, l' im- 
pubere Dio della giovinezza, l'hanno se- 
guito nella caccia divina. Anxur, i fianchi 
protetti da pelli belluine, appoggiato sul- 
l'arco infallibile, in attitudine statuaria, 
domina il festino barbaro. 






— 6 — 

Nel centro del bivacco arde una pira, 
ed i cinghiali atterrati dagli strali del Dio, 
scuoiati, infilzati in pali di legno ancor 
verdi, sono esposti alle fiamme vive. Poco 
distante, sur un nobile frammento dar- 
chitettura romana, alcuni predoni, con i 
coltelli e le ascie, squartano un dei verri 
già cotto. Le mani avide strappano e si 
contendono le carni fumide e sanguinanti ; 
due schiavi, proni, ne offrono, sur un 
piatto d'oro, le primizie al Semidio. 

Intanto, ai piedi del grande albero fol- 
gorato, ancor sovraccarico delle umili of- 
ferte degli schiavi affrancati, sul gran 
podio marmoreo del puteale, Driade, la 
profetessa che consumò l'adolescenza per 
amore di Anxur, seduta innanzi ad un 
tripode ardente, assistita dalle ancelle 
egualmente vestite di nero e sovraccari- 
che d'ornamenti di corallo, compie le 
pratiche della magìa mitriaca. 

Anxur, Indicando a Noemi 
il piatto truculento. 

Madre insensibile, ma sazia i tuoi fi- 
gli.... Se l'implacabile Dio della Morte 
ti ha pervasa, ascoltami nel loro nome. 
Io sono Anxur, dio della giovinezza, ed 
amo la vita. 



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— 7 — 

// minore dei figli d'Adrasteo guarda la 
madre supplice, Noemi senza muoversi lo 
accarezza, l'acquieta, 

Anxur, rivolgendosi ai Gre- 
gari semiti che pro- 
teggono i carri, 

Nudritevi voi dunque, o soldati cui sono 
affidate le ricchezze d'Adrasteo, la sua 
donna e le giovani esistenze degl' impu- 
beri figli.... 

Ed indicando il bivacco dei 
Predoni, 

Esausti, morenti, abbandonerete ogni 
tesoro nelle mani di questa muta, sguin- 
zagliata alle vostre calcagna.... Ascoltate 
la mia voce. 

/ Soldati semiti non si muo- 
vono. 

La vostra terra fu vinta e soggetta, 
perchè negaste la bontà della vita. Siate 
cani dei cani nella vostra insana umiltà, 
ma non morite se uomini; avete giurata 
la fede di uomini ad un maestro. 

Così dicendo, Anxur afferra nel vassoio 
d'oro alcuni pezzi di carne e li gitta ai 
soldati. 

Dal petto dei Gregari semiti esce un bra- 
mito, 

Noemi, levandosi in piedi. 

Sia maledetto il tuo gesto malvagio! 



— 8 — 

Dio vede le sue creature; contò i figli 
della tredicesima tribù, come ha nume- 
rate le plurime stelle, e designato il de- 
stino ad ognuno. Lasciaci in pace, e se 
dobbiamo morire, allontana questa ciur- 
maglia, che, con i roghi impuri, appesta 
l'aria che noi respiriamo. 

Infatti, mentre Noemi Ilaria, il fumo olente 
di grasso e di sangue bruciato, investe i gre- 
gari, i conduttori, i carri, e coloro che vi 
siedono sopra, 

— Tu non devi morire estenuata, ed 
i tuoi figli non devono morire per tua 
volontà. 

Anxur si volge alla turba 
dei Predoni, 

— Predatori del vino, delle donne, delle 
ricchezze; uomini che adorate la vita e 
la violenza, spargete sugli ardenti car- 
boni il grasso delle vittime; alimentate, 
sotto le fauci fameliche di questi fana- 
tici, una nube sazia, che li torturi pel 
desiderio, e li faccia desistere dairinsano 
proposito. 

— Iddio ti fulmini, demone! 

/ Predoni, con le rama fronzute, spar- 
gono i tizzoni ardenti delle pire, e li spin- 
gono lungo la linea dei carri, a similitudine 
d'un enorme braciere. Poi, raccolti nei vasi 
preziosi i residui del grasso e dell'untume 



i 



— 9 — 

animale, li versano sul tappeto rovente. Va- 
limento frigge e s'innalzano fiotti di fumo 
bianchi, neri, giallastri, densi, nauseabondi, 

I bufali, investiti, mugghiano, i Soldati semiti 
impallidiscono; i figli di Noemi si contorcono, 

II minore supplica, 

— Madre, ho fame. 

Noemi, come volesse scal- 
darlo y lo solleva, lo 
stringe al seno e vol- 
ge ndosi sdegnosa- 
mente ad A nxur, in- 
dicando al Nume il 
sacello lontano, 

— Caduto il tuo tempio, ti raggiungerà 
il castigo d'Eloim, cane lebbroso. 

Anxur, sorridente. 

— Il mio tempio, splendente nel sole, 
venne eretto da Cesare Augusto. 

— Pietra sovra pietra, cadrà. 

— Ascolta, Noemi: quando i romani 
di Camillo distrussero Tara dei Volsci, 
imagine della stirpe imperitura , vagai 
nelle foreste fino al giorno che Augusto, 
Pontefice Massimo, tagliata la rupe sul 
mare, vi fece passare la Via Appia, ed 
eretto un sacrario di marmo e di bronzo, 
mi elesse guardiano alla porta del Lazio. 
Di là vidi pulsare, come in una carotide, 
il sangue che fluiva dairorìente neirUrbe 



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— 10 — 

imperiale, e gli ultimi aneliti del mondo 
antico. E se Alarico assalì Roma, se Gen- 
serico saccheggiò Roma, se i Lestregoni 
del Garigliano, rovesciati su quella breve 
arteria i massi del Pesco Montano, hanno 
fatta sprofondare la Via Appia nel mare : 
lassù, neirarce romana, nelle dorate co- 
razze dei legionari romani, io feci rivi- 
vere le anime prische di guerrieri ausoni, 
e di là non si passa. 

— Iddio fulmina.... 

— Io sono nato dal fulmine! Nel cuore 
del monte, in un antro, sta racchiusa una 
fiamma inestinguibile caduta dal firma- 
mento. Quella è lanima della gente au- 
sonia. Io scaturii dal divino imeneo del- 
l'aerolite con questa terra ; chi può spe- 
gnere la fiamma divina? Adrasteo? Vi- 
ridio? Tu ed i tuoi figli rimarrete in mio 
potere, e, attanagliati fra la palude, il 
mare, gl'insuperabili monti, diverrete 
seguaci della mia primigena vita. 

/n quel momento, proveniente dal f Arce 
di Augusto, si sente, dapprima sordo e poi 
clamoroso, come un rimbombo : il suono 
minaccioso delle trombe guerresche, 

Anxur, rivolto alle turbe at- 
territe, 

— Udite? udite il clangore delle buc- 
cine di Cesare Augusto? 



— 11 — 

Anxur, accompagna la mu- 
sica roboante con la 
voce spiecfata. 

— Ahò.... ahò ahò.... ahò ahò.... ahò 
ahò.... 

/ Predoni impauriti, con- 
templano il Dio, e si prostrano, 

Anxur, indicando a Noemi 
l'arce turrita. 

— Se Adrasteo osasse avventurarsi colà, 
troverebbe la morte. E tu, incredula, trema 
dell'avvertimento d'un Dio: la tua salva- 
zione è qui, nel gurge della vita; la fa- 
vola dei mortali dev'essere fusa nella vita 
immortale dell'universo. 

Intanto Driade, alzatasi, continua i ^esti 
cabalistici del rituale ; immerge il baculo nel 
fuoco del tripode, estrae la fiamma verde 
dal liquido incandescente, e traccia sul pa- 
vimento marmoreo un anello abbagliante, 
che incastona il puteale, 

Anxur, sempre rivolto a Noemi, 

— Tu aspetti ancora Adrasteo? Insen- 
sata: Viridio, seguace mio d'un tempo, 
pagano rinnegato, osò frecciarmi ; tradirà 
Io sposo tuo. 

Driade, udita Vapostrofe, ritta 
vicina al tripode, dal 
centro dell'anello ma- 
gico, fosforescente, si 
rivolge a Noemi, 

— Io sono Driade, sorella di Viridio, 



A. 



— 12 — 

rapita dal nume alla casa paterna ; sii fi- 
dente, o Noemi, dalla lealtà di Viridio, 
discendente dalla stirpe regia. 

Anxur, superando la voce di 
Driade. 

— La mia è la parola d'un Dio. 

— Io non ascolto né le tue vane pa- 
role, né le parole della tua druda. Io 
disprezzo te, demone, e la vituperevole 
creatura che ti segue. 

A queste parole Anxur estrae dalla fa- 
retra una freccia, raggiusta, e tende Varco 
diretto contro Noemi. 

— Driade è sacra, e guai a chi lof- 
fende. 

Noemi, alzandosi in piedi. 

— Colpisci ! 

— Non a te Niobe, ai tuoi figli. 

Noemi, prendendolo sotto le 
ascelle, solleva il fi- 
glio minore, 

— Colpisci ! 

Driade, si avvicina allora ad 
Anxur, abbassa con 
la mano Varco e la 
freccia. 

— Non versare inutilmente il sangue 
umano: sono le vittime volontarie che 
consacrano la divinità, e, se io posso ca- 



— i3 — 

dere o rialzarmi, senza che un pensiero 
mi protegga ed uno sguardo mi segua, 
Noemi è reclamata altrove. 

Anxur, disarmato Varco, la guarda sor- 
preso, e Driade con il gesto delle Sibille 

— Io veggo là, dove gli sguardi umani 
si arrestano. 

Noemi, affranta, depone il 
figlio sul piano del carro e 
cade prostrata. 

Driade 

solennemente, ad Anxur, 

— Il mio amore volle consolare la tua 
solitudine : potrei sparire com e sparita la 
mia gioventù, ma vedo approssimarsi Torà 
del sacrificio e spegnersi un mito. 

— Il tuo linguaggio s'è fatto incompren- 
sibile.... 

Driade, invasata, per lo spi- 
rito profetico. 

— L arte ha eternata la imagine tua, ma 
la tua faccia di adolescente è come vizzita 
dai secoli. Gli ultimi pagani hanno visto 
uno spettro in luogo di un'anima. 

— Io non posso morire. 

— Il fato raggiunge gli Dei. Guardami, 
Anxur, io son la verità compiuta tutta; 
ma il mio disfacimento fisico, fastidioso 
non è come la giovinezza tua senza de- 
clino; i mortali diffidano degli Dei che 



— 14 — 

non sanno morire. Fatti serena l'anima, 
se io dovessi comporre sul rogo l'Eros 
indigete, brucerei me stessa nelle fiamme 
espiatrici. 

— Tu soffri la manìa del vaticinio. 

— Io ne sono compresa. Un tempo tu 
rappresentavi la forza della stirpe, ora sei 
diventato il terrore dei luoghi. I fanciulli 
ripetono il tuo nome impauriti ; nessuno 
visita il tempio abbandonato, nessuno ri- 
sponde ai richiami divini, nessuno, nes- 
suno 

Anxur, indicando il bivacco 
dei Predoni, 

— Nessuno tu dici? ma guarda.... guar- 
da.... Per improvviso miracolo la foresta 
ardeatina e la foresta anxurate risuonano 
delle grida esultanti come al tempo di 
Fauno.... 

A queste parole i Predoni sconficcano 
da terra i giavellotti e le daghe, e bran- 
dite le armi, i tizzoni ardenti, innalzate 
le coppe ricolme, gridano nel coro scom- 
posto, 

— Te Anxur.... 

— Novi te salutant homines! 

— Anxur imperator, salve! 

— Sancte, sancte.... 

— Ave, ave.... 



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— i5 — 

Driade, col volto trasfigurato 
dall'ira, s' avanza 
verso i Predoni e li 
ingiuria, 

— Vilissimi servi, tacete ! 

/ Predoni ristanno. 

Driade ad Anxur, 

— Diffida della ciurma senza volontà 
educata dalla ferula dei decurioni e dalla 
sferza del lanario. L'impero d'Augusto è 
caduto, e questi vermi abbatteranno il 
tuo tempio. 

/ Predoni a queste parole 
insurgono, e le Lupe, gli Schia- 
vi apostrofano Driade. 

— Profetessa di sventure, taci! 

— Divenimmo liberi, sia! 

Un Gladiatore, avanzan- 
dosi, solleva le braccia sfre- 
giate dalle cicatrici, 

— Mira, Sibilla, le braccia lacerate dalle 
zanne leonine; guarda la mia faccia con- 
tusa dal cesto, il petto squarciato dal tri- 
dente reziario : la vita, per noi valorosi, 
è giuoco. 

Driade, sdegnata, 

— Virtù sacra a Vesta, il valore non 
è il ludo. 



— i6 — 
Anxur a Drìade. 

— Anelante, io cerco la vita. I cristiani 
m'hanno sospinto nel rifugio silvestre e 
la rovina di Roma mi ha ricondotto alla 
luce meridiana ; nulla accade che non sia 
predestinato. 

— Tu sei fra i rifiuti di Roma e di Car- 
tagine.... 

— Con loro, la vita respira.... 

— No, l'agonia rantola. Io sola nell'ora 
angosciosa ti seguo cosciente, perchè nei 
responsi d'Ermete nessun segnale è fal- 
lito, e sono pronta per l'esperimento del 
sangue. 

— Driade, non l'oserai. 

— Altro modo non ho per farti credere. 
-- Pervasa dalle pratiche magiche, ne 

sei ebbra. 

— Per tua salvezza ultima. Se tu, come 
l'enigma, fossi sparito nel silenzio verde 
dei boschi, mi sarei ecclissata ; ma, tor- 
nato alla luce del sole, devi morire gene- 
rosamente. 

Un'ancella vestita di nero, inguantata di 
nero le braccia, s'avanza recando in una 
coppa di bucchero nero il vino medicato, 

Driade, esaltata, impugnan- 
do il coltello del sa- 
• crificio, 

— Il cuore degli Dei riflette fino al 



I 



f 



— 17 — 

crepuscolo Tistesso firmamento; ma tu, 
cuore umano, nave avventurata al soffio 
della passione, sorpassalo ! 

Prende il bucchero, tracanna il beverag- 
gio. Il circolo magico, a terra, risplende, 
cerchiandola di luce verde; Driade rotea 
su se stessa, emette grida selvagge. 

1 Predoni, le Lupe, gli Schiavi, i Soldati 
semiti la guardano atterriti, ed Anxur 
esclama, commosso, 

— Ho illuminato di sole la tua gio- 
ventù, tu riempi di amarezza la mia esi- 
stenza. Driade, non vaneggiare piiì.... 

e rivolto alle ancelle. 

— Svegliatela, dissipate l'ipnosi, io non 
voglio che la cerimonia continui.... 

— Domine, non possiamo.... 

— .... è invasa dalla trinità occulta.... 

— .... ora è come cristallo rovente.... 

— .... destata dall'estasi, potrebbe mo- 
rire.... 

Driade, nel parossismo della 
esaltazione, 

— L'ombra della Gnosis è densa.... Luce 
sia fatta. Luce.... 

Forsennata, si ferisce il petto due o tre volte, 
e gitta a terra lo spicìllo insanguinato. Si fa 
un terrificante silenzio. Il sangue sgorga dalle 
ferite, e Driade lo raccoglie nel bucchero, e 
ritta, iera tica, tenendo il calice della offerta 
si avvicina al puteale sacro. Le famule si 
Sartorio. * 2 



7 



— i8 — 

piegano sui finocchi, ed abitandoli nel se- 
micerchio delle braccia levate^ percuotono i 
sistri. Il tintinnìo argentino prostra il coro 
dei Predoni, delle Bagasce e degli Schiavi 
air intervento sovrannaturale. 

Noemi, angosciata, con la 
voce tremante, 

— Orrore, orrore! Volgete altrove le 
pupille, o figli, e tu. Dio d'Israele, an- 
nienta la cerimonia sacrilega! 

Anxur, sdegnato, si volge, 
punta su Noemi una 
freccia ; 

— .... sfioro la tua testa.... 

// dardo fischia e si conficca 
nell'albero dietro a Noemi, 

— e se interrompi an- 
cora il sacro rituale, io ti freddo.... 

Noemi, disperata, si nasconde il volto nelle 
mani. 

La celebrazione continua. 

Driade si avvicina all'orlo del pozzo, e 
versa nelFinterno il sangue ancor vivo. Si 
sentono ribollire le acque profonde, ed una 
nube di vapori densi si leva dalla bocca 
marmorea. 

La luce del sole si oscura. 

Driade si curva sul pu leale, figge cjli 
sguardi nel fondo, che s* illumina fosfore- 
scente e la sua faccia ne risplende trasfi- 
gurata, 

— Vedo nello specchio delle acque sa- 



1 



— 19 — 

ere e vi leggo le sorti che travolgono uo- 
mini e deità. 

Anxur 

indicando il suo tempio. 

Là una lampada arde ed è sacra alla 
mia gioventù inestinguibile. 

— Una costellazione è apparsa nella 
vòlta celeste.... 

Anxur fa un passo verso 
la veggente, ed an- 
sioso domanda. 

— E del Demiurgo semitico? 

— Di potentissima Vergine Madre. Essa 
è l'ultima Dea, perchè, esausti, cielo e 
terra non esprimeranno altri Numi. 

— Ma è la stella di Venere Madre.... 

— E come la stella di Venere accesa 
nel focolare di Vesta ; e, pur quando il 
sole rinnovato si leva, i tredici satelliti, si- 
mili a diamanti incandescenti nell'etere, 
risplendono fissi nel cielo. 

Anxur eccitato. 

— ....giorno e notte.... 

— La cintura d'Orione vanisce, le Ple- 
iadi illanguidiscono, l'astro polare s'annega 
nella liquida luce, ma la corona immor- 
tale risplende. Faro dell'anima umana in- 
fiammato d'amore, esalta le notti e glori- 
fica ì giorni. 



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» V* 



— 20 — 

Anxur, avanzandosi minac- 
cioso, 

— ....il mio destino.... 

— Aerolite vagante, sparirai nell'abisso. 

— Sacerdotessa di Mitra, tu menti! 

Impugna l'arco come una 
fionda, Io rotea ed abbatte 
il tripode. 

— Ciurmeria è larte tua, avverti gl'in- 
feri che Anxur non vuole morire. 

// tripodcy sbattuto a terra, versa il liquido 
infiammato, verde. Driade, come catalet- 
tica, cade fra le braccia delle ancelle, che^ 
emettendo grida represse di spavento, la 
soccorrono. 

Anxur trepidante. 

— È morta? 

"~~" .... vive... vive... 

Driade, con la voce spenta, 

— La verità.... domani.... 

Anxur, con una risata con- 
vulsa. 

— ....domani?... 

Afferra una coppa murrina, 
che un anforario si affretta 
a riempire di vino, e rivolto 
ai Predoni, 

— Compagni.... questo nostro convito, 
sarebbe non vero? 



— 21 —- 

Un Parassita coronato di rose 

silvestri, 

— In vino veritas. 

Anxur vuotando la tazza, 

— Io bevo alla gloria della nostra re- 
pubblica! 

Citta la coppa murrina sul 
pavimento marmoreo, ove si 
frantuma. 

Helios non è ApolUne, ed i nuovissimi 
Dei ombre di morte. 

Uno Schiavo si leva, 

— Basta, basta ! Perchè nella foresta ci 
persegue il fanatismo delle pratiche oc- 
culte? Troppo abbiamo sofferto nella cat- 
tività, ed i nostri figli furono torturati, sgoz- 
zati, sacrificati nei misteri di Kronos, di 
Mitra, di Christòis. Basta; vogliamo vi- 
vere in accordo con gli Dei Indigeti, gli 
Dei della gioia, dell'abbondanza, dell'eb- 
brezza. 

Anxur, indicando il taglio 
augusteo alle pendici 
del monte anxur ate, 

— Soffia dairOriente il vento fatale: 
Moloch, Iside Christòis, sono venuti di là, 
ma, alla porta del Lazio nuovo, la Via 
Appia è sprofondata in mare. 



^'■^<f^lm^ml^m:«'S«W^^*Sl^..f|g^^ ^«f^fs^fv ap*H^59«4^. .. 



— 22 — 

Uno Schiavo. 

— Che c'Importa a noi delle lotte reli- 
giose? Nei giorni del disastro di Roma, 
i cristiani annunciavano il finimondo, i 
pagani invocavano la sconsacrata Vittoria, 
ma noi salutavamo invece la cessazione 
della servitù. 

— La libertà vi sorride ; sappiatela di- 
fendere. 

— Sancte, noi siamo preparati a bru- 
ciare l'incenso davanti all'imagine tua, 
perchè, se le anime nostre anelano la li- 
bertà, venerano gli Dei antichi. 

— Ed è giusto; gli Dei vi condussero 
in un paese ricco, ferace. Io vidi i Volsci 
tagliare le rupi, incanalare le paludi, di- 
videre fra le lestre dei pastori, agricoltori 
e guerrieri ad un tempo, la pianura ed i 
monti boschivi, mentre là, nelle « chiuse » 
dei laghi, i rematori si addestravano. Il 
mare è libero per la conquista, foggiatevi 
suiresempio antico l'anima nova, il mondo 
sarà vostro, e, dove veleggiano le galere 
di Genserico con le ricchezze di Roma 
predate, navigheremo noi! 

Un silenzio glaciale acco- 
glie le parole di Anxiir. 



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Anxur sorpreso. 



Tacete? 



— 23 — 

Altro silenzio, 

— .... dalla vita cosa volete voi? 

— Goderla. 

— Godere? ma come? 

— Noi non sappiamo.... tu Thai pro- 
messo e noi ti abbiamo seguito perciò. 

— Distrutte le bandite di Gegania, gli 
orti di Galba e la villa di Lucullo, latra 
palude di Circe, mortifera, invaderà tutto. 

— Fuggiremo.... 

— Ma, da qual parte? Là è il castrum 
cesareo, i monti sono guardati dai feroci 
Lestregoni, qui stanno le paludi e la riva 
tirrena, Roma è distrutta.... Fatevi nella 
foresta un'anima eroica. 

— Noi vogliamo godere gli ultimi giorni 
e morire gozzovigliando.... 

Una Lupa. 

— .... divelte dalle voluttà dei cubiculi, 
i barbari ci trascinarono come cenci sul 
lastrico, ci spinsero nude nella foresta. 
Domine, ora siamo cosa tua, ma, per pro- 
lungare la miserabile esistenza dobbiamo 
ancora lottare? Votate alla morte, ben 
venga Thanatos, ma ci raggiunga nella 
lussuria ! 

Gli Schiavi levandosi, 

— Vogliamo morire con i nostri padroni 
epicurei.... 



— 24 — 

— •••. nella figurazione dell'età satur- 
nia.... 

Anxur, dopo breve silenzio, 

— Nulla muore nella foresta, e gli stessi 
saturnali non possono essere senza do- 
mani. Nel mistero delle selve, pullula una 
vita fantastica che anela il contatto delle 
creature umane. Volete i fauni ed i ver- 
tunni, i gnomi e le amadriadi per l'eb- 
brezza dei sensi? 

Anxur avvicina le dita alla bocca e manda 
un fischio sclvagcfio. 1 Predoni, stupiti, ascol- 
tano altri fischi lontani, sperduti nella fo- 
resta dapprima, e poi a mano a mano più 
spessi e pili vicini, rispondere all'appello. 

Si sente il mare ondeggiare, il bosco come 
agitato da venti svegliati, fremere, stormire, 
animato ad un tratto da mille susurri vi- 
branti, 

— Udite? udite? è la zampogna di Pan, 
il flauto di Marsia, la lira d'Orfeo. Sentite 
dal mare urlare i tritoni, cantar le sirene, 
clamai'e le ondine? Sentite alla riva un 
galoppo sfrenato? Sono i centauri.... 

Tutti i Predoni levando le 
braccia invocanti, 

— Evoè.... evoè.... 

Dalle frasche di mirto e di corbezzoli, 
le gambe coperte da pelli caprine si affac- 
ciano i Fauni j e rivestite da vestaglie verdi, 
i fianchi stretti da pelli feline^ le Baccanti, 



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— 25 — 

Eccitati, i Predoni si mischiano agli esseri 
favolosi, e trascinati dalla musica dei co- 
ribanti, si rovesciano in una sarabanda a 
spirale. Braccia maschili, seni muliebriy 
volti accesi j capigliature di sciolte roteano, 
fra i cachinni affannosi e le risa represse; 
umanitày fantasia e favola belluina trasci- 
nate in una ridda. Il coro canta. 

— Un'ora vissuta nell'orgia sfrenata, 
trascini perduta la gente dannata. Un'ora 
vissuta, un'ora.... 

Sul podio, fra le luci del fuoco mitriaco 
spegnentisi, Driade e le ancelle, tutte nere, 
tutte costellate di coralli rossi, immobili come 
stanche cariatidi, assistono alla tregenda, e 
Driade con voce affannosa esclama, 

— Non è più il paganesimo, è il Sab- 
baoth ! 

Dal fondo, Isaelc, un soldato semita, si 
avanza circospetto, supera i carboni del 
braciere ardente, si avvicina al carro di 
Noemi, e tirandola per le vesti, la chiama. 

— Eminentissima, sono io, ascoltami. 

— Isaele, tu? Adrasteo dov'è? Torni, 
per amore di Dio, noi siamo precipitati 
in una bolgia infernale! 

Indica la scena orgiastica, 
Isaele, accennando i monti. 

— Salito sulla china boschiva di Monte 
Leano, ha girato al largo di Terracina ed 



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— 26 — 

insegue un capriolo. Mi manda per tran- 
quillizzarti. 

— Ed il candelabro, i vasi del tempio 
di Gerusalemme? 

Isaele addita le ^aìere che 
velegcjìano all'altez- 
za delle Isole Pontine. 

— Sono partiti questa mattina sulle tri- 
remi di Genserico. Arrivati tardi, siamo 
nella impossibilità di proseguire. Terra- 
cina, alta turrita ed onusta di vettovaglie, 
c'impedisce il passaggio, e nega ogni aiuto 
a chi non confessi Cristo ed invochi il 
battesimo. La nostra situazione è grave; 
predate le ultime ville, saremo alla mercè 
dei fuorusciti, fra le spade omicide ed i 
miasmi avvelenati della palude di Circe. 

Noemi, disperata, abbraccia 
i figli. 

— Ah, figli miei ! 

— Maledetto paese della febbre, popo- 
lato da spettri! Ieri passarono insieme ad 
Eudossia, la nipote del distruttore del culto 
pagano condotta schiava a Cartagine, le 
statue degli Dei tolte dal tempio di Giove 
Capitolino. Passarono insieme ai tesori 
di San Pietro e del Laterano, i vasi, il 
candelabro dell'Arca Santa, che la pietà 
degli Antonini aveva dato in custodia a 






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— 27 — 

noi, rampolli della tredicesima tribù d'I- 
sraele.... 

— È il finimondo.... 

— Eminentissima , finiamo miserevol- 
mente noi. Il tesoro di Dio è là, sul Tir- 
reno, salvo fra cielo e mare; noi, perduto 
il simbolo della salvazione, siamo qui 
nella palude grave di tossico. 

— Se accadesse il disastro finale, come 
le donne di Masura, mi ucciderei, dopo 
avere immolati i figli. 

— .... una sola ventura, forse il castrum 
di Cesare Augusto è senza difesa. 

— Senza difesa? Ma, non avete sentito 
il clangore delle buccine guerresche? 
L'eco ne ripeteva lo squillo all'infinito, e 
pur l'acqua stagnante pareva commossa. 

— Lo assicura il discendente di Lamo, 
re dei Lestregoni, l'oratore eletto della 
città di Terracina: Viridio il fratello di 
Driade la maga, ansioso d'afferrare il do- 
minio di tutta la regione. Noi siamo nel 
paese degli incantesimi; e forse, chi sa? 
Le rocche guerresche sono presidiate dalle 

ombre. 

— Isaele, non mi nascondere la verità, 
Adrasteo è sotto le mure dell'arce? 

— Sì. 

— Iddio l'aiuti. 

Comincia ad annottare, e la scena si fa 






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— 28 — 

paurosa. La zona dei carboni ardenti^ con 
i quali sono stati circondati i carri d'Adra- 
steo, rosseggia; i bùfali, a quando a quando, 
muggiscono. 

Le danze disordinate ristanno. Fauni, 
Baccanti, Predoni e Lupe si accasciano a 
terra, disfatti. 

Allora, dal fondo, entrano alcuni Pre- 
doni conducendo, a mano, una muletta bian- 
ca, inforcata da un vecchio sacerdote, can- 
didamente vestito, il capo coperto dal pileo, 
il lituo nella destra. Un predone ad Anxur, 

— Domine nostro, abbiamo sorpreso 
un pellegrinaggio diretto al tempio d'Isi- 
de; il sacro conduttore domanda di par- 
lamentare, ha perduto il cammino per tra- 
versare la palude. 

// Sacerdote si pone la de- 
stra sulle labbra, la bacia, e 
stende il braccio verso Anxur. 

— Ave, Sancte! 

— Chi sei tu? 

— Fannio Sennistore Marsico, custode 
del tempio di Apollo ad Alba Fucense. 

— - Dove vai? Perchè vai? 

— Conduco al santuario miracoloso 
d'Iside un pio pellegrinaggio, porto le 
offerte, ed aiuto gl'infermi che vanno ad 
implorare la guarigione. 

— Perchè, invece d'educare i credenti 
al culto del Dio Indigete, li dirigi alla 
Dea straniera che corruppe il paese? 

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— 29 — 

— Sancte, gli Dei, per attributo celeste, 
possono ferire e lenire, e quei devoti che 
vennero beneficati hanno il dovere della 
riconoscenza. 

— Tu saprai che anche nel mio tem- 
pio si davano i responsi. 

— Lo so, ma tu, Sancte, non puoi gua- 
rire gl'infermi e non possiedi il segreto 
dei veleni. 

— Ah no ! Gli Dei Indigeti sdegnano 
le infamie tessale. 

Breve silenzio, e poi Anxur 
severamente, 

— Fannio Sennistore, che vuoi da me? 

— La protezione divina per ritrovare 
il cammino, e cederemo una parte delle 
offerte destinate al tempio d'Iside, per 
propiziarti. 

— Quale parte? 

— Odisseo, in procinto d'abbandonare 
Circe, salì al tempio d'Iside, depose sul- 
l'altare la coppa d'oro nella quale l'in- 
cantatrice aveva offerto il vino avvelenato. 
Io porto nell'isola oro e veleni, sceglie- 
rai tu stesso. 

— Fa avanzare la carovana sacra. 

S'approssimano gli asinelli bardati di 
lana multicolore, il petto ed il muso rico- 
perti da sonagliere di metallo, e che por- 
tano sul basto le bisacce di giunco, nelle 



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— 3o — 

quali sono contenute le offerte. Fanciulli e 
paesani della Marsica, armati di zagaglia, 
li reggono per la capezza. 

Avanzato il primo asinelio, Anxur do- 
manda 

— Queste bisaccie, cosa contengono ? 

Fannio scende dalla muletta, s'avvicina 
all'asinelio, estrae dalla bisaccia un cofa- 
netto. Va pregne espone ad Anxur il contenuto, 

— Sono gli ori delle donne di Corfi- 
nium , mandati in ringraziamento delle 
guarigioni dal morso dei serpenti. 

— E laltra bisaccia? 

Fannio estrae un sacchetto. 

— Contiene le monete d'oro, d'argento, 
di bronzo, offerte dagli uomini. 

Si avanza un secondo asi- 
nelio e Fannio mostra le offerte 
nello stesso ordine, 

— E il tributo della città di Alba, gli 
ori delle donne ed il peculio degli uo- 
mini. 

S'avanza un terzo asinelio, che sostiene 
sul basto un misterioso cofano dorato e di- 
pinto con geroglifici azzurri. È condotto da 
due jeroduli vestiti pure d'azzurro, bracati 
come i traci, il busto corazzato di corde, 
il capo coperto dal berretto frigio. 

— L'urna, che cosa contiene? 

— Dormono nell'interno i più perico- 
losi serpenti dell'Appennino, le vipere. 



— Si- 
gli aspidi, e le culebre che non perdo- 
nano a coloro che mordono. 

/ Predoni, i Fauni, le Menadi, le Bagasce, 
e tutti i seguaci della teorìa saturnale, in- 
teressati dallo strano interrogatorio, quali 
seduti, quali in piedi, si sono disposti in- 
torno al podio marmoreo^ su cui Anxur, a 
similitudine d'un magistrato, interroga il 
duce del pellegrinaggio. 

Anxur a Fannio. 

— Perchè trasporti al Circeo questi ret- 
tili pericolosi? 

— Purificati, serviranno alla festa orfica 
del pagus di Cuculio. Le famule del san- 
tuario d'Iside estraggono dalle glandole 
le secrezioni tossiche, e con esse com- 
pongono l'antidoto che immunizza, prima 
i sacerdoti traci, e poi gli abitanti della 
Marsica. Questi, ogni anno, aspettano l'an- 
fora preziosa, che salva tanti sventurati, 
per festeggiarne l'arrivo con l'arcaico ri- 
tuale. 

/ Predoni sghignazzano. 

— Sacerdote imbroglione.... 

— Sanerà i morsi degli orbetti.... 

— .... positivamente carpisce i gioielli 
delle credule donne.... 

— .... e spilla denari ai poveri della 
gleba. 



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— 32 — 

Anxur, severamente ai mor- 
moranti» 

— Sono io che ascolto il sacerdote di 
Alba Fucense. 

S'avanza un ^rufypo di malati, alcuni 
sorretti dai compac/niy altri trascinati su 
piccoli carri. Le madri sostengono i figli 
sofferenti, gli storpi s avanzano appoggiati 
alle grucce, ed uomini affetti da elefantiasi, 
uomini affetti da tabe, per aprirsi la strada 
nella ressa, agitano, barcollanti, i campa- 
nacci. 

Gl'infermi, vedendo Anxur, 

— Grazia.... Grazia.... Grazia.... 

Anxur, irritato dallo spetta- 
colo miserando. . 

— Cosa volete? 

— Vivere.... 

— E non preferite morire? 

— Nessuno vuol morire, neanche gli 
Dei. 

Entrano due portatori, che sostengono a 
spalla una lettiga, ove giace una donna in 
candide vesti, il capo nascosto da un velo, 
e che, come la statua d'una musa, riposa 
sur un letto d alloro. 

Il gruppo s'avanza come un corteo trion- 
fale, e lo seguono le canefore che sosten- 
gono le rogazioni, gli otrari sotto il peso 
dell olio e del vino, 

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- 33 - 

Gr infermi, con le voci rauche, 
implorano. 

— Se non ci puoi guarire, mandaci al 
tempio isiaco. 

— ....Grazia.... Grazia.... 

— Tacete.... 

— Soffro per una malìa.... 
' — Ho il mal caduco.... 

— Ho perduta la sensibilità.... 

— Che schifo! 

— Non ci massacrare. 

— Vi farei sì, massacrare ! 

Nel frattempo alcuni malandrini, fra i 
quali un Gladiatore, circondato il gruppo 
delle canefore e degli otrari, stese le mani 
alle ceste, sottraggono le frutta mature e 
le gittano ai compagni, sperperano, a ma- 
nate, le biade. 

Il Gladiatore vibra con la daga un fen- 
dente air otre, ed il vino, a fontanella, sgorga. 

— Vin santo ! 

/ Predoni con le coppe e le mani a giu- 
mella raccolgono il liquido generoso ; Votra- 
rio tira calci e pugni, il vino si sparge a 
terra. L'afrore inebria. 

Le Canefore spaventate invocano Anxur, 

— Aiuto.... aiuto.... 

— Che fate là? 

— Abbiamo svinato. 

Le voci stridule, stentoree 
degV infermi insistono. 

S-IRTORIO. ^j 3 



-34- 

— Grazia.... Grazia.... Grazia.... 

Anxur al Sacerdote. 

— Ma allontana da me questi pitocchi. 

— Fanno parte del pio pellegrinaggio. 

— Chi giace in quella lettiga? 

— Un essere divino colpito d'atharassia. 

— Scopritele il volto. 

Fra la confusione, le c/rula, le invoca- 
zioni, le invettive, i portatori deponc/ono la 
lettiga, e Fannio Sennistore solleva il velo 
che copre il viso duna Dea Itjnota. 

Compiuto il ifesto, un anello di luce va- 
gante si accende sul capo della imagine, 
ed illumina una faccia regolarissima, pal- 
lida, dai capelli neri divisi sulla fronte, gli 
occhi aperti verso F ignoto. 

La turba, rapita, leva un grido d'ammi- 
razione. 

— Divina.... Divina! 

Noemi dalValto del carro 
si piega attratta, e Driade si 
solleva aiutata dalle Ancelle. 

— Divina! 

Si fa un religioso silenzio, 
un soffio d'idealità sfiora le 
teste, e Fannio con z*oce com- 
mossa racconta. 

— La trovammo svenuta presso Tara 
del Dio della poesia, i piedi sanguinanti, 
le braccia ferite, la sua bellezza splen- 
dente, come la luna nella nebbia ad alone. 

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— 35 - 

Nelle città, nelle borgate dilagò la no- 
vella, e le genti accorrevano : « — Sor- 
ridi, sorridi, o divina » — imploravano. 
La Dea guardava gli astanti serenamente, 
non sorrideva; ma col suo, illuminava il 
volto di tutti, comunicando una indefinita 
speranza. Non sapevamo come onorare 
rinviata celeste; e se la Dea nulla chie- 
deva, se la Dea pareva illustrare la vita 
e le case, non indicava una mèta. Gli 
uomini, le donne, i fanciulli la invoca- 
vano, ofiVivano i fiori, le frutta, gli amu- 
leti, i gioielli, oflVivano la vita stessa; ma 
le labbra umane, come sospese a quelle 
divine, non sapevano formulare una do- 
manda, che sarebbe rimasta senza rispo- 
sta. La presenza della enigmatica Dea ci 
riempiva di una esaltazione solenne, la 
quale paralizzava il ritmo della esistenza. 
Un giorno scese dalla grotta di Elnuca 
una solitaria veggente, che vive da anni 
nelle altitudini della montagna, e noi la 
conducemmo davanti alla Dea. — « È la 
madre raminga della infelice Persefone » 
— sclamò nel vederla. Ma poi, contemplan- 
done il corpo esile, le membra delicate, 
gli occhi profondi : — « No, sentenziò, non 
« è Demether, ma una grande Madre. So- 
<( linga, ho appresa a considerare l'armo- 
« nia degli spazii siderali, e vi dico che 



- 36 — 

(( la sua imagine riflette Tidea delle sfere 
«superne». — <( Ma chi è dunque?» — 
chiesero le moltitudini^ le quali per cre- 
dere devono precisare gli Dei in un nome 
significante. 

« — II segreto degli Dei appartiene agli 
Dei, domandatelo ad Iside. >» — Erano ap- 
punto quei giorni, nei quali la Marsica 
devota appresta il pellegrinaggio attuale 
airisola di Circe, ed il tesoro divino mi 
venne affidato. Attraverso inenarrabili di- 
sagi, l'ho portato alla tua sacrosanta pre- 
senza, ed invoco la tua protezione per 
condurlo a destino. 

Anxur, indicando Driade. 

— Tu sei giunto al termine del pelle- 
grinaggio ; la veggente Ermetica per il re- 
sponso, eccola. 

Fannie, indicando il Circeo. 

— Sancte, Tisola di Circe è là.... 

— Il tempio d'Iside è stato predato dai 
Vandali. 

— Lo ignoro. 

— Interroga la profetessa ti dico.... 

Anxur si rivolge a Driade. 

— Sacerdotessa di Mitra, puoi tu 

comporre quel filtro che risvegli Tessere 
sovrannaturale? 



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-37- 

Driade, pallida^ si leva fra 
le ancelle che la so- 
stengono. 

— Educata alle blandizie dei mostri, 
all'adulazione dei fuorusciti, la tua mente 
anormale non è fatta per intendere la con- 
traddizione della domanda; la vita della 
Dea è anima. 

— E come morta.... 

— E incorruttibile. 

Noemi, frattanto, è scesa dal carro, ed 
attraversata, inconscia, la zona dei carboni 
ardenti, s'è fermata in prossimità della Dea; 
la fissa, si piega, V invoca. 

— Sorella, sorella, guardami, e dimmi 
ove noi siamo nate o fummo congiunte. 
Fissando il tuo volto, rifletto il mio nel 
profondo mistero delle origini, e non 
posso esprimere, anima, la dolcezza infi- 
nita che infonde il tuo sguardo smarrito. 
Nelle pupille pare raccolto l'aroma di tutte 
le lacrime, ed opache come l'acqua ma- 
rina, nella breve luce danno le vertigini 
deir immensità,... 

Anxur a Noemi. 

— Sai tu dunque chi sia? 

— Essa è nata con l'anima mia. 

Una Lupa, si solleva stanca. 

— ....io sono una povera foglia trasci- 
nata dal turbine.... 



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— 38 - 

Noemi prosegue, parlando a 
se stessa. 

— Ora per ora, il silenzio ha temprata 
la mia volontà, ma nessuna imagine so- 
stenne la solitudine del mio essere: non 
ho mai considerata me stessa fuori di 

me.... 

e La Lupa. 

— Ho date le misere membra ad Astarte, 
me stessa alla mia creatura, ma nulla, mai 
nulla all'anima mia.... 

Fannio, inquieto, si avvicina 
ad Anxur. 

— Sancte, io ti scongiuro, lasciami par- 
tire con la pia carovana.... 

Anxur, imperiosamente, 

— Io qui regno, dispongo io qui delle 
cose e degli uomini.... La Dea rimarrà 
dove la condusse il destino, e le offerte 
destinate ad Iside saranno distribuite fra 
i miei seguaci. 

Gl'infermi. 

— Non depredare le offerte, noi vo- 
gliamo propiziare Iside.... Noi non vo- 
2[liamo morire. 

— La vostra vita non è necessaria. 

Fannio, interviene. 

— Sancte, tu divino, non puoi disto- 



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-39- 

gliere quello che i devoti offrono ad un 
santuario. La Dea andò spontanea ad Alba, 
il popolo fucense la mandò ad Iside, spon- 
taneo.... 

— Cosa può insegnare Iside a coloro 
che non seppero apprezzare il dono so- 
vrannaturale? Guarda le facce dei pre- 
doni, delle lupe, dei soldati semiti com- 
mossi dalla rivelazione.... Perfino l'orrido 
della foresta e la licenza dell'oreria sem- 
brano aver assunta una nuova espres- 
sione, perchè ogni nuova divinità, come 
fosse un nuovo sole, illumina le cose e 
le vicende diversamente. 

— Sancte, Sancte, ma interroga adesso 
tu la veggente Ermetica.... e tu. Sacerdo- 
tessa pia che leggi nei misteri di Ermete 
Trismegistos, illumina Anxur, perchè non 
commetta l'inaudita violenza contro gli 
uomini e contro gli Dei Consenti! 

Driade, smyendo fanatica. 

— Ogni vaticinio è vano, per coloro 
che non possono intenderlo! 

Solennemente ad Anxur. 

— Logorata, come sono, dalla pas- 
sione, io vedo, senza speranza, soprav- 
vivere in te Anxur, unesistenza insensi- 
bile alla maturità dello spirito. Ma la tua 
ostinata adolescenza m'infonde un'indici- 



— 40 — 

bile pietà, e ti scongiuro per l'ultima volta: 
— Fanciullo divino, non ti macchiare d'un 
delitto esacrabile; gli ex-voto sono sacri 
alla fierezza degli Dei, appunto per l'u- 
miltà degli offerenti. 

/ Predoni, cfìi Schiavi,! e Lu- 
ffe, i Banditi, i Gladiatori, im- 
pugnando le armi, insurgono, 

— No, no.... 

— Vogliamo i denari d'Iside..., 

— I gioielli della Marsica selvaggia.... 

— Le spoglie degli Dei.... 

— Il vino del santuario.... 

Tutti i fuorusciti stendendo 
la destra ad Anxur. 

— Sancte, noi non adoriamo altro Dio, 
airinfuori di te! 

Un Lenone, facendosi largo 

fino ad Anxur. 

— ....noi vorremmo sapere quale tesoro 
sia celato nel cofano misterioso. Né tu, 
Domine nostro, né voi, fratelli, potrete 
credere ingenuamente che, come questo 
servo di Dio ci vuol dare ad intendere, 
vi riposino intorpiditi serpenti.... 

Fannie, sorpreso, 

— Vi giuro.... vi giuro.... 

— Non protestare. Quella è l'isola di 
Circe celebre per gl'incanti e l'erba moli. 



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— 41 — 

Chi sa quali aromi preziosi, quali droghe 
miracolose stanno nascoste là dentro: 
forse quel balsamo, che, cosparso intorno 
all'orbita, rivela agli sguardi i tesori sot- 
terranei, forse l'elisirvite.... Sancte; chi 
ci dice, che, tu stesso non possa com- 
piere il miracolo, e qui, nel tempio di 
Feronia, ridare la vita alla Dea Ignota? 

I Predoni, interrogano Fannio 
m inacciosamente. 

— ....confessa,... 

— ....confessa. 

— In vita mia.... non ho mentito mai! 

— Faccia di bronzo.... 

Il L,Gnor\ef riprende a perorare. 

— Nulla accade che non sia predesti- 
nato; il Pantheon ellenico é morto, la 
dinastia divina si rinnova, Driade, la 
prefica, ebbe sterile il seno, tu lupiter 
luvenis sei senza prole.... 

Driade, come una Erinni si 
lezfa tragica, ed alzate 
le braccia. 

— Bestemmiatore! 

I Predoni, esaltati. 

— ....accendete le tede.... 

— ....siano le rogazioni l'offerta nu- 
ziale.... 

y 



— 42 — 

— ....si rinnovino i riti.... 

— a Talassio, a Talassio. 

Anxiir, stendendo l'arco con 
^esto dominatore» 

— Fate silenzio, sono io che devo di- 
sporre dei doni inviatici dalla Dea Occa- 
sione per arricchire la nostra esistenza; 
lasciate che io finalmente divida equa- 
mente le spoglie. Portate le olTerte delle 
cinque città della Marsica. 

Gli asinai presentano le urne che conten- 
gono i gioielli, c/li ori delle donne di A Iha, 
Corfinium, Aternum, Interanma^ Piscina, ed 
i sacchetti, gonfi di monete erogate dagli 
uomini. 

I malandrini, intanto, frugano nelle sac- 
cocce degl'infermi e rubano agli storpi gli 
ex -voto di metallo fìrezioso. 1 malati non 
osano fyiit protestare e mandano fievoli la- 
menti. 

Anxur, comanda. 

— Alle donne dell' Urbe e delle Selve 
siano dati i gioielli.... 

Le Lupe e le baccanti fanno ressa, ed 
aperti gli scrigni, cs traggono i pettorali, le 
collane^ i perniagli, che esposti sui torsi 
come loriche, sulle sfyalle come stole, sulle 
teste quali corone, le trasformano ad ima- 
gine di sacerdotesse leggendarie, o di mae- 
stose regine asiatiche. 



I 



-43- 

Alcuni Predoni, stasiati, esclamano. 

— Oh , bellissime famule del divino 
corteo.... 

— ....trasformate in tante imperatrici.... 

— ....ringiovanite dallo scintillìo dei 
gioielli barbarici.... 

ed il Lenone. 

— Miracolo di Venere Pandemia. 

Anxur, com e giudice, ordina. 

— 1 denari, coniati con leffige di Ce- 
sare, raccolti nei sacchi, siano divisi fra 
gli uomini. 

Avidi, i predoni sciolgono i legacci, ro- 
vesciano il fondo delle saccocce, versano 
le monete d'oro, d'argento, di bronzo come 
un rivo di metallo sonante, e, con le mani 
maculate di sangue, lo raccolgono. Con gli 
occhi scrutano l'effìgie degli imfyeratori d'O- 
riente e d'Occidente che ne determina il 
valore ; se ne contendono il fwssesso. 

Anxur. 

— Sia la divisione imparziale fra voi. 

Per qualche minuto s'intende il tintinnìo 
delle monete ed il vocio dei litigi sollevati 
dalla ripartizione. 

Infine Anxur, rivolgendosi ai j erodali 
traci, comanda, 

— Portatemi il reliquario misterioso. 

Si fa un silenzio solenne. 



— 44 -" 

Fannio, precedendo i traci 
che portano lo scrigno, 

— Anxur; se fossi un malvagio, non 
pronuncerei un altro avvertimento, e la- 
scerei compiersi il destino; anzi, impor- 
rei ai jeroduli d'avventare i serpi vele- 
nosi contro i tuoi seguaci. Ho parlato 
oltre il mio dovere di sacerdote, fa quello 
che vuoi, ma rammentati come per ben 
tre volte ti abbia rivelato il pericolo. 

Anxur, rivolgendosi ai Pre- 
doni. 

— Uomini, cosa pensate voi delle af- 
fermazioni del sacerdote di Alba? 

Un Predone. 

— Sancte, non lo credere, eorli t'in- 
ganna; difende con troppa pertinacia il 
suo scrigno, non lascoltare. 

Fannio, desolato. 

— Uomini senza fede.... 

— Ma taci, commediante, ci supponi 
così ingenui da credere ai tuoi raggiri? 

Il Lenone, rivolgendosi ad 
Anxur, 

— Domine nostro, non ce dubbio, qui 
si nasconde il dono dei doni.... 

Fannio, disperato, 

— Velenosissimi serpi vi dico. 



I '"■ 



^45- 

— ....il sacerdote ha ceduto tutto, le 
offerte, la Dea Ignota.... 

— Ceduta io la Madre Divina? mai, 
mai.... 

— ....ha ceduto tutto ripeto, Toro mu- 
liebre, il tesoro maschile, gli ex-voto dei 
malati, le rognzioni, la Dea Ignota, e solo 
questo reliquario misterioso non vuol ce- 
dere. 

— Ma io ve lo cedo.... 

Anxur, a Fannio. 

— Allora, aprilo. 

Fannio, spaventato. 

— Io? No.... 

Il Lenone, irridendolo. 

— Hai paura di vederti sconfessato? 

Fannio, prendendo per la 
mano il Lenone, 

— Ma aprilo tu.... 

— Sono io un sacerdote? 

Anxur, al Gladiatore, 

— Uomo del gladio, tu, che ferita l'otre 
hai sparso il vino del Lucratile, squarcia 
con un fendente l'urna di Pandora. 

— Per quale ragione, Sancte, dovrei 
lottare con un ignoto nemico? Dammi 
un tigre od un leone, dammi, se credi, 



-46 - 

un vero pitone, ed io, come Ercole, lo 
strangolerò ; perchè dovrei , simile ad 
Orione, affrontare l'insidia dei rettili? 
Sono io, come te, Dio, invulnerabile? 

— Datemi una spada, laprirò io. 

Viene offerta ad Anxur una spada nu- 
tnìdita ed eiflì la solfeita, mena un fendente. 
il sarcofaifo si apre, e dalle pareti squar- 
ciate scivola a terra un voluminoso Invo- 
lucro di lana, gonfio, affagottato. 

Anxur, Interroga l j erodali 
traci. 

— Questo sacco, cosa contiene ? 

Fannio, disperato. 

— Ma non lo vedi? I serpi.... 

Anxur, al j erodali. 

— Aprite Finvolucro. 

SI fa un ansioso silenzio; l presenti, ben- 
ché curiosi, arretrano, l j erodali si piegano, 
stendono a terra II tappeto di lana, ed af- 
ferrandone l quattro lembi, lo sollevano. 

1 Predoni, le Baccanti, l Fauni, le Lupe 
si ritraggono pallidi, come se allesserò visto 
la testa di Medusa, e la paura Impedisce 
loro di gridare. Solo gì Infermi, Immobili, 
abbandonati da tutti, con voci fievoli sup- 
plicano. 

— Aiuto, aiuto.... 

Nel concavo della coperta Fenorme nodo 
del rettili si sviluppa lentamente, rilucendo 



i 



— 47 — 

maculato di grigio, di verde, di nero, dì 
color perso. Alcune teste triangolari si riz- 
zano minacciose, e le lingue biforcute saet- 
tano Varia. Qualche aspide spicca II salto, 
ed allora l traci abbandonano l lembi della 
coperta. Il xnluj^po del rettili cade a terra 
con un colpo sordo. 

Una volta al suolo, l serpi guizzano e 
scivolano, svincolandosi come una minac- 
ciosa raggiera. 

Uomini e silvani, nella fuga, si rovesciano 
gli unì sugli altri ; le cane f or e, gli otrarl glt- 
tano le rogazlonl ; l malati gemono e le so- 
nagliere degli aslnelll, sospinti nel tram- 
busto, tintinnano. 

ìsaele si precipita traverso l carboni ar- 
denti, solleva Noemi, e la salva sul carro. 
Il gladiatore rovescia Fannio Senni store, lo 
abbatte sul podio marmoreo, e, con la spada 
del bull, lo sgozza. 

Nel centro della macabra scena, la Dea 
Ignota, Insensibile, assopita. Illuminata dal- 
l'aureola vagante sulla faccia supina, ri- 
splende serena, come una stella nascente 
nell'oscurità della notte, fra l'opacità delle 
nebbie. 



Sul versante dei monti Ausoni, che do- 
mina la palude, avanti alleremo di Lucio 
della gente Anicia e dei suoi adepti, nella 
tomba avita della famiglia, saccheggiata 
dai Goti di Alarico. 

La nobile architettura è quasi intatta, 
e suUasse delle sostruzioni romane surge 
issata una croce, che stende le traverse, 
come quelle fatali che sostennero la re- 
denzione. Davanti alledifìcio, sono sca- 
vati nella roccia viva, ad esedra, alcuni 
gradini, e sul diametro si eleva, sui tra- 
pezzofori, un'ampia mensa marmorea. 
Sulla tangente è scolpito uno stallo con- 
solare a foggia basilicale. 

Nello spazio fra l'esedra e la tomba, 
come protetti dalla croce, si vedono gli 
attrezzi dell'umile lavoro dei seguaci di 
Lucio, tessitori di nasse e di stuoie: sulle 
erme decapitate, prossime, sono appese, 



— 49 — 

come festoni, le corde di giunco prepa- 
rate di recente. 

L'eremo è circondato da ulivi secolari 
che hanno spinte le radici scontorte fra 
le rocce e le architetture; da un'ampia 
apertura si vede il declivio della collina 
verso il piano delle paludi, e, fra i massi, 
degradare una macchia spessa di ulivi e 
di albatrelle; il ginepro ed il mirto cre- 
scono a ciufìì, fioriscono i papaveri ed i 
verbaschi. 

I monti, ad anfiteatro, sono esposti alla 
vista del mare; sull'ultima collina, a de- 
stra, si vede la città di Terracina, chiusa 
da solide mura, ed a sinistra, sul monte 
Anxur, il castrum turrito sormontato dal 
tempio augusteo. 

Lontano sul mare si addensano, foriere 
della tempesta, nubi oscurissime, ed il 
Circeo s'innalza, sormontato dalla minac- 
ciosa corona. 

Ma sull'eremo splende il sole meridiano, 
e stormi di uccelli, ai quali giornalmente 
viene offerto il miglio, garriscono. Essendo 
il giorno sacro ad Apollo ed al Dio dei 
cristiani, nessuno lavora, i diaconi ed i 
famuli preparano sulla mensa le suppel- 
lettili dell'agape sacra. 

Davanti alla mensa, giace la Dea Ignota 
salvata da Lucio, e sui gradini della ca- 



Sartorio. 



\ 



— 5o — 

vea siedono Noemi ed i figli, ai quali un 
pastore offre il latte e le frutta. 

I gregari d'Adrasteo, clie, abbandonati 
i carri, hanno tratti a salvamento i tesori 
del maestro, siedono, taciti e seri, poco 
discosti. 

Lucio Anicio, dalla figura alla e nobile, 
il mento coperto dalla barba nera, vestito 
completamente di bianco, parlamenta con 
i consoli di Terracina, alla quale città ha 
chiesto rifugio per gli scampati. 

Un Console, Ilaria. 

— ....il santo Vescovo non permetterà 
che essi entrino in Terracina, senza rice- 
vere il battesimo.... 

— Cristo non attese le conversioni per 
operare miracoli.... 

L'altro Console. 

— Noi dobbiamo ubbidire al Vescovo 
che regge la città nel nome di Dio. 

— Nel nome di Dio non possiamo ab- 
bandonare le donne ed i fanciulli nel- 
latra palude, infestata dai serpi. 

Noemi sì alza, sì avvicina 
supplice ai Consoli. 

— Non ci lasciate morire fra la gente 



— 5i — 

pagana; Iddio non ripete lo stesso mi- 
racolo. 

Lucio, sollevando il velo che 
copre la Dea, la mo- 
stra ai Consoli. 

— Questo mistero divino, scaturito dal- 
lorrore della tragedia, affratellò latini e 
semiti, sedotti dall'inesprimibile fascino. 
Che importa, o Consoli, che quest'essere 
divino non sia battezzato? Esso è stato 
battezzato nell'empireo, e, domani, tutti 
coloro che temono la solitudine trove- 
ranno nella sua imagine la vigile com- 
pagna dellanima. 

Un Console, fissando estatico 

la Dea. 

— Una santa; ed è viva? 

— Vive di Dio. Apparve là dove infie- 
riva la lotta delle insane passioni; i pa- 
gani se ne disputarono il possesso, ed a 
notte, quando i serpenti d'Iside invasero 
il campo di Anxur, la sua figura splen- 
deva siderea. I pastori mi raccontarono 
i misfatti che accadevano nel bosco di 
Feronia, scesi con i diaconi nel luogo 
maledetto: sul terreno dell'orgia, fra i 
corpi aggrovigliati da serpi, fra i mostri 
agonizzanti, salvammo questa espressione 
di Dio, che pare una speranza, contenuta 



— 52 — 

neir invocazione d'una preghiera. Dite a 
Virgilio, vescovo, che accenda un altro 
cero sull'altare di Dio, e venga fra noi, 
per aiutarci ad intendere. 

L'altro Console, fissando la Dea. 

— Avvezzi a lavorare la terra, dura- 
mente provati, noi siamo uomini rozzi; 
ma, per la parola di Cristo che ha disso- 
date le anime nostre, siamo come le zolle 
rovesciate e fertili. Se, nella distruzione 
degli idoli, avessimo intravvisto un volto 
simile, con le pupille vaghe, ma dirette 
all'anima, le asce ed i martelli sarebbero 
caduti dalle nostre mani. Riprodotta dal- 
l'arte, esposta vicino a quella di Cristo 
Redentore, l'imagine convertirebbe gli ul- 
timi idolatri ; nessuna statua suscita emo- 
zione piiì pronta ; essa pare la madre 
santa di Cristo. 

— Pare la madre santa di Dio! Con- 
sole, le verità sono quasi sempre enun- 
ciate dalle anime semplici.... 

Mentre Lucio e i Consoli parlano, dai 
ccspijc/li dì mirto e di ginepro s'affacciano 
i pastori, i mandriani e le donne. Le ma- 
drij sostenendo i figliuoli e le giovinette, 
attratte, s'avvicinano alla Dea Ignota^ la 
contemplano, depongono ai suoi piedi of- 
ferte di fiori e di frutta» 

Sull'alto delle rocce, verso monte Anxur, 



) 



A 



— 53 — 

appare Viridio di Lamo, oratore eletto del 
municipium di Terracina. Ha il capo co- 
perto da un elmetto doro dell'epoca aufju- 
stea, porta la faretra a tracolla, l'arco nelle 
mani, sostiene sulle spalle un capriolo uc- 
ciso. S'avanza fino a Lucio. 

— Santo Eremita, non mi respingere 
dall'agape sacra, se mi presento con una 
colpa sulla coscienza ; 

Depone a terra il capriolo. 

il fervore della caccia m'ha vinto; l'ho 
ucciso dimenticando il giorno di Dio, ma 
violata l'arce romana, l'ho trovata deserta. 

Noemi, avanzandosi ansiosa. 

— ....Adrasteo, dov'è? 

Viridio, indicando il castrum 
del tempio, 

— Il tuo sposo è là, e m'attende per 
abbattere il tempio di Anxur. 

Stende a Lucio le mani lor- 
de di sangue innocente. 

— Voglio purificare le mani, voglio 
avere la santa eucaristia, prima d'avven- 
turarmi nell'antro delle sorti, affrontare 
l'ignoto, e rubare la fiamma stellare, le- 
gata per incanto all'ostinata giovinezza di 
Anxur. Rapita l'inestinguibile fiamma, la 
sembianza adolescente del demone si de- 
formerebbe, come quella d'una statua di 



-54- 

cera esposta al sole: i cani, le stesse be- 
stie di Circe, s'avventerebbero su lui, 
vecchio in un'ora pei secoli vìssuti nel- 
r infamia. L'aerolite, cadendo, forata la 
rupe, rimase nella nostra terra a gloria 
imperitura della stirpe e deve ardere sul- 
laltare di Cristo: tempreremo le spade 
a quella fiamma, come Anxur vi arroventa 
le saette infernali.... 

Lucio, accarezza la testa del 
capriolo morto. 

— Vuoi purificare le mani che ferirono 
nella douìenìca ? Avvicinarti alla mensa 
di Dio col cuore sollevato? Distruirc:! 
l'arco e la faretra, prometti di non ucci- 
dere più. 

\\v'\iì\o, coniin gesto energico . 

— Santo Eremita, no! Una sola volta mi 
sono misurato con Anxur, la mia freccia 
sfiorò il collo invulnerato: la sua m'entrò 
qui, nel costato. 11 Vescovo cosparse la 
ferita d'olio consacrato, e vedi? 

Virilio a/>re la tunica e mo- 
stra il torace 

essa è rimarginata. Ma, tu sai, Lucio; ho 
fatto voto d'uccidere il demone, ed il mio 
giuramento non può dispiacere a Dio. 

— L'orgoglio di soppiantare il volere 
di Dio è vano. 



i 



— 55 — 

— No, non è vano. Il ricordo di Driade, 
rapita dalla casa paterna, è troppo dolo- 
roso perchè io possa dimenticarlo, e Dio 
sosterrà la mano vendicatrice. I boschi, 
le foreste, i campi sono infestati dalle 
belve, guidate da Anxur, e le nostre 
donne, \ figli, udendo gli urli spaventosi, 
tremano, piangono, non s'avventurano ol- 
tre un tiro di balestra dall'abitato. Questo 
non può durare. Oggi abbiamo trovata 
l'arce deserta, oggi distruggeremo il tem- 
pio sul monte; ma domani, domani dob- 
biamo uccidere la bestia immonda ! 

Un Console. 

— Iddio t'ascolti, e ci liberi dall' in- 
cubo.... 

I Pastori. 

— Saranno salvaguardate le case.... 

— Protette le greggi.... 

— ....protetti gli armenti. 

Noemi, interroga. 

— Noi potreuìo salvarci.... 

— Ma siete già salvi. Dall'alto della 
torre abbiamo visto il lago di Fondi, la 
strada d'Uri, Spelunca, Formia, Gaeta e 
tutta la costa libera pei navigatori. 

/ montanari che vengono per l'agape sa- 
cra, si fanno sempre piit numerosi, circon- 
dano Viridio e domandano. 






— 56 — 

— Ma tu, come sei penetrato nell'arce? 

— Inseguivamo il capriolo; ad un certo 
punto la bestia sostò, ci guardò pavida; 
era arrivata al recinto fatale del castrum. 
Fu miracolo? Un'improvvisa ruina? Un 
tratto delle mura era caduto, come se una 
catapulta invisibile l'avesse abbattuto; vi 
saltò il capriolo, ma s'impigliò nella siepe 
spinosa dell'interno, e Io raggiunsi con 
la mia saetta. 

Brcva pausa. 

Il castrum era disabitato, vi regnava 
il silenzio dei luoghi lungamente abban- 
donati : sulla torre roteavano i piccioni 
selvaggi, le aquile marine, le piche. Ab- 
battemmo il roveto, ci avvicinammo, so- 
spingemmo la porta di ferro; nell'interno 
oltre cento soldati romani giacevano morti 
da secoli, e nelle armature imperiali ripo- 
savano gli scheletri. 1 teschi erano ancora 
ricoperti degli elmetti e dei galeri.... 

Vi r il ho si toiflic dalla testa 
il casco dorato e lo addita ai 
consoli. 

Ecco l'impresa di quei soldati di Cesare 
Augusto, che conquistarono l'impero del 
mondo. Qui erano infisse le penne d'a- 
quila che sfidarono le nevi della Germa- 
nia, le nebbie della Britannia, le sab- 
bie dei deserti dell'Affrica e dell'Asia; 



I 



- 57 - 

noi vi fisseremo le penne dei falchi del- 
l'Appennino e renderemo i nostri monti 
inaccessibili. 

Viridio si copre nuovamente 
col casco. 

Altre armature sono là, là, sugli spalti, 
sono le buccine guerresche di Roma espo- 
ste ai venti marini; esse incutevano il 
terrore sulle paludi, ma, ora, vi soffie- 
remo coi nostri polmoni, ed il clangore 
avvertirà i barbari che nelle mura co- 
munali vigiliamo noi, che fummo il cuore 
di Roma. 

Mentre Viridio parla, sono sopracfgiunti 
altri abitatori delle Lestre, che si affollano 
intorno all'oratore, e si sente avvicinare il 
suono dei pifferi e della cornamusa. Sono 
i fornai che portano il pane eucaristico, 
cotto in un forno acceso con i tizzoni del 
focolare domestico. 1 chierici, vestiti con le 
tuniche bianche, coronati di mirto, si avan- 
zano portando sur una corta barella i pani 
ancor caldi, ricoperti di candidi lini : i mu- 
sicanti, calzati con i sandali, le gambe 
coperte da pelli caprine, il torso e le braccia 
rivestite da pelli di pecora, seguono con 
passo cadenzato ; ed tina giovinetta vestita 
di rosso, con le braccia e le spalle coperte 
da una stola rossa, porta una lagunella 
piena del vino consacrato al rito, 

A destra, a sinistra, i camilli agitando 
al vento la pez zuola di lino, scacciano, dalle 
cose sacre, le vespe, le api, gli insetti. 

I Famuli cantano, 



— 58 — 

— Sia sempre benedetto, ogni momento, 
pane del cielo vivo, il sacramento. Sia 
sempre benedetto, sempre. 

Intanto V iridio, esaltato, con voce com- 
mossa, pr OS ce/ ne : 

— Qui regnarono Lamo ed Antifate; i 
Lestre-.oni distruggevano coi sassi le navi 
nemiche, e se Odisseo non fosse sfuggito, 
se il figlio di Circe non avesse fondato nel 
Lazio vetusto il porto rivale, eravamo noi, 
Ausoni, destinati all'impero del mondo. 
Roma è caduta, Anxur, adorato quale lu- 
piter luvenis, agonizza, e, sollevati gli spi- 
riti nel Dio redentore, ributteremo noi i 
Vandali, li spingeremo noi a morire af- 
fogati nella micidiale palude, che la con- 
quista romana lasciò dilagare, nefasta e 
putrida. 

Un /remito cnjc le teste, ed i Pastori, 
i Montanari, i Consoli, a mani levate, giti- 
rano, 

— Viridio, conta su noi ! 

— Omero descrisse gli avi nostri, oi- 
ganti autoctoni, terrore vivo ai naviganti 
antichi; anime rivelate a noi stessi, re- 
pubblica di Dio nel Lazio Novo, difende- 
remo i monti, inespugnabili, per il nome 
di Cristo imperatore. 

// po/wlo consente. 

— Sì, nel nome di Cristo, così sia! 



— 59 — 
e Viridio. 

— Sia nel nome di Cristo e sul Van- 
gelo ! 

Mentre gli uomini, accesi dalla promessa, 
si esaltano, le donne rifugiatesi, per istinto, 
attorno alla imacjine della Dea, si prostrano 
e lez>ate le mani implorano, 

— Maria, madre di Dio, prega per noi. 



— Maria, madre di Dio, prega per noi. 

/ suonatori , gonfiata nuovamente l'otre 
della cornamusa, sedutisi sulla roccia, into- 
nano la pastorale avita, che i Volsci ripete- 
vano fin dai temfyi favolosi, quando i Fenici 
portarono, insieme con i gioielli, la passione 
della musica sacra, 1 Diaconi ed i seguaci 
di Lucio fyreparano Vallare fyer la comme- 
morazione {Iella cena, e, spiegato il mantile, 
espongono il bucchero per il vino della eu- 
caristia. 

1 portatori delle ostie consegnano i f?ani, 
Vanf oraria, la lagunella, ed incomincia, con 
una mimica lenta, solenne, la celebrazione 
del rito. 

Lucio, indossata la stola, ritto sul margine 
della mensa apre le braccia agli astanti, 

— Dominus vobiscum. 

/ Diaconi cominciano la distribuzione dei 
/)ani, ed i fjr esenti, disposti a forma di cer- 
chio, comfyletano la circonferenza della ese- 
dra. Nel centro, davanti all'altare, davanti 
al simbolo della croce, stesa come una pro- 
tomartire, la Dea Ignota assiste. 



— 6o — 

Lucio, spezzando il pane. 

— Accolga Iddio il più puro frumento 
della terra innalzato alle stelle. 

/ passeri, le allodole, roteando sull'ara, 
garriscono e cantano, 

Lucio, levando il bucchero 
riempito di vino, 

— Accolga Iddio il vino maturato dal 
sole, simbolo del sangue umano. 

Nella pausa la pastorale 
risuona sentimentale, 

— Trasmuta, Cristo Salvatore, il vino 
consacrato, nel sangue tuo prezioso, ver- 
sato sul Golgota per noi.... 

A queste parole, la Dea lentamente si 
leva, si avvicina alla mensa, piec/a un gi- 
nocchio, poggia le mani sull'orlo dell'altare, 
vi reclina la testa. 

Lucio la contempla estatico, ed annuncia 
con voce commossa, 

— In alto i cuori, fratelli, noi siamo 
visitati da Dio! 

/ Pastori, i Montanari, le 
Donne prostrandosi, 

— Miracolo.... Miracolo.... 

Ma allora risuona il /ìschio selvaggio di 
Anxur; clamando, gli rispondono tutti i 
predoni del seguito, che surgono dai ce- 
spugli, dietro ai quali si sono avanzati in 
agguato. 

Una fitta siepe umana, levata in armi, 



— 61 — 

circonda il rifugio dell'eremita ed in pros- 
simità della croce Anxur si mostra con 
posa imperatoria dall'alto. 

— Lucio, eremita di Christois, non te- 
mere della tua, ne della vita degli accoliti 
tuoi : io voglio la Dea Ignota e voglio 
ricondurla sulla via del santuario d'Iside. 

Un silenzio inquietante paralizza la vita 
delle cose ; il canto degli uccelli cessa, cessa 
lo stormire delle foglie, le parole di Lucio 
e di Anxur suonano senz'eco nell'aria, 

— Genuflessa avanti alla mensa del fi- 
glio di Dio, essa appartiene alTAltissimo, 
non è cosa mia. 

— Appartiene ad Iside. Io, stolto, la di- 
strassi dal cammino del Circeo, ed Iside 
vendicativa infestò la palude di aspidi; 
voglio restituire le offerte e placare la 
Dea della Notte. 

— I lemuri non furono divinità, mai ! 

— ....Laggiù, sul limitare del bosco di 
Feronia, hai viste agonizzare le vittime 
attossicate dai rettili? Erano schiavi, ma 
se io consento all'adempimento dei voti, 
tu Eremita, mortale, tu, devi! 

Improvvisamente il turbine investe l'ere- 
mo, solleva la polvere, torce gli alberi, frusta 
le rama e ne strappa le foglie. Il vento dif- 
fuso a spirale urla e si spinge lontano, 
mentre sull'eremo, oppresso dalle nubi inac- 
cessibili, torna il silenzio : un silenzio così 
profondo, che paralizza gli uomini e le cose. 



— 62 — 

Lucio, accennando alla Dea che serena- 
mente guarda Anxur, 

— Se puoi, prendila. 

Ali X 111* rìvoìijendost ai Pre- 
doni, 

— Su via, prendetela. 

La luce abbacinante e brutale d'una fol- 
gore senza rombo traversa le tenebre. 

I Predoni, atterriti, non muovono membra, 
e Lucio irridemlo Anxur, 

— ....hai paura tu, Dio, dei fulmini di 
Dio? 

— Non motteggiare: in te, Lucio, pulsa 
il sangue illustre della stirpe romana, 
nelle mie vene quello sgorgato dal sasso 
vivo come l'acqua sacra.... Patrizio, non 
lottare con la divinità. 

Fra le nuz'ole la bufera, 
sorda, brontola, 

— Non farneticare: che cerchi tu presso 
laltare di Cristo? Ieri quest'essere santo 
venne, come morto, trascinato fra le tur- 
pitudini della tregenda; oggi, davanti al- 
l'altare, si vivifica. Chi sei tu? che vuoi? 
Vattene. 

Ansante fra la densità delle nubi la bu- 
fera trema, ed i baleni, lividi, s'affannano 
ininterrotti, 

— Cristiano, guardati ! Tu vivi nel mio 
territorio, e posso abbattere il tuo misero 
altare, distruggere il tuo asilo. 



I 



— 63 — 

— Tu non puoi nulla. 

A nxur aggiusta lentamente una saetta ai- 
Varco e Valy^ninta su Lucio. 

— Eremita.... 

Lucio serenamente indica il 
cielo sconvolto, 

— Non me mortale, ma tu, divino, sfida 
il rivale degno di te, TAUissimo. 

— Dove l'Altissimo? Dove? 

— Abita la bufera, abita la possanza 
dei cieli sconvolti, e di là ti respinge dal- 
l'altare consacrato per la presenza della 
Madre dell'Uomo! 

Anxur solleva Varco contro il nembo, e 
mentre sfida le folgori, un sordo muggito 
traversa lo spessore delle nubi, 

— ....Straniero che invadi l'Olimpo.... 
tu incompatibile col concilio romano.... 
tu, che, rovesciato l'altare della Vittoria, 
hai spenta l'ara di Vesta.... se esisti, ri- 
cevi nel cuore lo strale che Anxur saetta, 
e sia fra noi la morte! 

La freccia vola. 

A te la scocco, miserabile Dio! 

Immafitinente risponde un tuono spaven- 
tevole e Veco ne ripete terrificante il rim- 
bombo. Storditi, muti, gli astanti assistono 
palpitando al duello divino. 

Ad un tratto piove dal cielo il dardo di 
Anxur insajiguinato fino alla estremità delle 
penne, ed una grande macchia rossa sì 
sparge intorno al suolo dove si conficca. 



"S 



-64- 

Un Diacono, un Pastore, Vìridìo si avvi- 
cinano allo strale. 

— La freccia cola sangue! 

— Cola sangue di Dio. 

— Ha ferito un arcangelo.... 

— Ha ferito Dio stesso! 

Come mossa da un sentimento irrefrena- 
bile, la folla dei Pastori, ilei Diaconi, dei 
Montanari, ilei Grei/ari semiti e dei/li stessi 
Predoni si precipita su An.vur, compatta e 
lo immohilizza. 

— CrucifÌG:<i[etelo ! 

Anxur viene sospinto contro il simbolo 
della croce e con le corde di giunco legato 
al tronco. 

Viridio, raccolto allora l'arco del nume, si 
avvicina per estrarre la freccia insangui- 
nata ed invoca, 

— Sia fulminata la mano mia impura, 
se, toccando il sangue dei cieli, commette 
sacrilegio, ma giustizia va fatta! 

A nxur, vedendolo, si contorce 
dalla croce. 

— Ed oseresti, tu ? 

— Sangue sgorgato dal regno di Dio, 
punisci Tofiesa ; proteggi le madri ; ri- 
scatta le case del popolo tuo, e libera i 
figli ! 

Viridio sfila lo strale che sgocciola san- 
gue, l'aggiusta alla cocca, prende di mira 
il crocifisso. 



— 65 — 
RinnejQ:ato : oseresti tu uccidere An- 



xur ? 

Viridio vibra il colpo, la freccia si con- 
ficca nel collo di Anxur e lo traversa. 

Gli occhi del Nume si fanno più grandi, 
il sangue sgorga vermiglio dalla ferita, ed 
Anxur rugge, 

— Rovente pel sangue nemico, la frec- 
cia che mi uccide è avvelenata. 

Si Jyrotende verso la folla 
stordita, 

— L'anima rivive in voi selvaggia! 

La bufera^ con un lungo ed ultimo ululato, 
scuote la foresta del litorale ed il coro sil- 
vestre, invisibile, grida nel vento, 

— Anxur, il dio Anxur è morto! 

La voce di Driade dal bo- 
sco di Feronia, 

— Anxur.... Anxur.... 

// turbine dilegua. 

Allora, fra lo stufiefaccnte silenzio, quasi 
vivificata dai raggi del sole riapparsi piìi 
limjyidi, la Madre di Dio si lei'a, giunge 
le mani, ed apostrofa il Nume agonizzante. 

— Tu contamini il figlio mio! 

Viridio esaltato, 

— No, Santissima Madre, no, egli non 
può contaminare Cristo! Un imperatore 
sarà salvato, un poeta redento, ma Anxur 
emanazione di Satana neirempireo, sulla 
terra, anche fisso sul simbolo della croce, 

Sartori^. 5 



— 66 — 

sarà r effigie umana della dannazione 
sempre ! 

Anxur divenuto marmoreo, 

— Eterna gioventù della stirpe, io, An- 
xur, sarò vivo nei figli del popolo.... 

— - Dove regna Cristo non c'è posto 
per te. 

— ....sarò nei tuoi figli ancor vivo. La 
larva di Christois è pallida come quella di 
Thanatos.... Viridio: io sono vivo in te! 

. Anxur si rivolge alla Ma- 
donna, 

— Il mito della vita è mio ed è con- 
fidato alle madri. Il fato ti addusse be- 
nigna, proteggi le madri. 

Dojjo un breve silenzio, An- 
xur continua, 

---Proteggi la veggente logorata dal 
vaticinio e che nelle stelle immortali lesse 
l'avvenimento, Driade di Lamo.... 

Viridio, assalito dall'ira. 

-— Ancora.... ancora erra sulla tua bocca 
agonizzante il nome della vittima! Iddio 
confisse nella gola malvagia uno strale; 
possa io, Viridio, il fratello di Driade, 
piantarne uno vendicativo nel petto. 

Estrae dalla faretra una saetta e la vor- 
rebbe scagliare come un giavellotto contro 



-67- 

// Nume morente, ma Noemi, afferrata con 
un moto repentino la mano armata di Vi- 
ridio, s'inginocchia, l'abbassa, 

— Iddio lo punì nella gola bestemmia- 
trice, non calpestare le orme del Dio 
d'Israele! 

poi rivolgendosi a Maria, 

....E tu, madre dell'Uomo, tu che assi- 
sti muta alla esasperazione delle anime, 
ma parlaci alfine ! Noi siamo spossati 
dalla tragedia che commuove il cielo e 
la terra; il turbine è passato, ma l'acqua 
mediatrice non è caduta. La terra è secca, 
l'aria rarefatta, e dove il sangue di Dio 
ha irrorate le zolle, allucinati, arsi, non 
respiriamo piti. 

Maria accarezza la fronte 
di Noemi, 

— Custode d'un tacito ignoto, tu mi 
vedi Noemi ad imagine tua.... 

— L'incomprensibile trascina nel vuoto 
le anime naufraghe, il cuore s'arresta, ir- 
resoluta la mente vacilla, e noi non sap- 
piamo vivere più. Hai dormito secoli nel- 
l'anima nostra, ed ora che nessuno so- 
stiene le misere membra, rivelata allo 
spirito esortaci! 

— Nella mia rivedrai l'anima tua.... 

— Sì, sì, ma confortata. Nella profon- 
dità delle tue pupille, noi, madri in an- 



- 68 - 

. gustia, possiamo immedesimarci con la 
Madre di Dio, noi abbiamo letta sul tuo 
volto Tespressione consolante delle cose 
del cielo; aiutaci! 

Le madri, che nelle parole 
di Noemi si ascoltano rivelate, 
innalzano i fi^li, 

— Maria, Vergine e Madre, benedici. 

Maria, aprendo le braccia 
consolatrici, 

— Io son, sorelle, la vostra volontà 
fatta sensibile.... 

Indica il suo volto, 

....qui, la traccia dell' ineffabile sorriso 
materno è vostra. 

Maria, commossa, si comprime il petto, 
vacilla, e Lucio la sostiene, Padania sullo 
scanno consolare. 

Dietro al trono si eleva la croce del Gol- 
gota, dalla quale, contaminazione pac/ana, 
pende il Dio della giovinezza, nobilitato 
dalla immobilità della morte. 

La folla, esaltata, prorompe, 

— Salve, salve Regina! 

Improvvisamente le donne cominciano ad 
offrire i doni, si tolgono gli orecchini, le 
agra fi d'oro, le collane di coralli, gli amuleti 
e li depongono sulValtare. Seguendone Te- 
sempio, gli uomini offrono le monete, gli ori 
predati, le gemme preziose; gìttano ai piedi 
delValtare le spade insanguinate e le armi 
insidiose. 



-69- 

Davanti alla Vergine s* innalza Vara della 
fyurificazione , e Lucio, levandosi ispirato, 
esclama : 

— Non Toro, largento e le cose pre- 
ziose, non solo le spade ed i pugnali, ma 
l'odio dovete deporre, deporre Tira e le 
tristi passioni, offrir l'anima aperta, se pure 
anime ofifese da ferite innumeri. 

Viridio s/jezza l'arco di A nxur, si prostra e 
lo depone insieme con la faretra sulla mensa 
marmorea. Poi si alza e s'avvia seguito dai 
Consoli. 

Intanto la campana della Basilica di Ter- 
racina incomincia a suonare solennemente, 

Noemi prorompe. 

— L'anima.... l'anima! Che una volta 
alfine io possa confessare senza vergogna 
l'ansia, il tormento d'una povera madre, 
viva nelle paure come una pavida cerva. 
Lasciami riposare. Maria, nel tuo divino 
dolore, e sarò riposata per tutta la vita; 
nessuno conosce a qual prezzo paghiamo 
il gaudio della maternità. 

Maria stringe amorosamente 
nelle mani il capo di 
Noemi. 

— Tu parli per tutte le madri.... 

Noemi implora. 

— Non una vita più bella, ma una vita 
più gii^sta, non la tua santità ma la spe- 



- 70 - 

ranza, perchè troppe cose atroci ho ve- 
dute, tregende, uccisioni, delitti abomi- 
nevoli, e solo Tamore dei figli sostenne 
1 anima in procinto d'infrangersi. 

— Dammi, Noemi, i tuoi figli, senti- 
ranno il mio affetto per loro simile al tuo. 

Noemi sospiri cj e lido ed A ric- 
reo nelle sue braccia, e Maria, 
tenendoli, confida. 

Gli occhi spaventati da tanti pericoli 
stanno aperti nei miei, che videro tanto 
dolore: io non posso infondervi, figli, la 
serena fiducia che l'animo generoso di 
Noemi v'inspira; ma se le pupille che 
contemplarono gli occhi magnanimi del 
Redentore, ritennero un raggio del divino 
fulgore, accendano nell'animo vostro il 
desiderio delle cose piìi belle. 

lido efitta le braccia intorno 
al collo della Madonna y Ane- 
reo le bacia la fronte, 

— Il cuore mi si divide. Maria, per 
l'improvvisa felicità, il desiderio di sva- 
nire in te mi toglie il respiro, ora che lo 
spirito confida allo spirito. 

— Traverso le prove più aspre, tra- 
verso lo stesso Calvario arriva la felicità 
suprema. 

— E vero, è vero, io voglio diventare 
cristiana ! 



Da Terrac'na s'avanza uno stuolo nu- 
meroso di bambini, bianco vestiti, sostenenti 
le palme, ed il coro infantile sussurra, 

— lanua coeli, Mater amabilis.... 

Secfuono i Consoli rivestiti delle insegne 
del grado, e fra loro Viridio, siccome ora- 
tore della città, nella candida clamide or- 
nata dal laticlavio a foggia bizantina. 

Dietro al gruppo dei notabili vengono i 
chierici, i camilli, i turiferari, i famuli della 
basilica col baldacchino , i flabelli della 
eucaristia, la sedia gestatoria del Vescovo. 

Gl'incensieri sjmndono nubi odorose e nel- 
l'aria i passeri, le allodole roteano, garri- 
scono. 

1 bambini circondano Maria Vergine, ed 
il coro infantile cinguetta, 

— Mater purissima, sine labe.... 

La Dea, aprendo loro le 
braccia desiderose, 

— Grande il sogno d'amore, il sogno 
stesso una felicità! 

Viridio, avanzandosi, stende a Lucio la 
destra col gesto rituale degli oratori. 

— Io parlo a nome della città libera 
di Terracina. 

4 

Pausa. 

— Roma imperiale rovina, Eminentis- 
sìmo, l'ira barbarica infuria, e mentre 
l'incendio del mondo antico illumina l'e- 
picedio del Pantheon pagano, le nostre 
anime, divenute di ferro, sono trasfigurate 



da un'improvvisa promessa di redenzione. 
Noi, o Lucio, viviamo queste ore solenni, 
trascorrendole come stupiti, ed esaltati 
al contatto della divinità ; vorremmo trat- 
tenere i battiti del cuore, perchè domani, 
vissuto il miracolo, sembreremo a noi 
stessi mortificati dalla sopravveniente vita 
normale. La città di Terracina, trepidante 
pel fato, domanda che il circuito delle 
mura turrite venga santificato, e che, fra 
le armi brandite per la libertà cittadina, 
sorrida il volto pio della Vergine. Io chie- 
do, a nome della città libera, che la viva 
idealità sia concessa al popolo vivo, il 
quale, ad onore della stirpe, si prepara 
a cozzare contro gli eventi avversi per 
vincerli. 

Mentre Voratore parla, risuonano le trombe 
guerresche e la campana della basilica di 
Terracina rintocca. 

Lucio risponde solennemente, 

— L'anima repubblicana del popolo è 
degna delle nuove fortune, e non io posso 
concedere i miracoli di Dio, perchè la 
grazia è data direttamente a coloro che 
foggiano lo spirito a similitudine del ver- 
bo. Conducete, o Consoli, al vescovo Vir- 
gilio la grande Madre, e nel santissimo 
nome sia consacrata la basilica latina. 

La Madonna vicn sollevata sulla sedia 



- 73- 

gestatoria, il baldacchino ondeggia sulla 
sua testa, i flabelli la proteggono, e mentre 
i turiferari agitano i turiboli ed i camilli 
accendono le tede sacre alle feste nuziali, 
il sole occiduo, all'altezza di monte Circeo, 
circonfonde con i raggi purpurei la Madre 
di Dio levata in trionfo, illumina dalla cin- 
tola il Dio Anxtir morto; e l'ombra, proiet- 
tata sul muro ruginco della tomba romana, 
disegna una gran croce. 

La processione s'avvia lentamente verso 
Terracina, e Noemi, conducendo i figli, fram- 
mista ai devoti, la segue. 

Ma ecco s'affaccia dall'erta e si avanza 
una frotta di Predoni, seguita da altre so- 
pravvenienti. Sparsasi la voce che il Ca- 
strum è indifeso, che la via verso la Cam- 
pania felice è aperta, essi spìngono gli asi- 
nelli di Fannio Sennistore sovraccarichi di 
bottino, trasportano sulle barelle sacchi, 
vasellame prezioso, braccia di bronzo do- 
rato, imprese imperiali, idoli alessandrini ; 
e le bagasce, disfatte dall'orgia e dallo 
spavento, pallide, ancora ricoperte dai ric- 
chi paramenti della Marsica, seguono, si- 
mili a spettri di sacerdotesse milesie, Vorda 
fuggente, e l'esortano. 

1 Fuggiaschi vociano disordinatamente ; 

— Su, SU, verso i monti per poi di- 
scendere a Fondi.... 

— Muovere verso il Liri. 

— ....raggiungere Formia.... 

— Laggiù sono campi feraci.... 

— ....città pingui.... 



— 74 — 

— ....altre ville da saccheggiare.... 

— ....I porti liberi, sul mare sconfi- 
nato.... 

"~~" ....dlly su. ..a 

Allora, trascinati dal conta e/ io della fu c/a, 
anche i predoni che hanno assistito nel- 
l'eremo di Lucio ai miracoli, dimentichi, 
ine/ rossa no la corrente, che, compatta, prò- 
secfue per guadagnare Fattura di monte 
Anxur; e, traversata Fexedra, rasenta la 
tomba romana, dietro la quale s'inerpica 
la strada. 

Sulla mensa marmorea, sono ancora espo- 
ste le ultime ricchezze del popolo offerte 
alla Vergine, e, nel centro, il calice di bue- 
cheroy contenente il vino della Eucaristia. 

Qualcuno stende la mano rapace e sottrae 
le offerte, 

Lucio, a [ferrando per il brac- 
cio il ladrone, 

— Sacrilego, deponi le cose rubate. 

// ladro depone la collana 
ed il monile. 

Noemi, investita dalla folla 
chela trascina, cerca 
di divincolarsi. 

— Perchè mi percuotete? Perchè mi 
strappate le vesti? Io cerco ansiosa Tal- 
tare ove si rinnovi il miracolo. Non mi 
soffocate.... non mi ferite con le armi 
pungenti.... la città è ancora lontana, e 
sono tanto stanca.... 

s 



-75- 

lulo ed Anereo, con le braccia 

preganti, cerca- 
no di raggiun- 
gerla, 

— Madre, madre, non ci abbandonare.... 

Lucio, cercando di proteg- 
gerla dai ladroni, 

— Miserabili, che fate? Travolgete bru- 
talmente una santa. 

Un Gladiatore. 

— Vogliamo fuggire la micidial palude. 

Lucio, sostenendo Noemi, in- 
dica nella direzione 
di Fondi. 

— Mario, fuggente, s'impantanò lag- 
giù.... 

Uno Schiavo. 

— Non vogliamo morir, morsi dai 

serpi 

— Troverete Amiclea covo di vipere.... 

— ....morremo allora, alla mercè del 
fato. • 

— Sì, morrete miserabilmente.... 

// gruppo delle bagasce si ferma davanti 
al cadazfere di Anxur, levando sconciamente 
le braccia bianche, ridendo con i denti can- 
didi fra le labbra violacee, 

— Millantatore.... t'hanno crocifìsso co- 
me Christois.... 



- 76 - 

— Frecciato come Sebastiano.... 

Una dì loro prende dalla 
cesta delle ostie un pane e lo 
gitta al crocifìsso, 

— Mangia la focaccia lupercale, affa- 
mato. 

Le lupe sghignazzano. Un'altra, preso il 
bucchero, contenente il vino eucaristico, ne 
rovescia il contenuto sul cadavere, paro- 
diando il giuoco del cottabo, 

— Bevi, assetato, il vino dionisiaco. 

Lucio avvedendosi dell'atto 
inverecondo. 

— Meretrici sacrileghe! 

La bagascia gitta a terra il bucchero che 
si frantuma, e tutte fuggendo con atti da 
trivio. 

— lerofante di Christois, malanno.... 

— Malanno a te.... 

L'orda fuggiasca sosta ed erompe in grida 
dì spavento, 

— ....Il fuoco.... il fuoco.... 

— Il tempio di Anxur brucia! 

Dal monte si lezm una densa colonna di 
fumo, e dagli interstìzi, fra le tegole di 
bronzo, innumeri lingue di fiamme guizzano. 

Lucio indicandolo, 

— E la fine del paganesimo. 

Da Terracìna erompono grida di giubilo 
e l'eco ripete le invocazioni del coro lontano. 



- 77 - 

— Ave, ave stella dei naviganti.... 

L' assembramento davanti all'eremo si fa 
tumultuoso, ed i Gregari semiti, i quali, come 
statue assire, chiusi nelle oscure armature, 
avevan ripresa la loro attitudine impassi- 
bile, si levano improvvisamente, 

— Adrasteo.... ecco Adrasteo. 

Adrasteo , severamente vestito, armato 
della spada fenicia e del giavellotto, il petto 
corazzato di cuoio, appare sull'alto delle 
rupi. 

— Salvi, salvi ; il baluardo imperiale è 
caduto, nulla ci vieta il cammino verso 
Toriente ! 

Isaele raggiunge Noemi che, sfuggita a 
Lucio, ha ripresa la vìa di Terracìna, 

— Domina, ma dove vai? il maestro 
è qui.... 

Adrasteo, abbracciandola. 

— Adorata Noemi.... 

Noemi abbandonandosi sul 
suo petto, 

— Indimenticabile giorno, Adrasteo, di 
dolore e d'amore! Fino ad oggi supposi 
la gioia nellassenza del male, la felicità 
nella quiete assoluta; ora, ora comprendo: 
il cuore attinge l'atmosfera più pura, solo 
attraverso il parossismo della sofferenza. 

— Noemi.... 

lulo, Anereo sì strìngono al padre, ten- 



-78- 

clono a lui le braccia, ma Adrasteo ascolta 
Noemi inquieto. 

— Mi vidi perduta, ed invece mi son 
salvata per sempre. 

— Noemi, sì, siamo salvati per sem- 
pre. Io stesso ho appiccato fuoco al tem- 
pio del demone.... 

— Ho sofferte, per lui, ore d'inferno. 

— Ora è vinto.... Nell'attesa io vidi la 
porta del tempio brandire; sono entrato, 
e nella cella, 

Adrasteo indica il cadavere 
dì Anxur, 

nella cella vidi una effigie marmorea in 
tutto simile a questa. Il tempio era de- 
serto, e nel sacrario trovai una lampada 
accesa che tentai invano di spegnere. Era 
contenuta in una teca; lagitai, rabbattei, 
il metallo non s'infrangeva, e la fiamma 
ardeva abbagliante, senza oscillare. 

— Luce stellare, risplendi.... 

— Alzai nella cella una catasta di sar- 
menti, vi accumulai le suppellettili del 
tempio, nascosi nel centro della pira la 
fiamma torturante la vista; il fuoco arse, 
raggiunse le travature, fuse le tegole di 
bronzo. Il metallo piovve sul musaico 
del pavimento con gocce dense e roventi, 
vi penetrò come la cera liquida nellor- 
dito d'un qualche tessuto.... 



<\ 



- 79 - 

— Fiamme purificanti.... 

— if vento boreale soffiava, Tedificio . 
vacillò, precipitò dall'altro lato; non ri- 
masero che le colonne infrante, simili 
alla carcassa d'una nave naufraofata. 

Indica lontano, tra il fumo delle vampate 
finali, (fui zzar, come saette, le lingue di fuoco. 

La luce lunare illumina V eremo, ed Adra- 
steo continuando il racconto, 

— ....Ma, nel cuore del rogo, questi 
occhi mortali videro l'aerolite ardere an- 
cora, ferir fìsso lo sguardo, come sole 
sepolto entro l'igneo velo. 

Noemi, con le braccia levate, muove len- 
tamente ad una meta ideale, 

— Svegliata alla favella delle imagini, 
la parola mi esalta. L'aria s'è fatta densa 
di fiamme, ed i sensi, acuiti dal delirio, 
trasfigurano il verbo in una luce. Io non 
respiro piiì la vita umana, perchè vedo 
ed ascolto in ogni evento un enigma sve- 
lato. Io sono avvinta alla vita di là ; le 
stelle abbacinanti irradiano vicine, e, dal- 
l'abisso, la gemma folgorata e seppellita, 
consente, come l'anima mia, fra le faville 
del rogo, consente all'esistenza senza fine, 
rivelata allo spirito. 

Udo, Anereo, seguendo Noemi, 

— Madre.... madre.... 



— 8o 



Si sente rìsuonare solennemente la cam- 
pana della basilica di Terracina, 

— S'apre il mio ad un cuore più grande, 
e non soltanto i figli miei, divina, ma con- 
sacrate le generazioni tutte, tutte siano 
neir immensa bontà che spira e vince la. 
tua semplicità fatta di sole. 

Adrasteo raggiuncfendo Noemi. 

— Tu sei folle.... 

— Folle tu dici? folle? 

/ cJriiJjlDi dei Vandali, fiicfcjiaschi, che per 
un momento sostarono, riprendono il cam- 
mino, e passano altri asinelli, altre portan- 
tine sovraccariche di prede. 

— Noemi, non abbiamo tempo da per- 
dere; vedi? Ci precedono tutti, dobbiamo 
scendere a Gaeta, trovare una galera, 
partire per Cartagine.... Andiamo, an- 
diamo.... 

Fa un cenno d ordine ai 
suoi Gregari. 

— Partire? ma come possibile? 

— Impossibile? perchè? 

S' intendono altri rintocchi 
dalla basilica di Terracina. 

— Sentite? sentite? La Madre di Dio 
trionfa nelle mura turrite ; io vedo in lei, 
intendo per lei, e lei venero in un tem- 
pio eretto sulla candida neve. Gerusa- 
lemme non più: Athena è lei, città santa 
di vita. 



X 



— 81 — 

Adrasteo V afferra per il 
braccio. 

— Ti divora la febbre, Noemi.... 

Noemi divincolandosi, 

— Ella unica sull'altare di Dio, madre 
di Cristo! 

— Che dici? sei tu forse cristiana? 

— Sì, sì, cristiana. 

— Cristiana!? e da quando? 

— Da oggi. 

Adrasteo rivolgendosi a Lucio, 

— Eremita.... quello che questa donna 
asserisce sarebbe vero ? \J hai battez- 
zata tu? 

— No, non Tho battezzata; ma Noemi 
dice la verità; essa è cristiana nell'anima. 

— Battezzami, santo Eremita, battezza- 
mi, io voglio morire cristiana, voglio sof- 
frir tutto l'inevitabile fascino dell'ascen- 
sione. E tu, janua coeli, apriti; amor 
soffocato, aspirazioni infinite, poesia muta 
che nell'angustia desiderai, amai, pregai, 
dev'essere in te compiuto tutto. 

— Noemi,*non vaneggiare più! 

— Vaneggiare?... lulo, Anereo, adora- 
tissimi figli, ma dite voi l'inesprimibile 
fascino che il volto e le parole di Maria 
fanno intendere; ditelo voi che, come me, 
avete visto ed avete ascoltato. 

SARTor,fo. 6 



— 82 — 

Adrasteo denuda la spada, ed interpone 
la lama fra Noemi ed i figliuoli, 

— Non travolgere i figli miei nello sper- 
giuro! Tu conosci la legge, la moglie non 
può abiurare la religione, io ho diritto 
su te di vita e di morte, e, se traligni, il 
decreto è mio, e sarò senza pietà. 

Noemi nel parossismo dell esaltazione af- 
ferra con ambe le mani la lama affilata 
della spada, la stringe, il sangue zampilla. 

— Sia fatta la tua volontà, la legge è 
giusta; intollerabile mi consuma il desi- 
derio di morire. 

Adrasteo abbandona la spada, le mani 
sanguinanti di Noemi si aprono, la lasciano 
cadere a terra. 

Noemi, pallida, estenuata, cade riversa. 

— Ora, nel grande mistero! 

Adrasteo la sostiene, l'adagia sul giaci- 
glio della Dea, 

— Il tuo sangue ricada su me. 

Noemi bacia le proprie mani irrorate. 

— Non mi spengono le lievi ferite, ma 
gli spasimi di questi ultimi giorni. Il cuore 
sensibilizzato si frange, come si frantuma 
il vetro rovente percosso dalle stille di 
cera. La fine è un principio. Io non 
piango come i bambini, riluttanti, se la 
madre li passa dall'una all'altra mam- 
mella; ma ascoltami, Adrasteo, nellat- 



— 83 — 

tinio che la vita è un'ora fuggevole, non 
più contrassegnata dalla vana misura della 
classidra. 

Sensibile fra due indefiniti silenzi, men- 
tre tu, nel santuario, scoprivi abbagliante 
una fiamma siderea, parole conteste di 
luce ingrandivano l'anima mia, e conobbi 
che Dio, per compensare l'amore, ha 
creato l'amore. 

Prende nelle sue mani sanguinanti la 
mano di Adrasteo, 

Un giorno, in nome del mio, reclamerò 
l'amor tuo.... Quando? non so.... per ora 
il silenzio. Io stampo qui, nella tua de- 
stra, un'impronta sanguigna, e quando ti 
sveglierai e mi ritroverai per intendere, 
laverò io, questa tenue macchia, che vin- 
cola segretamente l'uno all'altro, e ci con- 
trassegna traverso l'eternità. 

Allora il segreto, fra noi, sarà la rive- 
lazione di Dio. 

lulo ed Anereo sì abbandonano sul gia- 
ciglio per abbracciare Noemi, che, stende 
mani sanguinanti, si fa pallida. La sua 
fronte morta riluce nei raggi lunari. 

lulo, Anereo con la voce rotta. 

— Madre.... 

— Madre.... 

Frattanto Driade di Lamo, seguita dalle 
ancelle che portano le bende ed i profumi 
per la cremazione, V anfora per le abluzioni. 



t 



I 



-84- 

le offerte per il rogo, guadagnata Verta dei- 
Ter emo si avvicina al cadavere di Anxur, 
lo bacia sulla fronte. 

Estratta la freccia dalla ferita, fa tta ver- 
sar l'acqua sur una benda di lino, lava il 
zfolto, terge il sangue dal collo del Dio. Poi 
sciolti i legami che fissano le braccia alla 
trasversa, sostiene sulle sue spalle il corpo 
statuario di Anxur, mentre le ancelle sciol- 
gono le corde di giunco che lo avvincono 
al tronco. 

Il silenzio dei presenti è solenne, i Gre- 
gari semiti sollevano il e ad attere di Noemi 
per trasportarlo a Terracina, là dove le sue 
reliquie si venerano ancora. 

La campana della Basilica sveglia, nella 
notte purissima , Veco addormentata dei 
monti. 



% 

è. I 

I 



LA MASCHERATA DI FIDO. 



1 



i8i3. 

Nella casa di Lucia, vedova di Nino 
Donnini a Roma. 

La famiglia, composta della vedova e 
due figlie, si sostenta con la piccola dote 
di Lucia, esercitando l'arte del ricamo e 
affittando una parte della casa a Siro Iliaco 
venuto a Roma da Novara, quale segre- 
tario particolare del generale conte Sestio 
de Miollis, governatore della seconda ca- 
pitale dell'impero. Gerolamo Iliaco, scul- 
tore, figlio di Siro, fidanzato di Angiola 
Donnini, abita con il padre. 

Nel laboratorio, durante le ore pomeri- 
diane del giorno 27 novembre, Agnese ed 
Angiola sedute al grande tavolo da lavoro, 
stanno ultimando l'orlo d'un abito da 
ballo. 

La grande stanza pianterrena comunica 
con i vari appartamenti; a sinistra sono 
le camere di Angiola, d'Agnese e di Lu- 



— 88 — 

eia,, a destra una breve scala dà adito 
air abitazione di Siro. Nel fondo si apre 
una gran porta a vetrate sulla via del Bo- 
schetto; il pavimento elevato di qualche 
gradino lascia vedere al di là della strada. 
A fianco della grande porta è una scala 
che conduce ad una terrazza, sul cui 
parapetto sono esposti dei vasi di fiori : 
una postierla notturna è aperta sotto la 
scala. 

Fra le porte è situato un grande can- 
terano seicentesco, sormontato dalla ima- 
gine della Madonna dei sette dolori : da- 
vanti al quadro arde una lampada e due 
alte lucerne di ottone la fiancheggiano. 
Sulle rastrelliere si vedono appesi abiti 
da diplomatici, pianete, piviali, sottane 
da donna, uniformi da soldato, ultime 
esteriorità dun mondo morente. Vicino 
al tavolo da lavoro arde il fuoco in un 
grande bracere di rame. Marcopepe, il 
servo di casa, mentre le sorelle lavorano, 
estrae di sotto al canterano una piccola 
uniforme da soldato francese, lespone a 
terra, la decora della sciabola di latta 
sospesa a bandoliera, e poi, con un pezzo 
dì cartone e le forbici, incomincia a fog- 
giare un simulacro della giberna. 

In una gabbia i canarini gorgheggiano, 
le sorelle cinguettano. 



; 



-89- 
Angiola, sommessa, 

— Ma Marco che non torna.... 

Agnese, con Vistesso tono di 
voce* 

— Non essere impaziente, tornerà. 

— Non lo faranno partire di nascosto.... 
dove sarà andato? 

— Chi sa? Dal padre suo.... 

— Cencio Riganti è tanto ricco.... non 
poteva pagare il cambio a Marco? 

— Che ti devo dire? Io pure non ca- 
pisco perchè non l'ha fatto. 

— Non si vede neanche don Vincenzo. 
Ieri mi promise che sarebbe tornato oggi. 

— Ieri ti sei confessata nuovamente? 

— Per i grandi peccati che commetti.... 

— Sono tanto irrequieta, non dormo 
più ; i consigli di don Vincenzo mi tran- 
quillizzano. 

— Don Vincenzo mi pare un visio- 
nario.... 

— Era tanto amico di nostro padre.... 
mi parla sempre di lui. 

— è troppo intromettente.... 

— Io mi confido a lui. 

— Una cosa è la santa confessione, al- 
tra le confidenze. 

— ....Tu non ti confidi a lui? 



#- 



~ 90 — 

— Mai. 

— Non gli racconti quello che fa 
Mommo? 

— Mai! 

— - Don Vincenzo non cerca di saperlo? 

— Ma io non gli rispondo. Eppoi, che 
direi di Mommo? Che cosa puoi dirgli tu 
di Marco Bruto? 

— Marco è mischiato in tanti raggiri, 
conosce tanta gente misteriosa. M'ha dette 
cose assai compromettenti.... 

— Ma tu non devi dirle al confessore. 

— Me le domanda.... 

— Non gli devi rispondere. 

— ....insiste.... 

— Don Vincenzo che cosa vuole sa- 
pere da te? 

Angiola, titubante, 

— Tutto quello che fanno i congiurati. 

Agnese, meravigliata, 
■— I congiurati!?... 

Guarda sospetta Marcopepe, sempre in- 
tento a foggiare il travestimento d'un cane 
ed avverte la sorella. 

Sta attenta a Marcopepe. 

Breve silenzio. Poi Agnese 
cautamente domanda, 

— Questa congiura, cos'è? 



— 91 — 

— La cospirazione della « Lega ita- 
liana ». 

— Ma Marco Bruto, è proprio « car- 
bonaro » ? 

~~~ di.... 

— E tu l'hai confidato a don Vincenzo? 

— Sì. 

— Hai fatto male assai! Ma non potevi 
confidarti a me? 

— Me l'ha vietato don Vincenzo stesso. 

Agnese, contrariata, scuote 
la testa, e poi dice 

— E proprio una fortuna che oggi Mar- 
co parta soldato. 

— Allora sei contenta anche tu che 
vada in guerra? Tutti contenti.... 

— Dopo quello che mi hai raccontato, 
sì, sono contenta. Marco, sconsiderato, 
non sa quello che fa e rischia di essere 

fucilato. 

Entra Lucia, portando il vas- 
soio con le tazze di cioccolata. 

— Figlie, ecco, la merenda è pronta, 
non vi fate raffreddare la cioccolata. 

Agnese, sempre intenta al 
lavoro, 

— Un minuto, abbiamo quasi finito. 

Marcopepe, alzandosi, cerca 
di togliere il vassoio. 

— Donna Lucia, lasciate che le serva 



— 92 — 

io; voi fatemi il favore di accorciare i 
calzoni di questo soldatino francese, è 
uscito di leva, deve partire anche lui.... 

— Con questa mascherata del cane.... 

— Finirò alle Carceri Nuove, lo so.... 

Così dicendo, Marcopcpc prende il vassoio 
dalle mani di Lucia e Io presenta alle ri^ 
camatrici. Agnese prende una tazza ed un 
biscotto, 

Angiola respingendo V offerta, 

— Non mi va.... 

Lucia, stendendo fra le mani 
i calzoncini del cane. 

— Prendila per far piacere alla tua 
mamma. 

— Ho più sonno che appetito. 

— Stenditi sul letto. 

— Aspetto Marco. 

Lucìa, mostrando a Marco- 
pepe i calzoncini che 
taglia, 

— Van bene lunghi così ? 

— E un cane bassotto. 

Interloquisce Agnese 

— Ma il cane da mascherare, dov'è? 

— Ci sarà, non dubitate; sarà cane da 
caccia. Ieri sera ho preso le misure ad- 
dosso a un certo « Fido », d'un certo amico 
mio.... 



-93- 

— Non dare confidenza ai cani.... non 
attaccare più le pasquinate.... 

— A proposito dì pasquinate, se sape- 
ste l'ultima.... 

— Quella della mannaia? 

— L'altra.... ma oggi non si può dire. 

Così dicendo Marcopepe torna ad offrire 
la cioccolata ad Angiola. 

Angiola stendendo la mano, 

— Perchè? 

— Si riferisce ai coscritti che partono. 

A ngiola con inai garbo re- 
spinge il vassoio. 

— Ma, signorina, prendete la tazza.... 
se il vostro fidanzato parte, è colpa vo- 
stra.... invece d'innamorarvi d'un romano 
di Roma, dovevate trovare un piemon- 
tese a spasso.... 

Agnese, arrossendo, 

— La lingua batte dove il dente dole.... 

Marcopepe, ironico, 

— Balbo, dal Pozzo, Siro Iliaco, cuc- 
ciotti randagi senza razza precisa.... 

Lucia sdegnata. 

— Su questo argomento faresti meglio 
a tacere. 

— Ma io son Casagrande! 

Lucia gitta davanti a Mar- 
copepe i calzoncini del cane. 



— 94 — 

— Se non la finisci con queste ciarle 
di cattivo genere, ti metterò alla porta. 
E tuo dovere di rispettare, non solo le 
signorine, ma tutti coloro che abitano 
casa mia, siano essi piemontesi o romani. 
Togli intanto questi stracci di mezzo.... 

— Servitore umilissimo.... Il governo 
francese ha soppresso il giuoco del lotto, 
m'è rimasto il vizio di dare i numeri.... 
piemontese a spasso sessantuno. 

Alla cf rande vetrata sulla strada s affac- 
cia Mommo Iliaco. Marcopepc, vedendolo. 

— « Cristo, nominato e visto ! » 

— E Mommo, va ad aprire la porta. 

Marcopepe depone il vassoio sul cante- 
rano e, prima d'aprire, nasconde sotto al 
canterano stesso le vesti del cane. 

Mommo entra, depone sur una sedia il 
cappello e il tabarro. 

— Mamma Lucia, che caldo fa qui. 

Agnese, facendo cenno di parlare sotto- 
voce, indica a Mommo e a Lucia, Angiola 
che, reclinato il capo sul braccio, si è ap- 
pisolata. 

— Non fate rumore : Angiola s' è asso- 
pita. 

Si alza e con infinita precauzione le to- 
glie dalle mani l'ago. 

— Bisogna levarle lago, si potrebbe 
pungere. 



- 95 - 

/Rivolgendosi a Mommo, 

— Sai che Marco Bruto parte stasera? 
Poco fa è venuto papà Siro in persona 
ad avvertirci. 

— Povera Angiola! Io speravo che i 
coscritti partissero Tanno nuovo; se il 
generale de Miollis ha dato improvvisa- 
mente lordine di mandare i coscritti in 
Toscana, è segno che gravi avvenimenti 
si maturano in Francia. 

Lucia, impensierita. 

— Le voci che corrono per le sacre- 
stie sarebbero vere ? 

— Chi sa? Parigi è tanto lontana; a 
Roma vediamo solo che i ftinzionarì del- 
rimpero sono agli estremi. La città ago- 
nizza, nelle montagne imperversa il bri- 
gantaggio e dalle coste gl'inglesi minac- 
ciano. Una sommossa popolare è possi- 
bile; loccupazione di Roma da parte di 
Gioachino Murat pare imminente. 

— E la gente, con questa minaccia sul 
capo, pensa a solennizzare il due decem- 
bre; le feste si succedono alle feste.... 

— Lo dite a me, donna Lucia? Noi, 
nel nostro Piemonte, facciamo una vita 
semplice e laboriosa.... Questo turbine 
mi fa l'effetto della follia.... 

— Che carnevale.... come finirà? 



-96- 

Marcopepe, sornione, 

— Con le ceneri sante. 

Mommo, rivolgendosi a lui. 

— Va nella mia stanza, prendi quel 
gran rotolo che si trova sul mio tavolo. 

— Il disegno della colonna? 

— Sì, il disegno della colonna onoraria. 

Mommo si volge a Lucia, 

Sono venuto a prendere e a consultare 
il disegno del Valadier, ma torno subito 
a Campo Vaccino.... 

Agnese, liartito Marcopepe, si volta im- 
provvisamente a Mommo e l'interrompe. 

— Ora che Marcopepe non ci ascolta, 
dimmi, sai tu che Marco Bruto sia car- 
bonaro? 

— No. 

— L'ha confidato ad Angiola. Angiola 
m' ha detto che porta sul petto un pu- 
gnale a croce con l'impresa settaria.... 

— E lo stesso pugnale, col quale salvò 
la vita a mio padre ? 

— Lo stesso, e, ad onta dell'editto, lo 
porta sempre indosso. Angiola Tha scon- 
giurato : — t< Marco, se io mi stringo a te 
<( per abbracciarti e sento fra il tuo ed il 
« mio petto l'impronta del maledetto pu- 



— 97 - 

«gnale, mi pare di sentir la morte divi- 
« derci ! ». 

— E Marco? 

— E inflessibile! «Battezzato col san- 
« gue dei ladroni » , risponde , « il pu- 
<c gnale porta fortuna contro i prepotenti ». 

— Agnese, tu non dire certe cose nean- 
che alle mura. 

— Me le confida Angiola.... l'ha confes- 
sato pure a don Vincenzo. Io diffido di 
Marcopepe, sempre in faccende con i sor- 
vegliati, con i preti spretati e che ci spia. 
Lo scorso ottobre attaccava al palazzo 
Aldobrandini la pasquinata, quando un 
cane da guardia lo morse, e adesso parla 
di grandi avvenimenti contro il governa- 
tore di Roma.... Sono in pensiero per 
te.... Ho intese da lui strane parole in- 
torno alla colonna onoraria.... 

— Qualche cosa di misterioso io pure 
presento. Ad onta della miseria che im- 
perversa, gli operai si rifiutano di lavo- 
rare a Campo Vaccino, come se la terra 
contenesse qualche oscura minaccia.... 

Lucia, vedendo giungere il 
servo. 

— Ritorna Marcopepe. 

Agnese, cambiando discorso. 

— Non hai freddo laggiù a Campo Vac- 

Sartorio. 7 



-98- 

cino? Pensando che lavori con l'acqua e 
con il gesso, esposto ai rigori della sta- 
gione, mi vengono i brividi. 

Lucia, accennando il vassoio. 

— V^uoi bere qualche cosa calda? 

— Ma no, se permettete.... 

Mommo prende fra le mani la testa di 
Agnese e vi depone un bacio, 

questo mi scalderà. 

Agnese afferra le dita di Mommo e sì 
volge a lui senza sorridere. 

— Quale fortuna che Angiola, dormendo, 
non t'abbia visto. Io temo, mostrandole 
la mia felicità di ferirla con una punta 
più acuta dell'ago. Tu non sai, Mommo, 
quanto soffra nostra sorella ; eccitata per 
la sorte di Marco Bruto, non ha chiuso 
occhio durante la notte, e, dalle prime 
luci del giorno, siamo qui al lavoro. Do- 
vevamo finire labito per lamante del de 
Miollis.... 

Lucia, prendendo sul can- 
terano una lettera con 
un grande sigillo, 

— Mommo, ci scordavamo del meglio! 
È venuta per te una lettera del Maggior- 
domo di Sua Eccellenza.... 



Mommo, aperta e letta la let- 
tera. 

— II Maggiordomo m'invita a recarmi 



— 99 — 
domani al palazzo ; hanno offerto in ven- 
dita al generale de Miollis due sculture 
antiche, devo farne una stima. 

Lontano, proveniente dalla strada, si sente 
un sordo clamore di popolo, il quale cresce, 
simile al tumultuare duna sommossa. Sono 
i coscritti che, al suono dei pifferi e dei tam- 
buri deir esercito regolare, accompagnati 
dagli «arrabbiati napoleonici» che can- 
tano le canzoni patriottarde, provenienti 
dalla caserma di Cimarra, partono. 

Le madri che accomfmgnano i figlia // 
seguono con lamenti strazianti. 

Marcopef)e, che spia dalla vetrata, si 
volge a Lucia. 

— Sentite che sinfonia? 

— Dio mio, che succede? 

— I coscritti partono dalla caserma di 
Cimarra. Adesso passeranno per via del 
Boschetto, per il Corso e usciranno da 
Porta del Popolo. I soldati napoletani tro- 
veranno qui francesi e tedeschi; la mi- 
gliore gioventù romana la mandano a 
massacrare in Russia. 

Dalla vetrata si vedono avanzare i por- 
tatori di fiaccole ed il fwpolino clamoroso. 
Si sentono le voci delle madri. 

— Vergine sconsolata, fa un miracolo.... 

— ....povero figlio mio.... 

— ....figlio innocente.... 

— Uccidete l'Erode redivivo. 

Suonano i fnffcri e rullano i tamburi. 






— 100 — 
Gli arrabbiati cantano: 



— Napoleone li porta in guerra, tuUerà 
A morire per la libertà,... 

Angiola, svegliandosi di so- 
prassalto. 

— Che succede? 

Lucia, aprendo le braccia. 

— Ah figlia mia.... 

Agnese, Marcopcpe aprono le vetrate, saf- 
/ facciano sulla strada ^ ed allora il clamore, 
le grida echeggiano nella stanza. Dalla 
porta aperta entrano, con atti e con escla- 
mazioni di dolore, le comari del vicinato. 

Mommo, preso il cappello^ il tabarro ed 
il disegno della colonna onoraria, esce. 

Le madri imprecano, 

— Assassino del sangue nostro.... 

— Nerone maledetto.... 

— Ricada il sangue sparso sul suo capo. 

Lucia asciugandosi gli occhi. 

— Questo è lo strazio dell'Apocalisse ; 
scene così barbare non si sono viste mai! 

Angiola, con i>oce straziata. 

— Marco.... Marco.... 

Marcopepe. 

— Sono i miracoli di Napol^^one il 



1 



— 101 — 

grande, di Sestio de Miollis, del vostro 
Siro Iliaco.... 

e, accennando alla strada. 

Donna Lucia, guardate il « Secchiotto », 
offre un barile di vino, dà da bere ai co- 
scritti.... Vedete Marco Bruto?.... là.... 
esce dai ranghi.... viene qui con Mommo 
Iliaco.... 

— Ecco Marco Bruto.... 

— Dov'è, dov'è?... 

Dalla gran porta appare Marco Bruto 
vestito da coscritto, col tascapane e la bor- 
raccia a tracolla. 

— Angiola.... sono salito, per salutarti 
ancora una volta.... 

Fra V agitazione e l'esaltazione dei pre- 
senti la voce di Marco Bruto risuona stra- 
namente calma. 

Angiola stendendo verso lui 
le braccia- 

— Marco.... 

— ....e per tranquillizzarti sul conto 
mio.,.. 

— ....E così?... 

— .... sta' di buon animo.... 

— ....Marco.... 

— ....a rivederci presto.... 

Si gettano luna nelle braccia dell altro. 
Sulla strada tornano a suonare i pifferi, a 
rullare i tamburi, e Marco Bruto si svin- 
cola freddamente^ 



— 102 — 

— ....a rivederci.... 

Angiola vorrebbe parlare, ma non ne trova 
la forza, sorpresa com'è dalla freddezza di 
quell'addìo, e rimane in mezzo alla stanza 
irrigidita. Marco le fa degli enigmatici cenni 
di silenzio e s'allontana verso la porta, a 
piccoli passi air indietro. Lucia, Agnese, 
Marcopepe assistono taciti a questo strano 
congedo, 

— Non disperare, a rivederci presto.... 
più presto di quanto supponi.... 

Angiola, facendo forza a se 
stessa, e con un fil 
di voce, 

— Ma tu.... parti così?... senza una sola 
lacrima.... 

— Non disperare.... addio. 

Marco Bruto sparisce. 

— Non disperare.... addio!... Ma no.... 
non è possibile.... è diventato, dunque, 
senza cuore!... Parte da me.... così.... 
senza un sussulto.... 

Dalla strada sale ancora il clamore as- 
sordante, ma va lentamente affievolendosi. 
Si sentono ancora i pifferi i tamburi, e le 
voci degli «arrabbiati » cantare: 

-— Tata fa li figli, tullerà 

La Francia li governa, tullerà 
Napoleon li porta in guerra, tullerà 



— io3 — 

Lucia, asciugandosi gli occhi, 

— La vendetta di Dio, sul capo odiato ! 

Angiola, traballando. 

— Madonna addolorata,.... sento stra- 
ziarmi.... oh Dio! 

Annaspa con le mani nell'aria. Lucia la 
sostiene mentre sta per cadere svenuta. 

— Portatemi l'aceto.... 

— L'acqua della Scàia.... 

Agnese apre il canterano. 

La stanza si è riempita, un poco alla 
volta, di donne uscite non si sa da dove. 
Inavvertito è entrato pure, in mezzo le co- 
mari del vicinato, don Vincenzo Soria, 

— Povera sventurata.... 

— Siamo tutte dannate, l'anticristo re- 
gna.... 

— Povera figlia.... 

Don Vincenzo, con aria com- 
punta, 

— Quante lacrime mai per una gloria, 
che pure è vanità.... 

— Per carità, zitte, ecco, rinviene. An- 
giola.... 

— Che cosa è stato?... 

Lucìa, forzandosi a sorri- 
dere. 

— Nulla, figlia mia, nulla, un m.alore 
passeggero.... 



tw 



I 



— 104 — 

— Avete visto? 

— Che cosa? 

— Come partiva contento ? 

— Figliuola mia, che dici ? 

— Marco.... non marna piiì. 

— Che dici.... 



— ....vaneggia.... 



— Io vaneggiare? La cosa è chiara.... 
Non ha voluto pagare il cambio, per par- 
tire e lasciarmi.... 

— O santissima Madre Addolorata! 

Don Vincenzo, sempre con aria 

compunta, 

— Quanta vita travolta in un abisso di 
dolore.... 

Angiola, rivolgendosi a lui. 

— Padre, aiutatemi voi. Mi hanno detto 
che, in alcuni santuari secreti, le fanciulle 
possono ancora pronunciare i voti solenni 
per consacrarsi a Dio. 

Lucia, con atti di prec/hiera 
allontana le comari e 

Don Vincenzo scuotendo il capo, 

— No, figlia mia, non posso aiutarti; 
io sono un prete « giuratore », un di quei 
servi di Dio, che hanno accettato come 
legittimo il governo di Napoleone.... 

— Un « Giuda ».... 



hi 



— 103 — 

— Già.... ci nominano così.... «Giu- 
da » . . . . 

— Dovunque il tradimento. 

— « Animula blandula » ma cosa ne sai 
tu di tradimento? Non giudicare tu dei 
tradimenti, tu che non hai pietà dei tuoi 
congiunti, né dell'uomo che t'ama. 

Annotta; e Marcopepe accende una lu- 
cerna sul canterano. Don Vincenzo ne in- 
dica la fiammella. 

— Potrebbe la fioca luce di quella lu- 
cerna illuminare le catacombe scavate 
nel sottosuolo di Roma? Così il tuo ap- 
parente dolore è misera fiammella, ad 
illuminare le latebre della coscienza.... 
un lieve soffio la spegne.... il soffio stesso 
della tua felicità avvenire.... 

— La mia felicità? 

— Sì, la tua felicità non è esclusa. La 
fatalità trascina Marco Bruto nel turbine 
della guerra, lontano da te, lontano dal 
padre suo.... 

— Dal carnefice suo.... 

— Da quando in qua i padri sono di- 
ventati i carnefici dei propri figli? E se 
Cencio Rifilanti avesse mandato il figlio 
coscritto per il suo bene, e per il tuo 
bene? 

Mentre don Vincenzo ed Ancfiola parlano y 
Lucia ed Agnese stendono V abito della Mon- 



— io6 — 

tanari e lo ripiegano. Una servetta porta 
uno scatolone, nel quale le due donne lo ri- 
pongono. 

Lucia avverte Acfnesc. 

— Non dimenticare i rocchetti delloro 
e della seta; non sì sa mai, la Montanari 
potrebbe desiderare qualche ritocco. 

— Mamma, non ci pensate, ho prepa- 
rato lastuccio con tutto Toccorrente; an- 
datevi a vestire. 

Lucia entra nelle sue stanze, Agnese 
chiude la scatola con una cinefilia, pòi esce 
anche lei per vestirsi. La servetta rimane 
immobile vicino ài tavolo, ed intanto Mar- 
copepe chiude, sbarra la porta ed esce, 

Angiola a don Vincenzo, 

— Osereste difenderlo ? osereste dire che 
non odia me promessa sposa di Marco? 
Non ha voluto entrare mai nella nostra 
casa di povera gente. 

— Tu devi rammentare come Cencio 
Riganti fosse un grande amico di tuo pa- 
dre, buon anima ; non potrebbe darsi che 
Cencio, per gravi ragioni, non abbia vo- 
luto dire a donna Lucia : — « Oggi come 
oggi. Marco non è degno di Angiola?» 

— Cosa dite? Marco Bruto.... 

Don Vincenzo, interrompendola, 

— Prima di tutto, Marco si chiama 



— 107 — 

Marco, e non Marco Bruto come si è ri- 
battezzato lui, e quel Bruto, aggiunto al 
nome del santo Evangelista, per ricordare 
l'uccisore di Cesare, è una professione 
di fede giacobina che non depone bene 
per lui. 

— A sentir voi, dovrei nudrire più sti- 
ma per Cencio Riganti che per suo figlio : 
il mondo alla rovescia. 

— Il mondo è molto più retto di quanto 
tu non supponga. Chi ti assicura che Cen- 
cio Riganti ostacoli il vostro matrimonio? 
E se Cencio avesse mandato suo figlio 
soldato, per sottrarlo a quella torbida 
compagnia di ribaldi che tu ben conosci? 

— Marco è un fior di galantuomo. 

— Voler tranquillizzare le donne inna- 
morate è come tirar sassi alla luna! Chi 
mi ha confidate le mene dei « carbonari » 
sei tu ; per causa di Marco, poco fa, ti vo- 
levi far monaca, m'hai detto «Giuda» 
per averlo difeso, ed ora.... 

— Ma, ora voi Taccusate di ribalderia. 

— Io non accuso nessuno, ma chi pra- 
tica lo zoppo impara a zoppicare. Taglia- 
ferri è figlio d'un assassino di Basseville, 
Boccapaduli, nel novantotto, piantò l'al- 
bero della libertà ai Cappuccini, dove 
s'era sfratato, lacoucci davanti all'altare 
della dea ragione, si fece raschiare il 






r^^ 



— 108 — 

santo battesimo.... Tutti stinchi di santo, 
questi congiurati. 

Lucia, vestita per uscire in città, rientra 
nel laboratorio in punta dei piedi, quasi 
timorosa e chiama, 

— Angiola.... 

Angiola si volta verso di lei. 

— Figlia, noi portiamo labito alla Mon- 
tanari; dobbiamo arrivare a palazzo Ca- 
pranica, saremo fuori di casa fino a notte. 
Te ne prego, mandami via tranquilla! 

Don Vincenzo la tranquil- 
lizza. 

— Donna Lucia, andate con la pace di 
Dio, io mi trattengo ancora. 

Entra Agnese, pure vestita con labito da 
città, ed aiuta la servetta a mettersi sul 
capo lo scatolone. 

Lucia bacia Angiola sulla fronte, poi, vol- 
gendosi a don Vincenzo, 

— Padre, l'affido a voi. 

Prende la destra del confessore, la bacia, 
e, prima d'uscire, parla ancora ad Angiola. 

— Marcopepe rimane a guardia di casa 
fino al nostro ritorno; quanto a noi, ci 
ricondurrà qualche « camminatore » della 
Montanari. Non temere di nulla, qui sei 
sicura. 

Lucia, Agnese e la servetta escono dalla 



,.:,<. 




— 109 — 

postierla. Uscite, don Vincenzo riprende il 
discorso : 

— T'ha detto Marco dove stato dome- 
nica? 

— Nell'orto di Boccapaduli. 

— Con chi? 

— Con Tagliaferri e Massimino Giovita. 

— E là, che hanno fatto? 

— Dovevano scaricare due barili di vin 
di Spagna venuti di contrabbando a Ripa 
Grande. 

— Fare il contrabbandiere non è cosa 
lecita ....e poi, chi ci assicura che i fusti 
da scaricare fossero pieni di vino? Ti 
rammenti il nome del brulotto che ha 
portati i barili a Ripa Grande? 

— « Maria Stella ». 

— « Maria Stella », proveniva da Na- 
poli? 

— Mi pare dicesse.... perchè dunque 
volete saper tutto da me? 

Don Vincenzo guardandola fisso. 

— Angiola.... questa domanda che vuol 
significare? 

— Padre.... 

Don Vincenzo insinuante, 

— Marco non ti profetizzò che un certo 
giorno sarebbe accaduto un cataclisma 



— 110 — 

pel quale, subissati, annientati da un vor- 
tice tutti i rappresentanti del governo 
napoleonico, sarebbe insurta la popola- 
zione per aprire le porte di Roma al re 
di Napoli? 

— Marco m'accennava è vero ad avve- 
nimenti foschi, ma, le sue frasi mi met- 
tevano tali brividi, che io, piangendo, lo 
scongiurai di non dirmi altro. 

— Dovevi invece farlo parlare.... 

— Oh no! mi pareva di compromet- 
terlo per raccontarlo a voi.... 

— Per raccontarlo a me? Ma posso io 
per tua tranquillità narrarti, quanto m'ha 
confessato Francesca Boccapaduli? 

— Donna Francesca che v'ha detto 
dunque? 

Don Vincenzo gesticolando, 

— Nota come sia sospetta l'insistenza 
della stessa località per tante cose; Mom- 
mo Iliaco innalza la colonna onoraria di 
Valadier in Campo Vaccino, l'orto di Boc- 
capaduli sta in Campo Vaccino, la festa 
del due decembre si terrà a Campo Vac- 
cino.... 

Entra Marcopepe con aria sorniona e 
finge di sorvegliare le lucerne accese sul 
canterano. 



\\ 



— Ili — 

Don Vincenzo voltandosi verso 

lui severamente^ 

Giovanni, che cosa fate qui? Non ve- 
dete che io sono nel santo ufficio della 
confessione? 

Marcopepe si fa il segno della croce ed 
esce. 

Don Vincenzo rivoL^cndosi nuo- 
vamente ad Angiola, 

Chi non ci dice, o figlia, che Marco, 
testa d'argento, come dicono a Roma, non 
abbia tramato, insieme ad altri scavezza- 
colli, di sopprimere tutti i rappresentanti 
di Napoleone durante la festa del due 
decembre? Non sconfessare mai la prov- 
videnza ! Se Dio mandò Marco coscritto, 
sarà per bene tuo; dalla guerra si torna, 
ma le scerete di Castel Sant'Angelo, sono 
simili a tombe! 

— Che dite.... che dite?... 

— Dico, per tua tranquillità, verità sa- 
crosante. 

— La mia tranquillità? 

Angiola sorride amaramente. 
Madonna santa, la mia tranquillità ! Non 
piango più, ma son tutta tremante d'in- 
quietudine.... la mia tranquillità?.... po- 
vera me! 

Traballa, si appoggia ad 
un tavolo. 



TJ 



— 112 — 

Don Vincenzo, sostenendola, 

— Angiola, è tempo alfine che ti parli 
da padre. Tu non sai che sventura ho 
scongiurata, qual precipizio aperto ho ri- 
colmato! Il due decembre sarebbe stato 
un giorno maledetto, ma, ora, è tutto in- 
canalato per il bene; Marco ritornerà con 
le spalline, ed io vi sposerò nel tempio 
di san Pietro.... Allora.... sarò io, dele- 
gato apostolico! 

Suona Vavemaria, e si sentono scampa- 
nare tutte le chiese di Roma, Angiola si 
• butta ginocchioni davanti ad una sedia e 
prega. 

Don Vincenzo sicrucesigna, bia- 
scica delle preghiere, 
ed accarezzando il ca- 
po redine di Angiola : 

— Ti dò la santa benedizione.... Ti dò 
la santa benedizione.... Recita con devo- 
zione il santo rosario, la preghiera solleva 
da questa valle di lacrime e tranquillizza 
gli sconvolti spiriti. 

Angiola si alza e si rifugia nella sua 
stanza; allora don Vincenzo, irrequieto, 
avvicinandosi alla porta per la quale Mar- 
copepe è uscito, lo chiama, 

— Giovanni.... 

Marcopepe entra. 

....Giovanni, guarda cosa fa Angiola nella 
sua stanza.... 



-- ii3 — 

Marcopepe sospinge la porta della stanza, 
spia, e tornando verso don Vincenzo, 

— S'è curvata sul letto, piangerà.... 

— Son dolori di donne, passeranno.... 
moglie di quello scatenato di Marco Ri- 
ganti, l'aspettano ben altri dolori. Gio- 
vanni, dimmi, hai trovato nulla di com- 
promettente nella corrispondenza di Siro 
Iliaco? 

— Nulla. Egli riceve le lettere al pa- 
lazzo Aldobrandini ; nella camera sua non 
c'è che la copia dell'istanza di Lucia Don- 
nini al governatore di Roma. 

— E Girolamo Iliaco non ha nessun 
sospetto di quanto accade a Campo Vac- 
cino ? 

— Nessuno. Oggi è venuto a prendere 
il disegno del Valadier, ma, dai discorsi 
che ha fatti con donna Lucia, ho capito 
che la voce dell'esistenza della mina deve 
circolare fra gli operai; i braccianti si ri- 
fiutano di lavorare con lui. 

Intanto Angiola, silenziosamente, si è av- 
vicinata alla soglia ed ascolta esterrefatta, 

— Dai vignaroli, hai saputo altro? 

— E tutto pronto per il due decembre, la 
polizia non ha nessun sospetto; però, con 
i coscritti, saran partiti almeno venticin- 
que affigliati. „ ,,. 

^ ° Don Vincenzo gestisce con 

un leggero tremito. 

Sartorio. 8 



— 114 — 

— Adesso, adesso è arrivato il momento 
d'agire.... salvando Roma, seconda capi- 
tale dell'impero! 

Marcopepe impensierito. 

— Avete riflettuto a questo passo? Po- 
tete rovinare per sempre casa Donnini 
che vi crede un santo. 

Don Vincenzo si leva orgoglio- 
samente, 

— Per chi mi prendi tu? Incapace di 
uccidere una mosca, di torcere un capello 
a chicchessia, potrei far male proprio alla 
famiglia del caro amico mio, Nino Don- 
nini? 

Pausa, 

— Il caso di coscienza era assai grave, 
ma ora, fortunatamente, non espongo nes- 
suno allo sbaraglio. Se Marco non fosse 
partito, era come perduto, ma adesso è 
salvo, ed è salvo per opera mia. Dicevo 
a Cencio Riganti: — « Non gli pagare il 
cambio, mandalo via soldato, tuo figlio è 
carbonaro. Temerario capace di tradirsi, 
è sulla via di farsi giustiziare! » Cencio, po- 
vero padre, l'ha lasciato partire. Adesso 
è fatto; ritornerà tenente o capitano. 

Angiola, leggera come un felino, per me- 
glio intendere, si avanza nell'ombra, e, non 
vista, si allunga fra le stoffe giacenti sul 
tavolo da lavoro. 



— ii5 — 

— Ma gli altri congiurati? 

— Li avvertirò stasera: si metteranno in 
salvo. Domani il generale manda a per- 
quisire Torto, ma i congiurati, sì, valli a 
pescare.... Benestanti, possessori di terre, 
hanno in mano il potere di sottrarsi, ed 
il governo, con i maggiorenti, ha buon 
giuoco a mostrarsi clemente. 

— Gli stracci vanno sempre per aria. 

— Lodato Iddio, saranno salvi tutti. 
Pel due decembre non c'è più la mina, 
saranno salvi il general governatore de 
Miollis, salvi Tournon, Daru, salvati tanti 
poveri innocenti.... 

Rimane qualche momento perplesso ; poi 
rivolgendosi autoritariamente a Marcopepe : 

— Domani voi, Giovanni, qualunque 
cosa accada, non vi movete di qui, senza 
l'ordine mio. 

— Questa sera però.... 

— Che? questa sera? 

— Voglio la mia libertà; io pure debbo 
compiere un certo carnevale.... 

— Giovanni, attento, non v'ubbriacate.... 
è l'ora di stare in guardia per il bene di 
tutti. 

— Vi prometto di fare il galantuomo do- 
mani; stasera, voglio la mia libertà. 

— Rientrerete almeno a mezzanotte? 

— A mezzanotte sì, ve lo prometto. 



— ii6 — 

— Davanti alla Madonna? 

— Davanti alla Madonna benedetta. 

— Adesso fammi lume. 

Angiola silenziosamente scivola e sì ac- 
coccola a terra a ridosso del tavolo. Marco- 
pepe prende sul canterano la lucerna e tenen- 
dola sospesa per l'anello estremo, rischiara 
il cammino a don Vincenzo, 

Escono dalla postierla. Succede il silen- 
zio, ed Angiola y tacita come un'ombra, si 
leva. La luce della luna entra per la fine- 
stra della terrazza come una nebbia lu- 
minosa : si sentono le campane di Santa 
Maria Maggiore che suonano la << Sperduta ». 

Angiola susurra, 

— Ma tutto questo è vero? Chi mi as- 
sicura della verità?... Quest'incertezza è 
peggio d'un pugnale trafitto.... che debbo 

Ti Vf^ ^ 

Si volge all'immagine sacra 
di Maria, 

Santissima Madonna Addolorata, hai vi- 
sitata questa casa nostra.... abbi pietà di 
me.... Grazia!... . . ^ r . / ,, 

/ rintocchi delle campane 
di Santa Maria Maggiore ces- 
sano, 

....un miracolo tuo mi può salvare! 

Nel silenzio notturno si ode 
un fischio, un segnale. 

Angiola si levo 

— Madonna.... è Marco Bruto! 

altro breve silenzio, 

\ • 



— 117 — 

....mi pare di sognare.... pareva il fischio 
suo.... 

// segnale del fischio si ri- 
pete, 

— Ma questo è proprio lui ! 

Sale sul balcone, apre la 
finestra, s'affaccia e chiama 
con un fil di voce. 

Marco.... 

Marco Bruto dalla strada, 

— Buttami ^\\x la chiave.... 

Angiola rientra, prende la chiave della 
postierla appesa al chiodo, l'involge in una 
pezzuola, la butta giù dal balcone. /Rien- 
tra e richiude la finestra. 

Dopo breve attesa, la porta del sottoscala 
si apre ed entra Marco Bruto travestito da 
buttero. 

— Marco.... 

Marco Bruto facendole cenno 

di tacere, 

— Angiola, per carità silenzio; ho di- 
sertato. 

— O Dio.... che devo fare? 

— Nascondermi.... 

— Ma dove? 

— Dovunque, sarà per cinque giorni.... 

— Ma, se ti scopriranno? 

— Ma cinque giorni volano, e poi sa- 
remo liberi, felici, ci sposeremo subito. 

— Marco, non pare vero! 



— ii8 — 

Sì gìttano Vano nelle brac . 
eia dell'altro. 

— Angiola idolatrata.... 

— Se sapessi l'inferno che ho provato 
nel vederti partir così tranquillo, senza 
un sussulto! Io che le notti ho pianto, 
ti vedevo partir senza una lacrima, ed ho 
creduto non marnassi più.... 

— Angiola benedetta.... 

— ....Se sapessi Tinferno che ho pro- 
vato.... 

— Parlare, io, non potevo; ma tu, come 
hai potuto sospettare? 

— Il dolore d amare è più potente della 
felicità d amare. 

— Ma Tamore consola. 

— E vero, è vero. Si soffre di dolore 
e di piacere; ma morire d'amore è il pa- 
radiso. Marco non mi lasciare; essere qui, 
fra le tue braccia forti, mi dà come la feb- 
bre della felicità. 

— Angiola, amore mio! 

— Raccontami, coni' hai fatto a diser- 
tare? 

— La diserzione è stata preparata, ci 
siamo presentati coscritti per non dare 
sospetto.... quando è venuto Siro, sono 
fuggito ad avvertire i compagni. Altri di- 
serteranno a notte alta, è tutto combinato; 
ho fatto in modo d'essere il primo a di- 



— 119 — 

sertare io, per venire da te, rassicu- 
rarti.... 

— Amor mio! 

— Noi siamo usciti sulla via Flaminia ; 
per impedire alle madri di seguirci, ave- 
vano sbarrata Porta del Popolo; dove- 
vamo far alt a Grotta Rossa. Io, che ero 
rimasto in coda, a Papa Giulio son 
uscito dai ranghi per bere alla fontana. 
C'era un carro di fieno; altri sono ve- 
nuti a bere; io, come per raggiungere le 
file, ho superata la barrozza ; Massimino 
Giovita m'ha buttato un mantellaccio ad- 
dosso, mi sono accoccolato sotto la ma- 
donnella del timone.... la campanella ha 
rintoccato.... 

— Madonna benedetta! 

— La truppa è partita. Ci siamo rifu- 
giati dai Colonna, avevano insellati due 
puledri, mi sono travestito, e, a spron 
battuto, giù per l'Arco Scuro e per le Tre 
Madonne siamo arrivati, avanti alla chiu- 
sura, dentro Porta Salaria. Più presto di 
così, come potevo fare? 

— Mi fai felice.... Mille presentimenti 
di sventura m'han tormentato ieri, oggi; 
domani sarei stata fiaccata dal dolore. 
Ora mi pare di risuscitare.... ma, se ti 
scopriranno? 

— Non lo dire neanche.... 



— 120 — 

— Ma se ti scopriranno, ti fucileranno ! 

— Ma non mi scopriranno, sta sicura.... 

— T'ha incontrato nessuno dentro 
Roma? 

— Nessuno. 

— E qui, vicino a casa nostra? 

— Nessuno. Ho lasciato il cavallo a San 
Vitale, Massimino è tornato a casa sua.... 

— ....a casa sua..,, m'ha detto don Vin- 
cenzo che fugijirà stanotte.... 

— Stanotte fuge^irà? 

— Marcopepe t'ha visto? 

— Marcopepe m'ha visto da « Secchiot- 
to»; m'ha visto ed è rimasto allibito. 

— Il traditore è lui! 

— Povero Marcopepe.... 

— Il traditore è lui, non ti fidare! Noi 
dobbiamo aspettare cinque giorni.... cin- 
que giorni perchè? 

— Ma, non lo sai? Non t'ho narrato 
tutto? Gioachino Murat marcia su Roma, 
Pignatelli si trova a Terracina con l'e- 
sercito.... al divampare della sommossa 
popolare, entreranno i soldati italiani.... 

Angiola spaventata, traso- 
gnata, 

....della sommossa popolare a Ro- 
ma.... Marcopepe t'avrà riconosciuto? 

— Angiola, amore mio, mi dai l'ango- 
scia. M'avrà riconosciuto certamente. Noi 



— 121 — 

non ci siamo detti una parola, ma l'ac- 
cordo, c'è stato, tacito, immediato.... 

— Egli ti tradirà, ne son sicura! 

— Angiola, sii tranquilla, e non mi far 
pentire d'esser venuto a chiederti rifugio. 
Dove dovevo andare? a casa mia? 

— No, no, per carità.... 

— Bussare da Tagliaferri, da Senza- 
pane.... 

— No.... 

— ....all'orto di Nicola a San Teodoro.... 

— Nell'orto maledetto?... non sia mai! 
Il muro della chiesa gronda sangue per 
tanti « refrattari » fucilati, preti, semina- 
risti, popolani.... Un giorno son passata 
di là, c'era una pozza di sangue, e la folla 
ronzava intimorita, trattenuta dai birri.... 

Bruto interrompendola f sor- 
damente, 

— Grida vendetta avanti a Dio quel 
sangue, sangue dei nuovi martiri di Roma. 
Noi non siamo la carne da macello com- 
prata dai francesi o dai tedeschi ; fra cin- 
que giorni ci ribelleremo, morremo per 
la nostra libertà! 

— Madonna, è dunque vero! Non par- 
lare così, mi fai paura. 

Angiola corre alle varie 
porte della casa e ascolta in- 
timorita. 



— 122 — 

Mamma non è tornata ancora, Agnese 
non si vede.... dove saranno andate? La 
Montanari, non è tanto lontana.... Questo 
silenzio della casa vuota, mi dà lo smar- 
rimento ! 

— Non è meglio così? 

Angioìa sale sul ballatolo, apre la fine- 
stra, s'affaccia al balcone, e guarda nella 
limpida notte. Poi rientra, 

— Non si vede nessuno. Giù, davanti 
al portone, Marcopepe s'è messo a far la 
guardia.... Che silenzio pesante! 

Marco Bruto, prendendole le 

rnanly 

— Tu tremi per il freddo.... 

— No, no, per la paura.... 

— Tu mi metti spavento.... ma che hai? 

Marco fa per abbracciarla, 
ma Ancflola si sottrae, 

— Tu non sai perchè tremo.... tu non 
sai! Marco non mi toccare, adesso ti dirò.... 
ma confessami tu la verità.... io sono for- 
te.... sono donna romana.... è vero dun- 
que.... che là, sotto Santa Maria Libera- 
trice.... vicino a San Teodoro.... Che cosa 
avete fatto? 

— Noi? nulla! 

— Nulla? vuoi mentire con me? 

— Angiola.... 

— Ecco qual'è la gran tortura mia, la 



— 123 — 

menzogna che toglie l'energia!... La co- 
lonna onoraria, il due decembre.... i ba- 
rili venuti in contrabbando.... 

— Che sospetti tu? 

— Io sospettare?... no.... io sono certa! 
Tu non sei confidente ed è fatale.... 

— Ho giurato il silenzio*.... 

— Allora è vero! I barili di vino a 
Ripa Grande.... 

Marco, esasperato. 

— Son barili di polvere e son molti ; 
saranno venti accumulati insieme, con 
venti miccie sopra la catasta. Il giorno 
della festa imperiale, s'aprirà la voragine 
d'inferno come un vulcano! La terra tre- 
merà; campane a stormo daranno il se- 
gno alla sollevazione; sarà come nei ve- 
spri siciliani: ammazza, ammazza.... 

Ancjìola abbraccia folle- 
mente Marco Bruto e gli 
chiude la bocca con la mano 
aperta. 

— Ma non parlare più, chiudi la bocca.... 
mi pare di sentir cento condanne per 
tutti noi! 

Angiola quasi sviene fra le 
braccia di Bruto. 

Vedi? non reggo più, son la prima a 
morire! 



— 124 — 

Marco Bruto, spaventato, 

— Angiola.... Angiola.... 

— ....ara meglio per te Tandar soldato, 
era meglio per me morir d amore, dispe- 
rata, ma Dio su me benigno! Ora non oso 
sollevare il viso, ho paura del sole di 
domani, sento l'orror dei nuovi avveni- 
menti.... Eppoi.... non sai? Ho tutto con- 
fessato a don Vincenzo, domani don Vin- 
cenzo vi denunzia. 

xMarco Bruto dìvìncolancfosL 

— Disgraziata.... che hai fatto? 

— Mio padre è morto, non ho altri che 
Dio per confidare.... 

— Ma confidi con Giuda... 

— Con Giuda? no.... no, don Vincenzo 
vuol salvare tutti. Stasera avvertirà Bocca- 
paduli.... Massimino.... domani.... 

— Ma noi siamo perduti.... 

Angiola lacerandosi il petto, 

— ....che strazio.... è vero.... si.... do- 
mani don Vincenzo t'accusa, ma lui non 
sa che adesso hai disertato. Pure Fran- 
cesca ha confessato tutto.... domani, a 
prima messa vado io.... 

Marco Bruto estrae da! farsetto 

il pugnale, 

— Lo trovo io stanotte, lapposto a 



— 125 — 

San Luigi dei Francesi, e lo mando a 
deporre avanti a Dio! 

Angiola coraggiosamente afferra la mano 
di Marco Bruto armata del pugnale e co- 
manda, 

— Marco non voglio! Le strade sono 
piene di pattuglie, non ti muover di qui. 
Se Dio ci mette ad una prova estrema 
io sono forte per sua volontà. Io sono 
pronta ad ogni sacrificio, ma tu devi ub- 
bidirmi. Io ti terrei nascosto in questa 
casa se non t'avesse visto Marcopepe.... 

— Allora, dimmi tu, debbo partire? 

— No.... 

— Restar nemmeno. Allora dimmi tu, 
che devo fare, dimmi.... 

Angiola abbraccia Marco 
Bruto come per proteggerlo, 

— ....essere forte della mia coscienza.... 

— Per questo mi son dato disertore, e 
sono qui per chiederti rifugio. La nostra 
sorte è sopra la moneta con Teffigie di 
Cristo crocifisso, ma, se devo morir mar- 
tirizzato, m'aiutino col pio consentimento 
le tue pupille, nelle mie accese. 

S' inginocchia, avvince An- 
giola, 

L'impresa ardimentosa può fallire, ma 
benedire il tuo consentimento e.... chi ti 



— 126 — 

prega, chi ti chiede lasilo, è l'uomo che 
t ama ! 

Marco Bruto depone a terra 
il pugnale. 

L'avvenire dì Dio, la vita è mia, mi 
prenderanno dopo ii voto, morto! 

Stende la mano sul sim- 
bolo dell'impugnatura, 

^ Lo giuro sulla croce di Cristo! Adesso 
sia la tua volontà.... 

Sepie la postierla e cauta- 
mente s'affaccia Marcopepe, 

— Angiola, Marco Bruto, state allerta, 
arriva papà Siro. 

Marco Bruto ad Angiola, 

— Nascondimi.... 

— Dove? 

— Nella camera tua. 

Si sente bussare due volle alla porta. An- 
giola, barcollando, fa qualche passo, s'in- 
ginocchia con le mani poggiate sull'orlo del 
canterano, davanti ali'imagine della Ma- 
donna; poi, risoluta si alza, apre la porta 
della sua stanza, ed indicandola a Marco 
Bruto dice semplicemente^ 

— Entra. 

Marco Bruto sinchina sul limitare, e 
le bacia la destra prima di varcare la 
soglia, 

Angiola richiude la porta e si mette da- 
vanti ad essa come volesse proteggerla. 



— 127 — 

Si apre la postierla e rientra Marcopepe 
sostenendo la lucerna che rischiara il cam- 
mino a Siro Iliaco, Siro intabarrato lo se- 
^ue, e senza accorgersi di Angiola, traversa 
la stanza dirigendosi al suo appartamento. 

Con il piede urta nel pugnale deposto a 
terra da Marco Bruto. 

S'inchina, lo raccoglie, lo mostra a Mar- 
copepe, 

— Come si trova qui, questo pugnale? 

Marcopepe, pronùj, 

— E mio.... sarà caduto adesso dalla 
mia saccoccia, venendo incontro a Vostra 
Signoria. 

-— E tu, porti simili arnesi indosso? Non 
sai la legge? 

— Fuori di casa non lo porto mai; 
ma questa signor Siro è casa di donne, 
le precauzioni non sono mai troppe. 

Allora, nel silenzio notturno, si sente un 
gran fischio sospetto. 

— Sente questi segnali? È l'ora degli 
avanzi di galera. 

Siro, alla luce della lanterna, osserva at- 
tentamente il pugnale, e legge un'impresa 
sulla impugnatura, 

— L'Alfa e l'Omega.... ma tu, come 
possiedi questo pugnale ? 

— Perchè ? 

— E Tarma d'una setta. 



— 128 — 
Marcopepe, imbarazzato^ 

— ....Oggi, partendo, me Tha dato in 
consegna Marco Bruto. 

— Sarebbe Marco Bruto, « carbonaro » ? 

— Io non Io so. 

— Dammi questo pugnale. 

Marcopepe, stendendo la mano 
all'arme^ 

— Ah questo no, non posso.... Piutto- 
sto prometto a Vostra Signoria di seppel- 
lirlo domani nella cantina. 

Siro, riconsegnando il pu- 
gnale a Marcopepe^ 

— Quest'arme insidiosa, pare un an- 
nuncio sinistro.... attento a te. 

Siro continua verso le sue stanze nelle 
quali entra. 

Nella notte si ode un secondo fischio si- 
mile al primo. 

Marcopepe de/wne la lucerna a terra, 
posa il pugnale sul canterano davanti alla 
ima g ine della Madonna, fruga sotto ed estrae 
V uniforme del soldato francese preparata per 
il cane. 

Poi, senza curarsi di Angiola rimasta 
rigida come una cariatide contro la porta, 
monta la scala, apre la finestra, s'affaccia 
sulla terrazza e vibra nell'aria notturna 
un terzo fischio in risposta ai precedenti. 



La mattina del 28 novembre, nel gabi- 
netto particolare del conte Sestio de Miol- 
lis, generale dell'esercito francese, vice- 
governatore di Roma nel palazzo Aldo- 
brandini alla salita di Magnanapoli. 

Nella gran sala settecentesca, ornata 
di affreschi, si ammirano, come in un 
museo, statue, colonne, sculture antiche, 
delle quali il de Miollis è collezionista 
appassionato. 

Le scrivanie del generale e del suo se- 
gretario privato, Siro Iliaco, sono una in 
faccia all'altra; dietro a la scrivania del 
de Miollis, si vede un grande camino 
sulla cui cimasa è poggiato il quadro 
dell' Ingres rappresentante « Virgilio che 
legge l'Eneide a Livia ». Nel camino sono 
situati gli alari di bronzo ornati di figure, 
fra i quali arde il fuoco scoppiettante. 
Nel fondo, la grande vetrata si apre sul 

Sartorio. „ 



il 



\ — i3o — 

< 

giardino della villa, e si vedono i cipressi, 
i pini, e al di là della torre delle Mi- 
lizie, alta e massiccia, il panorama di 
Roma. 

Siro Iliaco siede alla scrivania, sigilla 
alcune lettere e le consegna ai servi, ai 
soldati, che, ritti intorno alla scrivania, le 
attendono. 

La grande vetrata si apre, entra Mom- 
mo, ed avvicinandosi al padre: 

— Papà, buon giorno. Sua Eccellenza 
non è ancora venuto? 

Siro, senza interrompere le 
sue occupazioni, 

— Sua Eccellenza il governatore non è 
ancora rientrato. Che cosa volete da lui? 

— M'ha mandato a chiamare perchè 
faccia una stima di alcune sculture an- 
tiche. 

Siro rivolgendosi ad un 
lacchèy 

— Avete consegnati gl'inviti dì ieri? 

— Tutti, ecco le ricevute. 

Siro scorrendo rapidamente 
il registro^ 

— ....Sforza Cesarlni, Braschi, Massimo, 
Odescalchi, Rospigliosi, Buoncompagni.... 



i 



— i3i — 

Antonio, uno dei servi y 

— Dovrei parlarle, signor Siro, d'un 
fatto grave.... 

-- Antonio, aspettate. 

Siro si rivolge nuovamente 
al lacchè, 

— - Avete domandato se i signori ai quali 
l'invito era rivolto si trovassero in Roma? 
Se sarebbero tornati il due decembre? 

— Sono quasi tutti assenti; i servi mi 
hanno tutti egualmente risposto d'igno- 
rare i progetti dei loro padroni. 

— Lasciate il registro ed attendete nel- 
l'anticamera. 

Siro distribuisce gruppi di 
lettere alle varie ordinanze 
che lo attendono, 

— Per il sindaco duca Braschi, al ee- 
nerale barone Radet, all'Eccellenza Nor- 
vins Montbreton, al prefetto de Tournon, 
a Sua Ecccellenza Marziale Daru.... 

Mentre la distribuzione ha luogo, Anto- 
nio fa qualche passo, gestisce come par- 
lasse a sé stesso. 

Ricevute le lettere, ogni ordinanza fa il 
saluto e parte. Dopo l'ultima, il segretario 
si rivolge al servo, 

— Dunque, Antonio, che cos'è acca- 
duto? 

— Questa notte hanno attaccato sulle 



% 



— l32 — 

mura del palazzo Aldobrandini un cane 
decapitato e vestito con luniforme di sol- 
dato francese. 

— In questa maniera sorvegliano i 
birri il palazzo del governatore? Le sen- 
tinelle non hanno veduto nulla? 

— Il fatto dev'essere accaduto dopo 
Tuna: a quell'ora la sorveglianza è mi- 
nore. 

— Darò ordine che sia intensificata. 
Intanto credo opportuno di non raccon- 
tare il fatto a Sua Eccellenza il governa- 
tore; è un insulto volgare e non va rile- 
vato. 

— Signor Siro, se lei non Io dicesse 
al governatore, glielo direi io. Il cane 
ammazzato era Fido, il mio cane da cac- 
cia, ed io conosco luccisore: è un mal- 
vivente che da tempo ronza intorno al 
palazzo Aldobrandini, e agisce per ven- 
detta. Una notte l'abbiamo sorpreso men- 
tre attaccava sui muri della villa una pa- 
squinata e gli aizzai contro il cane. Fido 
l'afferrò per le brache, lo morse al vivo, 
e quel vigliacco non l'ha scordato più! 

— Parli di Marcopepe, il servo di casa 
Donnini? 

— Proprio di lui. 

— Hai le prove che l'autore dello sfre- 
gio e l'uccisore del cane sia lui? 



I 



— 133 — 

— lersera mi sono trattenuto fino a 
mezzanotte all'osteria del « Secchiotto » ; 
nella prima stanza Marcopepe giuocava 
a tresette con una compagnia di « mi- 
nenti », Fido andava da una stanza al- 
l'altra e tutti gli facevano festa ; ai cani 
vogliono bene tutti. Quando sono uscito, 
la compagnia di Marcopepe non c'era 
più, ma Fido neanche. Ho girato più di 
un'ora per i vicoli, ho fischiato a tutti i 
cani randagi, Fido era sparito. Stamane 
l'hanno scoperto decapitato, mascherato, 
e crocifisso, proprio su quel muro dove 
Marcopepe aveva attaccato la pasquinata ; 
l'uccisore non può essere che lui. 

— Queste non sono prove, sono so- 
spetti. 

— Senta, signor Siro, non lo protegga 
più.... 

"7 }^ non Pi*oteggo nessuno, però, alla 
polizia bisogna dare delle denuncie espli- 
cite. 

— Signor Siro, se lei Io volesse pro- 
teggere ancora, io lo direi al governatore 
senz'altro. 

Siro ìratOf 

— Tu al governatore non dirai nulla, 
e se osi insistere, ti faccio mettere alla 
porta. Io, per tua regola, non proteggo 



— . i34 ~ 

nessuno, e neanche te. Vattene in anti- 
camera. 

Siro ancora imbronciato s'avvede che 
Mommo ha assistito alla scena e l'apostrofa, 

— Che volete voi? 

— Sua Eccellenza m'ha mandato a chia- 
mare. 

Siro si siedcy 

— Perchè? 

— Per una stima. 

— Attendetelo nel giardino. 

— Papà, io pure dovrei informarvi di 
qualche grave fatto. Vedo che sono arri- 
vato in un brutto momento, ma la vita 
d'un uomo vale più della vita d'un cane. 

— Che cosa è accaduto? 

— Marco Bruto ha disertato e si è ri- 
fugiato a Roma. 

— Ebbene? 

— Bisogna salvarlo. 

Siro si leva. 

— A che v'immischiate voi delle cose 
che non vi riguardano ? Che venite a rac- 
contarmi ? 

— Voi sapete troppo bene le sventure 
della famiglia Donnini; la nuova disgrazia 
minaccia di essere il colpo fatale. Se voi 
interessate il generale de MioUis, egli po- 
trebbe farlo incorporare nuovamente, per- 



\\ 



— i35 — 

che Marco Bruto non s'è dato alla mac- 
chia, s'è rifugiato a Roma. 

Siro sempre più irato, 

— E perchè vi immischiate nelle cose 
che non vi riguardano; sono io forse il 
protettore dei « refrattari » romani ? Ta- 
cete vi dico. 

Torna a sedersi, e scartabella nervosa- 
mente qualche carta. 

Mommo rimane un momento indeciso, poi 
si dirige risoluto verso la vetrata. 

— Dove andate? 

— Vado ad avvertire Marco Bruto di 
battere la campagna. 

— Non vi muovete di là ; ecco Sua Ec- 
cellenza. 

Al di là della vetrata si vede avanzare 
un gruppo di ufficiali francesi che seguono 
il generale conte Sestio de MioUis. Egli, pri- 
ma d'entrare nella sala, impartisce delle 
istruzioni, e gli ufficiali, sull'attenti, dopo 
di averle ricevute, fanno il saluto e partono. 

Poi la vetrata viene aperta ed entrano 
il generale de MioUis e il suo aiutante di 
campo, capitano ^Garabeau. 

Il generale de MioUis, alto, severamente 
vestito, è completamente rasato e sulla ma- 
scella destra porta la cicatrice del colpo 
di sciabola ricevuto a Yorktoivn, in America, 
quando militava con Lafayctte. 

Il capitano Garabeau, che nei saloni ro- 
mani introdusse il walzer, è un elegante 
ufficiale degli ussari. 







— i36 — 

// generale ed il capitano tornano dalla 
giornaliera ispezione alle mura di Roma, 
Siro si alza, e fa una profonda reverenza, 

11 generale de Miollis, vedendo 

Mommo, 

— Il nostro scultore è qui; m'hanno 
offerto in vendita due cani di marmo nero, 
provenienti da villa Adriana; anziché do- 
mandare l'opinione del grande Canova, 
ho voluto sentir quella del nostro ani- 
malista piemontese. 

Come procede il lavorò della colonna 
onoraria? Sarà ultimata per il due de- 
cembre? Le sculture antiche sono là, in 
fondo al giardino; precedetemi, se cre- 
dete; verrò subito. 

Mommo fa un inchino ed esce nel giar- 
dino. 

Il generale de Miollis si rivolge al suo 
aiutante, come se il segretario particolare 
non esistesse: e, spiegando sul tavolo una 
gran pianta della città di Roma, ne indica 
qualche punto al capitano Garabeau. 

— Nel caso d'uno sbarco di truppe 
inglesi, i punti deboli delle mura sareb- 
bero qui.... A tutti questi ufficiali napo- 
letani che, invasa Roma, si mostrano così 
premurosi per la nostra salvezza, potrem- 
mo proporre di collocare là le artiglierie 
che arriveranno col principe Pignattelli. 
Siccome io non mi fido di loro, non muo- 



— i37 — 

vero un cannone dagli spalti di Castel 
Sant'Angelo, né un fucile dall'armeria. In 
caso di rovesci, attenderemo là, a Castel 
Sant'Angelo, il viceré d' Italia. Per questo 
ho affrettata la partenza dei coscritti ro- 
mani ; il contingente di uomini validi po- 
teva ingrossare le file dell'esercito di 
Gioachino Murat, fraternizzare,... 

Il capitano Garabeau, commentando. 

— Le notizie arrivate stamane su que- 
ste reclute fanno dubitare del numero 
che raggiungerà il confine toscano. Qua- 
ranta si sono sbandate prima d'arrivare 
a Leprignano, proprio nel territorio ove 
si aggirano le bande di Felice Battaglia. 

Il generale de Miollis. 

— Ho dati ordini precisi e severi per 
l'inseguimento e l'esecuzione immediata 
dei catturati. Questo brigantaggio romano 
comincia ad essere impressionante e non 
vorrei assumesse l'aspetto d'una solleva- 
zione nazionale. 

Entra Antonio, 

— Eccellenza, un sacerdote, il reve- 
rendo Vincenzo Soria, domanda di par- 
lare al governatore di Roma. 

— Ditegli che le udienze le concedo al 
<< bureau » di palazzo Doria. 

Antonio esce^ 



— i38 — 

Il generale de Miollis 

ripigliando la conver- 
sazione col Garabcau, 

— Questi servi di Dio, verso i quali 
un tempo fui deferente, cominciano ad 
essere un incubo. Duemila saranno i preti 
di Roma, contro i quali non la possono 
i soldati di Jena e d'Austerlitz. 

Siro, sollevando il volto dalle 
carte, 

— Perdoni TEccellenza Vostra se inter- 
loquisco, ma questo reverendo Soria lo 
deve ricordare; fu lui che disse al Pan- 
theon l'apologia sul ventre della impera- 
trice Maria Luisa, paragonandolo a quello 
di Maria Santissima. Del resto lo cono- 
sco anch'io personalmente, perchè fre- 
quenta la casa di Lucia Donnini. 

— Il suo nome non mi è ignoto anche 
per altre ragioni. Siro, a proposito della 
Donnini, vi devo parlare della sua istanza 
che ho letta attentamente. Riconosco che 
la vedova del curiale.... 

Antonio ritorna, 

— Eccellenza, don Vincenzo Soria in- 
siste per vedere subito il governatore di 
Roma; dice trattarsi di cosa che non 
ammette dilazione. 

— Diavolo.... fatelo entrare. 



- 139 - 

Il capitano Garabeau, salutando mi- 
litarmente, 

— Signor Generale, col suo permesso, 
vorrei tornare al quartiere.... 

— No, non vi allontanate, vi prego; non 
si sa mai che possa accadere; attende- 
temi, 

// capitano esce. 

Il generale de Miollis siede, volgendo le 
spalle al fuoco del caminetto ; la porta si 
apre ed entra don Vincenzo col cappello in 
mano e uno scartafaccio sottobraccio. Si 
avanza, facendo profondissimi inchini. 

— Faccio i miei doverosi ossequi al 
Luogotenente del Governatore di Roma, 
rappresentante del nostro glorioso Impe- 
ratore. 

Il generale de Miollis, 

distrattamente, 

— Soria non è vero? Don Vincenzo 
Soria.... 

— Don Vincenzo Soria, canonico di San 
Luigi dei Francesi, appartenente al capi- 
tolo che ha date prove non dubbie di 
fedeltà al nostro Imperatore. 

Don Vincenzo cerca vicino a sé una se- 
dia, che non gli viene offerta, e guarda 
sospettoso Siro, il quale, impassibile, scrive, 

— Se non isbaglio, signor Canonico, 
siete voi stesso che interessaste mio fra- 



— 140 — 

tello, il Vescovo di Digne, riguardo alle 
designazioni per la Delegazione apostolica. 

Don Vincenzo s inchina. 

Reverendo, parlate: io vi ascolto. 

Don Vincenzo, 

accennando a Siro. 

— Le rivelazioni che devo fare per la 
salvezza del governo imperiale non am- 
mettono la presenza di estranei. 

11 generale de Mioliis a Siro Iliaco, 

— Siro, di grazia, lasciateci per due 
minuti.... 

Siro si alza, fa un inchino al generale 
de Mioliis ed esce per la porta a destra^ 

Il generale de MioUis siede, 

— Monsignore, siamo soli, parlate. 

Don Vincenzo, benché non invitato, prende 
una sedia, la colloca davanti alla scrivania 
del generale, e, sedutosi, incomincia, 

— L'Eccellenza Vostra saprà che, come 
fece per la vittoria di Lipsia, per il due 
decembre, monsignor Attanasio, delegato 
apostolico, si rifiuta di cantare in San 
Pietro il solenne Te Deum.... 

U generale de Mioliis, 

interrompendolo. 

~ Se siete venuto per parlarmi ancora 
di questo.... 



!l 



— 141 — - 

— Sono venuto per parlarle di tanti 
nemici delFinvincibile Imperatore, e mon- 
signore Attanasio è fra questi. Io sono, 
signor Governatore, fra coloro che con- 
fidano nel destino divino di Napoleone, 
il grande Inviato di Dio a riordinare la 
cristianità. 

— Don Vincenzo Soria, siate breve, vi 
prego ; io ho molto da fare. 

— Abbia r Eccellenza Vostra la beni- 
gnità di lasciarmi esporre i fatti con or- 
dine. Io sono venuto a fare gravi rivela- 
zioni per r incolumità particolare del Go- 
vernatore di Roma ; sia Vostra Eccellenza 
benigna con un povero servo di Dio, il 
quale umilmente sta per esporre non solo 
i termini del pericolo che la minaccia, 
ma anche il movente che lo sospinge a 
parlare. 

— Le vostre parole vogliono forse si- 
gnificare che, venuto a fare una delazione 
neirinteresse dello Stato, chiedete un de- 
terminato compenso? 

— No, signor Vice Governatore. Io sono 
venuto a compiere un dovere come cit- 
tadino e come ministro del culto, due qua- 
lifiche che l'Eccellenza Vostra deve te- 
nere presenti. 

— La missione spirituale, che un tempo 
sollecitaste per mezzo di mio fratello. 



— 142 — 

non solo non dipende da me; ma, se io 
ponessi e raccomandassi una candidatura, 
il protetto dovrebbe essere un esemplare 
di virtù cristiana. Da quello che mi e dato 
arguire, voi avete in animo di narrare fatti 
che implicheranno azione penale verso 
uno o più cittadini romani; ebbene questi 
vi accuseranno di essere un « Iscariota ». 

Don Vincenzo, alzandosi con 

enfasi, 

— Nessuno avanti all'Altissimo potrà 
fare una simile accusa! Ho riflettuto lun- 
gamente alla posizione apparentemente 
ambigua, che le circostanze drammatiche 
mi hanno creata ; ma, prima di venire co- 
raggiosamente in questo palazzo, ho prov- 
veduto alla sicurezza completa dell'anima 
mia. Sono ben lungi dal porre delle con- 
dizioni; ma se, per una ipotesi ammissi- 
bile, la mia umile persona venisse desi- 
gnata per celebrare sul primo altare della 
cristianità, le mie mani innalzando lostia 
consacrata, non commetterebbero sacri- 
legio. 

— Se è come voi dite, narratemi quanto 
sapete ; ma, ve ne prego ancora una volta, 
siate conciso. 

Don Vincenzo cava il fazzoletto, si 
asciuga le mani ed il volto, torna a sedersi ; 
poi, pacatamente, facendo le viste di non 



— 143 — 

accorgersi della impazienza di Sestio de 
Miollis, 

— Rammenta , signor Governatore , 
quando nel milleottocentodieci, vennero, 
in Roma e nelle Provincie, inaugurate le 
logge massoniche? Il venerabile Radet 
fece là, nell'edificio di «Propaganda Fide», 
un certo sfoggio della sua teologia da 
gendarme ; ma, nell'ex convento dei Fran- 
cescani a Viterbo, l'inaugurazione minac- 
ciò di finire tragicamente; il convento era 
stato minato. 

Il generale de Miollis, impaziente, 

— Reverendo, venga ai fatti. Io comin- 
cio a trovare eccessive queste sue diva- 
gazioni. 

Estrae dal taschino l'oro- 
logio e lo consulta, 

....Vi dò cinque minuti di tempo per 
concludere. 

— Ma io non divago, anzi concludo. La 
colonna onoraria, innalzata al Foro Ro- 
mano per festeggiare l'anniversario d'Au- 
sterlitz, ed il palco preparato per le rap- 
presentanze dell' Imperatore e del governo 
centrale sono minati. Sicché, mentre l'Ec- 
cellenza Vostra, insieme con i rappresen- 
tanti, assisterà alle evoluzioni delle truppe, 
la miccia che percorre un sotterraneo, il 



— 144 — 
quale va da Santa Maria Liberatrice al 
tempio di Antonino e Faustina, comuni- 
cherà le fiamme ai barili di polvere ac- 
cumulati sotto l'altare della patria, e farà 
aprire un vulcano, capace di subissare 
perfino le tre colonne del tempio di Giove 
Statore. 

Il generale de Miollis, alzandosi, 

— Siete sicuro di quello che dite? 

— Con fatti di simile gravità non si 
scherza. 

— E questa opera del partito repub- 
blicano? 

— E opera della « Lega Italiana ». 

— Sono i seguaci di don Felice Batta- 
glia? Come sapete voi tutto ciò? 

— L'ho appreso da tre donne penitenti 
sotto il suggello della confessione. 

—- Saprete anche i nomi dei cospiratori ? 

Don Vincenzo, mostrando lo scartafaccio 
che tiene sottobraccio, 

— Qui c'è la narrazione dettagliata 
del come è organizzato l'attentato, la de- 
scrizione delle località, ed il nome di tutti 
i congiurati, non uno escluso. 

Il generale de Miollis 

stende la mano, 

— Date a me. 



— 145 — 

Don Vincenzo, come se non Fa- 

vesse compreso, 
continua. 

— Noi, da oggi al due decembre, ab- 
biamo quattro giorni, durante i quali po- 
trebbero accadere altre cose, di cui sarebbe 
bene tenere informata TEccellenza Vostra. 
Com'è facile prevedere, oggi stesso gli 
agenti perquisiranno il podere di Nicola 
Boccapaduli, e forse i congiurati escogi- 
teranno un altro mezzo per sopprimere 
le rappresentanze dello Stato. Potrei sa- 
pere queste nuove macchinazioni e vorrei 
avere il modo di comunicarle subito a viva 
voce. 

Il generale de Miollis si siede alla 

scrivania, 

~ Vi darò un lascia-passare, col quale, 
a qualunque ora, potrete essere introdotto 
nel mio gabinetto. In mia assenza trove- 
rete il mio segretario particolare. 

— Io vorrei parlare solo con l'Eccel- 
lenza Vostra. 

— Il mio segretario gode la mia illimi- 
tata fiducia. 

-- Comprendo; egli però non gode la 
mia. Anzi, se l'Eccellenza Vostra lo per- 
mettesse, a questo riguardo potrei sugge- 
rire una raccomandazione. 

SAitTOMO. 2Q 



— 146 — 

— Vorreste per caso mettermi in guar- 
dia contro Siro Iliaco? Risparmiatevi, vi 
prego, un simile fastidio. 

— Non vorrei generare un vero sospetto 
sulla fedeltà e sulla rispettabilità del suo 
segretario particolare; ma Siro Iliaco ha 
un figlio artista, di sangue ardente, e le 
romane sono molto avvenenti. Anche in- 
volontariamente, si potrebbe, per quel 
tramite, far male alla causa dell'Impero. 
Le romane sono appassionate, amano le 
confidenze, ma poi queste confidenze pe- 
sano sulla loro coscienza. Sono religiose 
fino alla superstizione, e, se si confessas- 
sero a qualche malintenzionato sacer- 
dote.... 

— Sareste pure il confessore dell'amante 
dì Girolamo Iliaco? 

— Fino ad oggi sì, domani potrei non 
esserlo piiì. 

— La vostra reverenda persona ha, a 
quanto sembra, raccolto da parte delle 
anime timorate un vero suffragio. 

— Sono felice di mettere questo mio 
ascendente a profitto del buon governo. 



Il generale de MioUis, scrivendo il 

lascia-passare, 

— Eccovi il lascia-passare ; datemi la de- 
posizione scritta. 



- 147 — 

Don Vincenzo, consegnando lo 

scartafaccio. 

— Ve lo consegno in ricambio della vo- 
stra benevolenza. 

— L'avvenire è in grembo a Giove. 

— E vero, non si sa mai; ma se gli 
eventi volgessero sinistri alla buona causa, 
io sarei sempre grato all'Eccellenza Vo- 
stra della buona intenzione. 

— Speriamo bene, intanto andate. 

Tira il cordone del campanello e il cano- 
nico fa un profondo inchino. Antonio apre 
la porta e Don Vincenzo, prima di varcarla, 
ripete r inchino. Uscito, il cfenerale de MioUis 
comanda : 

— Antonio, scendete subito in portine- 
ria, ordinate al capoposto che faccia pe- 
dinare da due birri il reverendo uscito 
or ora ; essi non devono perderlo mai di 
vista. Fate rientrare il signor Iliaco. 

Antonio esce; entra Siro il quale silen- 
ziosamente riprende posto allo scrittoio. Il 
generale de MioUis passeggia per lungo 
e per largo, leggendo lo scartafaccio di 
don Vincenzo. 

— Siro. 

e, . , ^ìro si alza. 

— Siro, leggete. 

Il generale de MioUis consegna ad Iliaco 
la delazione scritta, 

Siro scorre le prime righe, leggendo a 
mezza voce, e poiy spaventato del conte- 



— 148 — 

nuto, involontariamente finisce col le^^ere 
a voce alta. 



— « ....l'orto di Nicola Boccapaduli si 
« trova fra il tempio di Giove Statore e 
« la chiesa di San Teodoro ; le mura di 
« un edificio romano contengono il gra- 
« naio ; dal granaio si scende per una bo- 
« tola in un sotterraneo che comunica con 
« Santa Maria Liberatrice e finisce sotto 
«la colonna onoraria del Valadier, ov'è 
«situata la mina....» 

Ma è orribile!... 

— Leggete, leggete ancora. 

— «....Ecco i nomi dei congiurati: 
« Lorenzo Stracciacappa, possidente in 

« Borgo ; Fortunato Liberatori, capoma- 
« stro muratore ai Monti; Massimiano Gio- 
« vita, vignarolo. Marco Bruto Riganti.... » 

Siro quasi traballa, non ha piti voce per 
proseguire e stringe il manoscritto balbet- 
tando, 

— Ma è.... orribile.... 

Il generale de MìoUis 

vedendola sua 
commozione.», 

— Siro.... 

— Perdoni F Eccellenza Vostra, il mio 
turbamento.... Chi costruisce la colonna 
onoraria è mio figlio Girolamo, e, sebbene 



— 149 — 
io, sopra ogni altro, abbia il dovere di 
preoccuparmi del pericolo corso dalFEc- 
cellenza Vostra, non posso vincere la 
commozione.... 

— - Siro, comprendo perfettamente la 
situazione dell'animo vostro. Non c'è, 
come vedete, tempo da perdere; oggi 
siamo al ventotto novembre, il due de- 
cembre si deve celebrare la festa. Bisogna 
agire rapidamente, e stimo opportuno di 
non fidarmi in questo frangente né della 
polizia, né del Norvins, del quale ho sem- 
pre diffidato. Il mio fedele aiutante di 
campo potrà servirmi con fermezza e ra- 
pidità. 

Tira il cordone del campa- 
nello ed entra Antonio. 

— Chiamatemi il capitano Garabeau. 

Antonio esce, entra il ca- 
pitano Garabeau. 

"« 

— E stato provvidenziale che non vi 
siate allontanato dal palazzo Aldobran- 
dini, perchè accade tal cosa, per la quale 
ho bisogno della vostra fermezza di uomo 
d'azione. Prendete con voi un drappello 
di uomini risoluti, e fatevi condurre da 
un feirro dei più fidi a Campo Vaccino, 
in prossimità della chiesa di San Teo- 
doro. Circondate l'orto che confina con 



/■ 



— i5o — 

la chiesa di Santa Maria Liberatrice e gli 
Orti Farnesiani.... 

n podere appartiene al signor.... a! 
signor.... 

// (jenerale prende dalie mani di Siro lo 
scartafaccio di don Vincenzo, e lo scarta- 
bella, finché trova il nome 

....Boccapaduli, Nicola Boccapaduli. 

// generale riconsegna il manoscritto a 
Siro, 

— Siro, vi prego, scrivete sur un foglio 
di carta tutte queste notizie sulla località, 
per darle al Capitano. 

// de Mìollis si rivolge nuo- 
vamente al Garabeau, 

Entrerete nell'orto, nel granaio situato 
fra le mura d'un edificio antico; e nel 
piancito, in un angolo, scoprirete una bo- 
tola che immette nei sotterranei. Penetre- 
rete in essa con le maggiori precauzioni, 
perchè al termine del corridoio esiste un 
enorme deposito di polveri piriche, ba- 
stanti a subissare tutto il Foro romano. 
Andate, impadronitevi del proprietario e, 
se lo potete, di quanti troverete là e con- 
duceteli con il massimo riserbo nel quar- 
tiere di Santa Caterina. Lascerete un 
numero sufficiente di soldati a guardia 
del luogo. 

// generale de Miollis prende dalle mani 



— l5l — 

di Siro il foglio con le notizie, e lo dà al 
capitano. 

Andate, Capitano, e siate prudente. 

— Mio Generale, contate su di me. 

Partito il capitano, il generale de Miollis 
comincia a scorrere la sua corrispondenza, 

Siro gli riconsegna lo scartafaccio di 
don Vincenzo, ed il Generale lo ripone in 
un cassetto dello scrittoio, che chiude a 
chiave, lasciando però la chiave attaccata : 

— Siro, ricordatevi, la delazione del 
canonico Soria si trova qui. 

Siro annuisce. Il Generale, apparente- 
mente calmo, ricomincia a leggere la sua 
corrispondenza, poi domanda distratta- 
mente. 

— Sono stati spediti gl'inviti per la se- 
rata del due Decembre? 

— Tutti, Eccellenza, e gli ultimi saranno 
consegnati questa mattina.... Finora però 
ben pochi degli invitati si trovano a Roma. 

— I bei tempi del milleottocentodieci 
sono tramontati; temo che la prossima 
festa al palazzo Doria riuscirà come quella 
del sei Luglio al palazzo del Quirinale. 

— L'Eccellenza Vostra non è Marziale 
Daru, il palazzo Doria non è il Quirinale. 

— Vedrete, all'infuori della mia buona 
amica, Marianna Montanari, di Madame 
Récamier, della baronessa Adele de Tour- 
non, non interverranno altre signore.... A 



— l52 — 

proposito di donne, ditemi, Siro, vostro 
figlio Girolamo, è forse innamorato di 
qualche giovinetta romana? 

Siro trasalisce e risponde. 

— Eccellenza sì, è fidanzato di Agnese 
Donnini, la prima figlia di donna Lucia..,. 

— Una ragazza onesta? 

— Un fiore d'onestà. 

— Divota? 

— Come tutte le romane. 

— Sapete che don Vincenzo Soria è il 
suo confessore? 

— Come dissi all'Eccellenza Vostra, io 
so che don Vincenzo frequenta la casa 
della mia ospite. 

— Don Vincenzo stesso mi ha infor- 
mato di ciò. 

— Con quale scopo? 

— Chi sa? è un prete « giuratore ». 

Si fa un imbarazzante silenzio, poi il 
cjenerale de Miollis riprende a dire: 

— Ho letta la supplica della vostra 
ospite Lucia Donnini; essa ha ragione; 
benché Nino Donnini non volesse pre- 
stare giuramento, vent anni di servizio nei 
tribunali non si possono disconoscere. Ma 
perchè Lucia Donnini non mi ha presen- 
tato ristanza un anno fa? 

— Perchè un anno fa l'avvenire della 
famiglia Donnini era quasi lieto, la se- 



— 153 — 

conda figlia doveva sposare un ricchissi- 
mo figlio di famiglia. 

— 11 fidanzato è morto? 

— No, è andato coscritto. 

— Se era ricco, perchè non ha pagato 
il cambio? 

— Il matrimonio è avversato dal padre 
del fidanzato, il quale si è ostinatamente 
rifiutato a versare la somma occorrente. 

— Per avarizia? 

— Non pare, la cosa è misteriosa. Mi 
racconta Lucia Donnini che suo marito, 
il defunto notaio, era amicissimo di que- 
sto ricco proprietario della campagna ro- 
mana. 

—- Se io fossi stato interessato a tempo, 
se questa circostanza mi fosse stata nota, 
io avrei giovato indirettamente alla Don- 
nini, facendo incorporare la recluta nelle 
milizie territoriali. L'avrei magari desti- 
nata al servizio della gendarmeria di Ra- 
det, incaricata della polizia nella provin- 
cia.... Lo so che la caccia ai briganti, 
il cui contingente è fornito in massima 
parte dai disertori, ripugna ai «romani di 
Roma», ma noi avremmo procrastinato 
il suo servizio attivo, con l'adibirlo alla 
contabilità; i romani hanno un'attitudine 
amministrativa non comune, e la via d'u- 
scita era quasi legittima.... 



— i54 — 

// cfenerale de Mioìiis guarda Siro carne 
se attendesse da luì una risposta, ma Siro, 
a testa bassa, finche di essere tutto assor- 
bito nel suo lavoro e non risponde, 

— Siro, vi annoio forse? 

■— Eccellenza, che dice mai! II suo in- 
teressamento per la causa della Donnini 
è un onore anche per me. Ma la fatalità 
ha precipitata ogni cosa; è meglio non 
pensarci più, è meglio non pensarci più.... 

Siro riabbassa la testa, finge di essere 
nuovamente assorbito dal lavoro. Ma il ge- 
nerale de Miollis continua. 

— Lo so che dovendo pensare a tante 
cose gravi, ed anche alla nostra personale 
sicurezza, oltre la salvezza dell'Impero, 
sarebbe meglio non pensarci più.... 

Sapete Siro a quanto ammonta oggi 
come oggi il nostro tesoro? A duecento- 
mila franchi. Le spese vive per la festa 
del due Decembre ne falcidieranno una 
buona metà, e se noi il tre od il quattro 
ci troveremo nella necessità di rinchiu- 
derci a Castel Sant'Angiolo, per la pro- 
babile occupazione di Roma da parte di 
Gioachino Murat, tutta la nostra riserva 
metallica sarà di cinquemila napoleoni 
in oro. Alla Donnini non posso accordare, 
adesso, neppure un lieve sussidio.... 

Siro, imbarazzato, per non rispondere. 



— i55 — 

annuisce col capo ; poi, per far divergere il 
discorso sur un altro argomento, propone, 

— Vorrei richiamare l'attenzione del- 
TEccellenza Vostra sopra un disgustoso 
sfregio all'esercito francese.... 

— Ma Siro, lasciatemi finire.... 

— Perchè lo sfregio è avvenuto sulla 
porta di questo palazzo.... 

— Lasciatemi finire! Parrebbe che il 
mio interessamento per la vostra stessa 
raccomandata, per la povera vedova Don- 
nini, quasi vi dispaccia. In quale corpo 
d'armata serve il fidanzato della Donnini? 

Siro con un fil di voce, 

— Non lo so.... 

— Da quanti mesi serve? 

— E partito ieri sera. 

— Ieri sera? Ma allora è possibile fare 
qualche cosa per lui! I coscritti si tro- 
vano ancora in Sabina.... Come si chiama 
la recluta? 

— Non Io rammento. 

Il generale de Miollis, sorpreso. 

— Come? Non lo rammentate? La vo- 
stra tenace memoria di allobrogo comin- 
cerebbe ad arrugginire? 

Siro, facendo forza a sé 
stesso. 

— In verità, Eccellenza, io il suo nome 



— i56 — 

non l'ho saputo mai, perchè, personal- 
mente, il jfìdanzato di Angiola Donnini 
non l'ho mai conosciuto. Domani, però, 
sarà mìo dovere di far presente alla Ec- 
cellenza Vostra, lo stato civile della re- 
cluta. 

— Io mi occuperò di lui.... tranne il 
caso che il nostro coscritto sia fra i qua- 
ranta che si sono dati alla macchia. 

Entra Antonio e si rivolge 
al generale de Miollis. 

— Eccellenza, il signor Girolamo Iliaco 
domanda se deve partire od attendere an- 
cora gli ordini del signor Governatore. 

Siro scattando. 

— Ma se ne vada! 

— « Lupus in fabula » ; vostro figlio è 
là ad attendermi, io mi sono completa- 
mente scordato di lui.... 

Siro turbato. 

Girolamo potrà tornare domani.... 

— Oh no, vorrei mi dicesse ora la sua 
opinione sopra i due cani greco-romani 
che gli ho indicati.... 

Siro, sforzandosi di sorri- 
dere. 

— Io mi permetto di suggerire all'Ec- 
cellenza Vostra di rimandare mio figlio, 



— i57 — 

perchè, oltre alla congerie di lavoro che 
abbiamo da concludere stamane, dobbia- 
mo anche occuparci di un certo cane, ro- 
mano moderno, morto ammazzato.... 

Antonio fa un atto di mera- 
viglia, 

— Il cane di Antonio, ucciso, decapi- 
tato, crocifisso.... 

— Come sarebbe a dire? 

Siro, riacquistando la sua 
presenza di spirito, 

— È uno stupido sfregio; ma, dato il 
momento significativo, sarebbe bene che 
l'Eccellenza Vostra giudicasse. Girolamo 
tornerà domani.... 

Il generale de Miollis, lievemente 

seccato, 

— Ma lasciatelo stare di là, ha aspet- 
tato fino ad ora, aspetterà ancora. Sen- 
tiamo , « tambour battant » , ciò che è 
accaduto al cane di Antonio. 

— Hanno appeso alle mura di questo 
palazzo un cane decapitato, vestito con 
l'uniforme di soldato francese. 

— Sfregio plebeo.... 

Il generale de Miollis si rivolge ad 

Antonio, 

— Ed era il vostro cane? 



— i58 — 

— - Eccellenza sì; Fanno scorso Fido af- 
ferrò e morse un malvivente, chiamato 
Marcopepe, il quale attaccava sul muro 
una Pasquinata. Fido, ammazzato, vestito 
con l'uniforme di soldato francese era in- 
chiodato sull'istesso posto; l'assassino è 
lui..,. 

— Assassino per modo di dire; per- 
chè stamane non mi avete raccontata la 
cosa? 

— Mi è stato proibito formalmente dal 
signor Siro. 

— Eccellenza, Antonio dice il vero; a 
mio modo di vedere, stamane, prima delle 
rivelazioni che TEccellenza Vostra cono- 
sce, non davo soverchio peso all'accaduto, 
e non volevo infastidirla. Ora le cose 
sono cambiate d'aspetto. 

— Lasciamo che la polizia si occupi 
della cosa; la raccomanderò io stesso al 
Norvins. 

// generale si avvicina al 
tavolo e, mentre scrive una 
lettera, domanda: 

— Come si chiama l'uccisore del cane? 
Marcopepe.... ma Marcopepe non è un 
soprannome? 

— Il suo vero nome non Io so. 

— Lo saprà la polizia. 

Finisce di scrivere» 



— l59 — 

Mentre il generale de Miol- 
lis scrive, Siro si avvicina ad 
Antonio e gli sussurra, 

— nell'anticamera direte a Gi- 
rolamo di partire subito, senza attendere 
che il Governatore lo chiami; vi spie- 
gherò perchè.... 

Antonio, imbronciato, pure 
sottovoce, 

— Io devo eseguire gli ordini di Sua 
Eccellenza. 

Il generale de Miollis ad Antonio, 

Spedite questa lettera al palazzo di 
Sant'Ignazio, per mezzo di un soldato di 
picchetto, e dite al signor Girolamo Iliaco 
di entrare. 

Antonio esce. 

Il generale de Miollis si rivolge al- 
lora a Siro, 

— Ma perchè volevate a tutti i costi 
far partire Girolamo? La presenza di vo- 
stro figlio è opportuna; egli che ha di- 
retta l'esecuzione del disegno del Valadier, 
può darci indicazioni preziose sul terreno 
dove surge la colonna onoraria. 

Entra Mommo, 

Il generale de Miollis, rivolgendosi 

a lui. 

— Datemi, vi prego, Iliaco, qualche 



— i6o — 

schiarimento sulla costruzione della co- 
lonna onoraria; neirinnalzare la costru- 
zione, fino a quale profondità avete sca- 
vato il suolo? 

— Eccellenza, ben poco. Abbiamo pian- 
tate le candele a sostegno per una canna 
sotto terra, non piti. Tutto il basamento 
ed i gradini, nonché il palco sul quale pren- 
deranno posto le rappresentanze delF Im- 
pero, riposano sul suolo. Sono assi rico- 
perte di graticcio e poi rivestite di gesso. 

— Avete voi stesso sorvegliati i lavori? 

— Eccellenza, sì. 

— Non avete scoperte, sotto terra, ve- 
stigia d'edifici antichi? 

— Avanzi di mura medioevali. Il terreno, 
sul quale lavoravamo è di riporto, con mi- 
seri frammenti di marmo, della « tavo- 
lozza di scavo », dello scarico. Del resto, 
TEccellenza Vostra può farsene una idea 
dal sottosuolo dei prossimi scavi sotto 
la colonna di Foca. 

— Sotto quelle mura medioevali nulla 
dava a sospettare l'esistenza di grotte, di 
sotterranei ? 

— Chi sa? Forse.... Un giorno svegliam- 
mo una biscia arrotolata sotto un sasso ; 
il serpe scivolò fra i nostri piedi, sparve 
per un foro nelle viscere della terra. 
Forse noi lavoravamo sopra un covo di 



I 



I 






— 161 — 

serpi ; il sottosuolo di Roma è enigmatico, 
contiene tanti segreti: i tesori dell'arte 
antica e la febbre che uccise Raffaello 
Sanzio; mette i brividi di terrore. 

— Mette i brividi di terrore! 

Entra Antonio, si avvicina al generale 
de Miollis e gli parla sommessamente. 

— E arrivata la contessa Montanari, de-* 
sidera di parlare all'Eccellenza Vostra, e 
l'attende nell'appartamento. 

// generale de Miollis licenzia con un 
gesto il servo, e rivolgendosi a Mommo, 

— Iliaco, aspettatemi ancora qui, ve ne 
prego, tornerò subito; devo domandarvi 
molte altre cose. 

// generale de Miollis esce. 

Rimasti padre e figlio soli, Siro Iliaco 
come preso da un accesso di collera, muove 
le braccia minacciosamente. Si alza, va in 
punta di piedi a spiare attraverso il buco 
della serratura nelf anticamera, guarda at- 
traverso la vetrata il giardino, dove una 
sentinella coli' arme sul braccio passeggia. 
Tranquillizzato, si rivolge a Mommo e gli 
dice con voce rauca e strozzata, 

— Andatevene.... perchè non ve ne siete 
andato ancora.... 

— Sua Eccellenza m'ha pregato di at- 
tendere. 

— Non sapete in quale inferno m'avete 
precipitato a causa di Marco Bruto.... 

Sartorio. \\ 



I 



— l62 -- 

— Noi dobbiamo salvarlo.... 

— ....non è possibile più.... 

— ....parlando al Generale in suo fa- 
vore.... 

— ....no, no, per carità, sarebbe peg- 
gio.... 

— ....volete massacrar casa Donnini? 

— Feci quanto potevo in loro pro\... 

— ....perdere Marco Bruto.... 

— Io? Io? 

— La vostra è veramente ingratitudine! 

— Girolamo: tacete! 

Padre e fi(/lto, senza avvedersene, alzano 
la voce, e Siro, q^iasì barcollando, fa qual- 
che passo verso Mommo, si pianta con le 
braccia con serie avanti al figlio, 

— Domani noi lasceremo la casa dei 
Donnini. 

— Io, per esempio, no. 

— Voi sì, perchè io voglio così. 

— Io faccio quello che voglio. 

— Ma non dovete comprometter me. 
Oggi ho dovuto mentire al de Miollis, e 
ne sento vergogna.... 

— Far giustiziare Bruto è vergogna 
pili grande. 

— V'impongo di tacere.... andate, uscite. 

— Devo aspettare il conte de Miollis. 

Siro commosso dall'ira, fa sforzi per con- 
tenersi, si asciuga le stille di sudor gelido, 
e poi riprende a parlare con voce sommessa. 



— l63 — 

— Parlate piano, qualcuno potrebbe 
ascoltarci, e non vorrete far intendere ai 
valletti una questione simile, fra voi e 
me. A quel che pare, siete partigiano di 
Gioachino Murat, e venite a dirmelo qui, 
nel gabinetto stesso del conte de Miollis, il 
quale vi onora della sua benevolenza.... 
Io so come Luigi Maghella abbia fondate 
le a vendite carbonare » a Roma, ma non 
avrei mai supposto che, fra i venduti, si sa- 
rebbe annoverato il figlio di Siro Iliaco.... 
Questa snervante aria di Roma ha ram- 
mollita la vostra fibra di buon piemon- 
tese, fedele ai giuramenti. 

— Ma io non ho prestato nessun giu- 
ramento.... 

— Ma rho prestato io! 

— A Carlo Emanuele di Sardegna? 
Cieco, umiliato, in questa stessa Roma, 
conterebbe i piemontesi devoti.... 

— ....Io.... secondo voi, sarei un tra- 
ditore ? 

-- Siete travolto, come tutti noi. 

— Io vedo il mio dovere chiaramente. 

— Come? Sopprimendo la vita ai vostri 
cari? Lo Stato, a Roma, non esiste piiì.... 

— Illuso.... 

— Domani, il de Miollis, lui, fuggirà 
da Roma, e allora, Bruto, vittima di quello 
che ritieni tuo dovere.... 



— 164 — 

— Ma sono forse un giudice? 

— Un giudice sei tu, senza coraggio. 
Bruto se perso per amore d'Angiola.... 

— Cose più gravi l'hanno spinto a Ro- 
ma, perchè non è soltanto disertore, ma 
lo compromette un crimine più grave.... 

— E tu, come lo sai? 

— Questo terreno da teocrazia è adatto 
a far fiorir cose perverse; Don Felice Bat- 
taglia è lo spretato, e, nel nome di Cristo 
e di Maria, si possono perfino rivoltare i 
figli contro i propri genitori.... 

— Ma che intendi dire? 

— Chi m'assicura che perfino tu, non 
sii mandato qui da qualche setta? 

— Io? 

— ....tentando di salvare un affigliato 
dalle mani del boia? 

— Ma tu, che dici mai! 

Breve silenzio, poi Mommo 
illuminato da un idea, 

— Questa è l'opera malvagia d'una spia! 

Investe il padre. 

....E tu oseresti lasciare al carnefice 
chi, rischiando la sua vita, salvò la tua? 
Dimmi, perdio, come si chiama il delatore 
vile.... 

S'apre la porta ed entra Antonio, 

Siro e Mommo rimangono silenziosi, men- 



— l65 — 

tre Antonio, ancora imbronciatOy s'avvicina 
al caminetto ardente ed alimenta il fuoco. 

L'orologio del gabinetto, dal suono pro- 
fondo, batte undici colpi, 

Antonio esce. 

Allora Siro s'avvicina alla scrivania del 
Governatore di Roma, fa girare la chiave 
del tiretto dovè la delazione di don Vin- 
cenzo, Vestrae, l'esamina, la stringe ner- 
vosamente ; 

— Mommo, giurami su quanto hai di 
più sacro, che tu non appartieni a nes- 
suna setta. 

— Fede di gentiluomo e di cristiano, 
giuro d'appartener tutto a me stesso ed al- 
l'amore d'Agnese. 

Siro fissa il caminetto ardente, fa per gif- 
tare alle fiamme la delazione scritta, ma 
una forza intima lo trattiene. 

Mommo, guardando esterre- 
fatto il padre, 

— Padre, ma che cos'accade mai? Quale 
mistero è questo? 

SirOj combattuto, con voce 
stentorea, 

— No, non posso! 

Rimette la delazione nel cassetto e lo 
richiude a chiave. Si apre la vetrata ed 
entra il capitano Garabeau, che^ rivolgen- 
dosi a Siro, domanda, 

— Sua Eccellenza dov'è? 

— Nei suoi appartamenti. 



— 166 — 

— Fatelo immediatamente avvertire, la 
congiura è vera! 

Siro a Mommo. 

— Uscite, vi prego. 

Mommo, come trasocjnato per le cose vi- 
ste ed udite, esce dalla vetrata. 

Siro tira il campanello, entra Antonio. 

— Annunciate a Sua Eccellenza il ri- 
torno del capitano Garabeau. 

Antonio esce, 

— Perdoni, capitano, la mia legittima 
curiosità, esiste la mina ? 

— Esiste ed è enorme. 

— E stato arrestato qualcuno dei con- 
giurati ? 

-— Nessuno. Nellorto si vedevano le 
zappe ed i badili abbandonati, ma esso 
era completamente deserto. La porta della 
casa era sbarrata, ma nell'interno non 
cera anima viva; ho l'impressione che i 
cospiratori siano stati avvertiti e sian 
fuggiti. 

— Avvertiti da chi? Quando? 

— Questo non so. 

Torna Antonio. 

— Sua Eccellenza aspetta il capitano 
Garabeau nel suo appartamento. 

// Capitano esce» 
Allora Antonio s* avvicina 
a Siro. 



- 167- 

— ....Signor Siro, per causa sua, il 
Governatore m'ha rimproverato. Questa 
mattina, lei mi aveva comandato di non 
raccontare l'uccisione di Fido; non ca- 
pisco perchè mi abbia fatta fare poi la 
figura del servo che nasconde la verità. 

— Antonio, hai ragione, ma la cosa è 
accaduta contro il mio proposito. Stamane 
potevo supporre che l'uccisione fosse un 
incidente isolato, volevo risparmiare a 
Sua Eccellenza un fastidio inutile.... In- 
vece qualcuno ha fatte rivelazioni così 
gravi, che è stato mio dovere di segna- 
larle al Governatore. 

— Le rivelazioni le ha fatte don Vin- 
cenzo Soria; ma se lei, signor Siro, mi 
avesse dato ascolto, io le avrei raccon- 
tate tali cose, che avrebbero illuminate 
insieme le figure tristi di Marcopepe e di 
don Vincenzo. Marcopepe è un fantoccio 
nelle mani del prete, fa la spia, attacca 
i manifesti, distribuisce le lettere aposto- 
liche, fa il ruffiano tra Felice Battaglia e 
la trasteverina.... 

— Questo che mi racconti adesso era 
dovere tuo di avermelo già detto.... 

— Fido lo hanno ammazzato questa 
notte. 

— Ma tu sei da tre anni al servizio del 
conte.... 



— 168 — 

— Marcopepe è da due anni in casa 
Donnini. 

— Il popolino di Roma è veramente 
infido. Come hai conosciuto Marcopepe? 

— All'osteria del « Secchiotto ». 

— Bisognerebbe avere delle prove con- 
tro di lui. 

— Se la polizia perquisisse oggi le sof- 
fitte di casa Donnini, vi troverebbe tanto 
da mandare Marcopepe in galera. La casa 
non solo nasconde i proclami e le pasqui- 
nate, ma, oggi nasconde pure un diser- 
tore.... Marco.... Bruto.... Riganti. 

— Marco Bruto nascosto in casa nostra! 

— Ieri sera, Marcopepe, ubriaco, lo 
raccontava a tutti, e Marcopepe non 
muove foglia che don Vincenzo non vo- 
glia. Quest'affare è losco. 

Siro, parlando a se stesso. 

— Angiola rha portato in bocca al lupo! 

Antonio continua, 

— Don Vincenzo avrà fatto là sopra il 
suo progetto; abituato a vender Cristo 
sull'altare, sarà venuto stamane a denun- 
ziarlo. Due ore fa, uscendo dal palazzo 
Aldobrandini, il canonico è andato difilato 
a casa Donnini, certamente per assicu- 
rarsi che il sorcio fosse sempre in trap- 
pola. 



— 169 — 

— ....Difilato a casa Donnini? Don Vin- 
cenzo non è andato a Campo Vaccino? 
Siete sicuro? 

— L'ho visto io scendere a Sant'Agata 
dei Goti e svoltare.... Sua Eccellenza mi 
ha ordinato di farlo pedinare dai birri; 
sono sceso al portone e l'ho visto che se 
ne andava seguito dagli angioli custodi.... 

— E si è trattenuto colà? 

— Non lo so.... 

— Questo perfido intrigo.... 

— Certo hanno venduto alla giustizia 
Marco.... 

Siro, scattando. 

— Ah no, perdio! 

La vetrata si apre silenziosamente ed 
entra Mommo; Siro che non l'ha visto y 
domanda al servo, 

— Antonio, guarda se mio figlio è sem- 
pre nel giardino.... 

— Il signor Girolamo? eccolo.... 

Antonio esce, 

— Mommo, non c'è tempo da perdere, 
bisogna far fuggire Marco Bruto..,. Ma 
perchè s'è nascosto a casa nostra? 

— Angiola.... 

— Fidarsi delle donne è come perdersi. 

— Marco Bruto, sarebbe un congiu- 
rato? 



— 170 — 

— Sì congiurato, la congiura è scoperta, 
sono fuggiti tutti, non ce che Marco Bruto 
prigioniero fra le braccia d'Angiola.... il 
capro espiatorio.... 

— Se restasse nascosto in casa vostra.... 

— ....è scoperto.... è spiato.... 

— ....ma dove deve andare?... 

--- ....e che so io? Gli altri si son tutti 
eclissati.... e don Vincenzo ha chiuso 
lagnellino nello scannatoio.... 

— Ah, don Vincenzo.... il delatore è lui! 

— Lui, si, la delazione e là, 

indica il cassetto del Go- 
vernatore, 

la volevo distruggere, non posso.... sa- 
rebbe un atto inconsulto.... 

— Bruciatela.... bruciatela.... 

— Sarebbe un atto inutile, sleale.... il 
delatore è vivo, è pronto a rinnovare la 
denuncia.... eppoi non posso! 

— Ma che faremo noi di Marco Bruto? 

— Io che ne so? Più di quello che 
faccio non potrei; nelle mani di Dio, lo 
salvi Dio! 

Mommo esce precipitosamente per la ve- 
irata e sparisce nel giardino. Si fa un 
breve silenzio. 

S'apre la porta a destra ed entra Angiola 
coperta da uno scialletto, pallida, sconvolta, 
simile ad un fantasma. 

Antonio appare dopo di lei. 



— 171 — 

Siro, vedendola apparire. 

— Che volete voi? 

— Aiutatemi.... 

— Come siete arrivata fino qui? Uscite, 
uscite.... 

Antonio desolato. 

— E penetrata come una saetta. 

— Marco è perduto, non m abbando- 
nate, lo potete salvare solo voi ! 

— Angiola uscite,.... ora Sua Eccellenza 
ritorna, guai se il Governatore vi vedesse. 

— Voglio chiedere grazia a Sua Eccel- 
lenza. 

— Sconsiderata! che volete fare?... 

— Io voglio dire tutto a Sua Eccellenza. 

— Angiola no, per Dio! Lo tradireste.... 
Non dite il nome suo. Bruto è perduto; 
don Vincenzo, la spia, Fha rovinato.... 

— Lo so, lo so.... 

— Ma fatelo fuggire.... 

— Marco brigante? Madonna santa.... 
mai ! 

— Altro scampo non ce, solo la fuga.... 

Siro, rivolgendosi ad Anto- 
nio che veglia sulla 
porta, 

— Antonio, presto, conducetela fuori, 
prima che non arrivi il Generale. 

— Mi respingete così? 



— 172 — 

— Ma non mi torturate, è troppo tardi, 
don Vincenzo l'accusa nettamente.... 

— Io stessa ho detto tutto a don Vin- 
cenzo, sotto il suggello della confessione. 
Se voi non mi aiutate, disperata.... mi 
butto a fiume! 

— ....e vostra madre? 

Angiola supplice. 

— Adesso veggo la sciagura mia e chie- 
do aiuto a voi, che siete un padre.... 

— Angiola, alzatevi, calmatevi.... 

— La sventura è venuta e nessun padre 
respingerebbe una figliuola, ora ! Bruto 
non ha commesso alcun delitto, e, senza 
colpa, è giunto al precipizio!... Ma salva- 
telo voi che lo potete, son la supplice 
figlia che vi prega. 

— Non posso fare nulla! Il mio tor- 
mento.... 

Antonio, affacciandosi alla 
porta. 

— Ecco il Governatore..., 

Siro, ricomponendosi. 

— Angiola, siate calma, non dite il nome 
suo, di Marco Bruto.... il momento è fa- 
tale! 

Entra il generale de Miollis, seguito dal 
capitano Garaheau, si dirige allo scrittoio, 
apre il tiretto, estrae la delazione di don 
Vincenzo. 



-173- 

Sollevando gli sguardi, s'accorge della 
I presenza di Angiola. 

Siro interviene. 

— Signor Governatore, è Angiola Don- 
nini, venuta ad intercedere ancora per la 
povera madre ; perdonate se arriva inop- 
portuna.... 

Angiola si chiude nello scialle come per 
nascondersi. Il generale de Miollis, imba- 
razzato, dopo un breve silenzio, rivolgen- 
dosi ad Angiola. 

— Il signor Iliaco m' ha vivamente in- 
teressato riguardo alla madre vostra, e, 
con mio vivo rincrescimento, io, che in 
questa sventurata città ho ascoltate le 
voci di tante povere afllitte, m'accorgo di 
essere nella impossibilità daiutare subito 
la Donnini. 

Angiola si chiude viepiù 
nello scialletto. 

— Anche per il vostro fidanzato, partito 
iersera, io non so se potremo richiamarlo 
e farlo incorporare nella gendarmeria del 
territorio. 

A ngiola fa un passo indietro. 

— Come si chiama il vostro fidanzato? 

Angiola si butta in ginoc- 
chio davanti al generale de 
Miollis. 

— Grazia, Eccellenza, grazia ! Aiutate 



%■* 






— 174 — 
una povera infelice; Marco ha disertato 
stanotte.... ma.... non se dato bandito.... 
s'è rifugiato in Roma, a casa nostra! 

Il generale de WioWis, sempre affa- 

bilmente. 

— Alzatevi, «mademoiselle», alzatevi, 
il caso è veramente grave.... Ma ditegli 
di presentarsi almeno al comando.... 

Angiola, resìstendo alle mani del generale 
de Miollis che la vorrebbe aiutare a solle- 
varsi. 

— Qui, supplice ai vostri piedi, lascia- 
temi implorare per lui. Tutta Roma co- 
nosce la vostra bontà, salvateci. Noi, po- 
vere creature di Dio, non sappiamo nulla 
di Napoleone e della guerra, nate per 
amare e soffrire, siamo come le foglie 
travolte dalla tempesta: aiutateci voi. 

// generale de Miollis sol- 
leva Angiola. 

— Per quanto il caso sia grave, io vi 
prometto d'interessarmi del disertore. Al- 
zatevi, vi prego, e andate; in questo mo- 
mento ho tante fciccende, lasciateci. Come 
si chiama il vostro fidanzato? 

Angiola, dopo una breve 
pausa e con un fdo di voce 

— Marco Riganti. 

-— Marco Bruto Riganti, avete detto? 
Ora, la contessa Marianna Montanari 



— 175 — 

m'ha parlato di lui raccomandandolo. 
Adesso andate; io mi ricorderò. 

Tira il cordone del campa- 
nello, si presenta Antonio. 

— Antonio, accompagnate «mademoi- 
selle» Donnini. 

Angiola fa un inchino ed 
esce. 

Il generale de Miollis, rivolgendosi 

a Siro, 

— Avete intese le gravi notizie? 

— Il capitano Garabeau mi ha con po- 
che parole messo al corrente di tutto. 

// generale apre lo scarta- 
faccio di don Vincenzo. 

— Vediamo quanti sono i cospiratori.... 
uno, due, tre.... Marco Bruto Riganti.... 

solleva il z>olto verso Siro, 

— Siro, ma, non è questo il nome del 
fidanzato di Angiola Donnini? 

Siro, con voce stentorea, 

— Io non lo so. 

Il generale de Miollis, con fermezza, 

— E proprio il nome suo Marco Ri- 

^^"^'•••- e riprende impassibile la 

lettura, 

Giovita tre. Riganti quattro, cinque, sei, 
sette.... io sarei d'opinione di farli arre- 
stare subito. 



— 176 — 

Il capitano Garabeau, prudente- 
mente, 

— Sarebbe bene operare gli arresti sul- 
rimbrunire, per non sollevare la curio- 
sità del popolino. L'attitudine dei rioni è 
sospetta, i partigiani del re di Napoli 
hanno fatto comprendere come molti de- 
gli ufficiali napoletani, presentemente in 
Roma, siano designati quali amministra- 
tori di Gioachino Murat. Ricordiamoci 
del general Duphot.... 

Siro interviene coraggiosa- 
mente, 

— Le parole del Garabeau sono savie, 
il momento è critico, una favilla potrebbe 
provocare quell'incendio tanto desiderato 
dal re di Napoli per intervenire. 

Il capitano Garabeau. 

— Tanto più che l'aiuto del delatore 
ci potrà essere prezioso in questa azione 
oculata.... 

Siro, interrompendolo. 

— Io comincerei con l'arrestare subito 
don Vincenzo Soria. 

Il generale de MioUis, meravigliato. 

— Come? 

— La figura di don Vincenzo è troppo 
sospetta, è un prete fedifrago ed agisce 



— 177 — 

evidentemente nei due campi ; forse è lui 
che fomenta le cospirazioni per poterle 
denunciare. Io mi permetto, Eccellenza, 
queste osservazioni nell'interesse stesso 
dell'Impero. Don Vincenzo Soria, esor- 
tando gl'illusi, potrebbe, con la sua mal- 
vagità, creare quelle vittime, che, agli 
occhi del popolo, permangono come mar- 
tiri. 

— Atteniamoci ai fatti ; mentre noi par- 
liamo, i carri dell'artiglieria sono a Santa 
Maria Liberatrice per caricare i barili di 
polvere e trasportarli alla Santa Barbara 
di Castel Sant'Angelo. Per merito del ca- 
nonico Sorià la parte essenziale del cri- 
mine è sventata. Noi non possiamo arre- 
starlo subito, almeno per apparente gra- 
titudine. 

Siro, accalorandosi. 

— Ma ha notato come sia sospetto l'ab- 
bandono, da parte dei congiurati, dei- 
Torto di Nicola Boccapaduli? 

Il capitano Garabeau. 

— Questo sospetto è venuto anche 
a me. 

-- Ho provveduto a che, uscendo di 
qui, don Vincenzo venisse pedinato da 
due birri ; noi sapremo che cosa ha fatto 
il Reverendo nella mattinata. 

Sartorio. -.o 



t - 



— 178 — 

Il capitano Garabeau replica. 

— Io escludo che possa avere agito più 
velocemente di me. Dieci minuti prima 
delle nove, ho spedite a Campo Vaccino 
due staffette a cavallo, ed alle nove pre- 
cise io sono uscito con i miei uomini dal 
quartiere di Santa Caterina. Le staffette 
han trovata la porta dell'orto già chiusa. 
Arrivando, ho messe le vedette sull'alto 
degli Orti Farnesiani, a Santa Maria Libe- 
ratrice, a San Teodoro, ho dato loro l'or- 
dine di sparare su chiunque avesse ten- 
tato di fuggire.... 

Siro, interrompendolo. 

— Vede? vede? I congiurati potevano 
essere stati prevenuti il giorno prima, ed 
una sola persona poteva farlo, il delatore 
stesso, don Vincenzo Soria; e.... preve- 
nirli.... perchè? 

Il generale de Miollis. 

— La vostra supposizione è ingegnosa, 
però l'esistenza della mina è purtroppo 
vera. 

Siro, accalorandosi, 

— Sì, SÌ, ma è altrettanto vera la fuga 
dei cospiratori, e, preveda l' Eccellenza 
Vostra un fatto che potrebbe avverarsi; 
don Vincenzo, facendo arrestare il più 



— 179 — 

inesperto dei cospiratori, potrebbe of- 
frirlo in olocausto alla giustizia. Inesperti, 
illusi, giovani siamo stati tutti, e l'Ec- 
cellenza Vostra che ha vista la Rivolu- 
zione lo sa ; le idee che travolgono sono 
idee generose.... per carità, non si pla- 
smino ora quelle figure di martiri, ora 
che qualche cosa si matura nella coscienza 
della nazione italiana.... 

Il generale de Miollis, interrompen- 
dolo, 

— Siro.... parrebbe che difendiate qual- 
cuno dei congiurati. Voi mi conoscete da 
lungo tempo, e sapete che io non mi fac- 
cio tanto facilmente intrigare da nes- 
suno.... 

Siro, sconcertato, cercando 
di riacquistare la pa- 
dronanza di se stesso. 

— Della rettitudine dell'Eccellenza Vo- 
stra non ho mai dubitato. 

Entra Antonio. 

— Eccellenza, uno dei birri che hanno 
pedinato don Vincenzo Soria, domanda 
dì essere ascoltato dalla Eccellenza Vostra. 

— Fatelo entrare. 

Rivolgendosi al capitano Garabeau, il 
generale soggiunge. 

— Ora sapremo che cos' ha fatto sta- 
mane don Vincenzo Soria. 



— i8o — 



Antonio esce. Entra ansante il birra, e 
fatto un profondo inchino al Governatore, 
concitato, incomincia a dire, 

— Perdoni Eccellenza se mi son preso 
l'ardire.... il mio superiore della guar- 
diola non c'è.... dalla casa di via del Bo- 
schetto dev'essere fuggito un disertore.... 
avevamo seguito don Vincenzo.... 

— Ma non si capisce nulla di quello 
che dite. Narrate con ordine e con calma 
quello che avete fatto e quello che avete 
veduto. 

// hirro si raccoglie un mo- 
mento, Jjoi riprende : 

— Stamane, io e Testadiferro abbiamo 
ricevuto l'ordine di pedinare don Vin- 
cenzo Soria. Uscito di qui, il Reverendo 
è andato in via del Boschetto, nella casa 
dove abita il signor Segretario, e si è trat- 
tenuto colà un dodici minuti. Poi è an- 
dato alla chiesa della Rotonda ed ha detta 
una messa da quindici baiocchi, ha con- 
fessata una penitente, della quale abbiamo 
saputo in sacrestia il nome. 

— Si chiama? 

— Francesca Boccapaduli. 

— Alle undici è ritornato in via del Bo- 
schetto, ed è passata un'ora; suonate le do- 
dici, il Reverendo non usciva ancora. Im- 
pensieriti, supponendo che la casa avesse 



— 181 — 

due uscite, l'ho ispezionata dalla parte di 
San Vitale, ma là ci sono gli orti, il Ca- 
nonico stava sempre in casa Donnini. Ma 
che cosa faceva, là, così lungamente? Ho 
bussato al portone, s'è affacciata una giovi- 
netta. «— Chi è?» ((— Amici». — Hanno 
tirato il saliscendi, sono entrato nella 
scala. Proprio sul pianerottolo della prima 
rampa, s'apre una porta sulla terrazza, ed 
un certo Marcopepe, sguattero della casa, 
stava là con una zappetta in mano. La 
sua attitudine mi parve strana, egli tentò, 
prima che io salissi tutte le scale, di ri- 
chiudere la porta, ma non fece in tempo 
a mettere il catenaccio, la sospinsi e ci 
trovammo faccia a faccia. Sulla terrazza 
si vedeva un gran vaso di fiori rovesciato, 
ed una pianta, estratta con tutta la toppa. — 
« Che vuoi ? » mi domandò con mal garbo. 

— « Voglio don Vincenzo Soria. » — « Va al 
al primo piano». — « E tu, che fai qui?» 

— « Faccio il comodaccio mìo ». — « Tu lo 
sai chi sono?» — «Sì, una spia del go- 
verno». — «Allora lasciami vedere quello 
che fai ». Sono entrato sulla terrazza, e 
la prima cosa che mi colpì, fu un involto 
sanguinante buttato contro il muro. Ho 
preso lo straccio per un lembo e l'ho ti- 
rato : una testa di cane è rotolata a terra. 
Marcopepe è diventato bianco come un 



— l82 — 

morto. — « Non mi rovinare, io sono un 
poveraccio , e Fido non V ho ammaz- 
zato io ». 

— L'avrete senza dubbio arrestato. 

— Ma io non avevo ordini in propo- 
sito.... 

— Ma arrestatelo subito. 

— Sarà fatto. 

— Continuate.... ' 

— Mentre stavamo discorrendo così, 
hanno bussato al portone. Qualcuno ha 
tirato il saliscendi ed un uomo sospetto 
è salito di corsa al primo piano. 

— Chi era? 

— Io non rho riconosciuto, ma Testa- 
diferro l'ha visto. Io, per vederlo, magari 
alle spalle, sono uscito sul pianerottolo 
ed allora Marcopepe ha richiusa la porta, 
ha messo il catenaccio. Mi sono rivol- 
tato. ^— « Per la Madonna, apri ! » — 
Marcopepe non ha risposto; ho provato 
a sfondare la porta con una spallata, 
la porta resisteva; però dalle fessure ho 
visto Marcopepe fare la fionda con l'in- 
volto insanguinato e buttare la testa del 
cane nell'orto di San Vitale. In quel mo- 
mento, s'è aperta la finestra del primo 
piano ed un uomo vestito da buttero s'è 
spenzolato fuori, è saltato sulla terrazza, 
ha dato uno spintone a Marcopepe, ha 



— i83 — 

scavalcato il parapetto della terrazza, si è 
lasciato cadere giù, dalla parte dell'orto. 
Ho avuta l'idea che la cosa non fosse 
liscia; ho provato un'altra volta a buttar 
giù la porta; al rumore qualcuno s'è af- 
facciato al pianerottolo ed ha gridato: 
--- « Chi va là? » — Io, per prudenza, ho 
ridiscese le scale, sono uscito sulla strada; 
Testadiferro stava di fazione e gli ho do- 
mandato : -— «Hai riconosciuto l'indivi- 
duo che è entrato adesso?» 

— Chi era dunque? 

— Era Girolamo Iliaco. 

Siro interviene calorosa- 
mente, 

— Niente di più naturale che mio figlio 
entrasse in casa sua. 

— Ma non avevo detto a vostro figlio 
di aspettarmi qui in questo gabinetto? 

— Io non lo rammento. 

— Siro! Voi, oggi, dimenticate sovente. 

Rivolto al birro. 

— Testadiferro è sempre in fazione? 
Raggiungetelo ed arrestate Marcopepe. 

// birro fa per uscire, ma allora si sente 
un lontano strepito e delle c/rida lontane, 

— All'assassino.... all'assassino.... 

Si odono altre grida nel giardino, si vede 
un accorrer di gente. 



— 184 — 

Sì apre la vetrata ed un soldato entra, 

— Signor Generale.... 

— Che è accaduto? 

— Adesso, giù nell'androne del palazzo, 
hanno ammazzato un prete. 

// cjenerale de Miollìs depone sullo scrit- 
toio lo scartafaccio di don Vincenzo, che 
ancora sosteneva nelle mani e va, seguito 
dal capitano Garabeau, verso il giardino^ 
dove V assembramento aumenta. 

Dalla porta a destra entra Antonio e si 
avvicina a Siro, gli dice sottovoce, 

— Hanno aggredito don Vincenzo Soria ! 

Siro, eccitato, 

— Ed è morto? 

— Con una stilettata al cuore. 

Siro, rapido, mentre nessuno bada a lui, 
piglia la delazione di don Vincenzo, de- 
posta sul tavolo, e la gitta nel fuoco ar- 
dente del caminetto. Una fiammata di- 
strugge lo scartafaccio, 

Antonio guarda Siro sorpreso. 
Il de Miollis tornando nel centro della 
sala, 

— Siro, avete inteso? Don Vincenzo 
Soria è stato assassinato: la vendetta dei 
cospiratori non si è fatta aspettare. 

Ad Antonio, 

— Informatevi se lassassino è stato ar- 
restato. 



— i85 — 

— Eccellenza, sì, è stato arrestato; si 
trova nel corpo di guardia. 

— Fatelo condurre qui. 

Antonio esce. Si fa un breve silenzio poi 
si vede un rimescolio nel giardino ; si apre 
la vetrata ed entra Marco Bruto condotto 
da due soldati. Il birro lo secjue, 

Antonio rientra dalla porta a destra, si 
avvicina a Siro e lo tocca sul braccio. Siro 
traballa, s'appoggia alla scrivania per non 
cadere, e balbetta qualche parola incom- 
prensibile. 

Il generale de Miollis interroga Mar- 
co Bruto, 

— Chi sei tu? 

Marco Bruto non risponde, 

— Perchè hai assassinato don Vincenzo 
Soria ? 

Silenzio, 

— Rispondi, perchè hai assassinato don 
Vincenzo Soria? Chi sei tu? 

Silenzio, 

Il generale de Miollis rivolgendosi 

ai presenti, 

— Nessuno di voi conosce costui? 

Antonio guarda Siro. Siro, immobile con 
gli sguardi fìssi su Marco Bruto, non dice 
sìllaba. 

Il generale de Miollis rivolgendosi 

al birro, 

— Voi non supponete chi possa essere? 



— i86 — 

— Eccellenza, no, ma dagli abiti e dalla 
statura parrebbe l'uomo che è fuggito da 
via del Boschetto. 

— Frugate nelle sue tasche. 

// bìrro fruga negli abiti di Marco Bruto, 
estrae dalla saccoccia un fazzoletto ed una 
medaglia di bronzo, 

— Una meda^jlia. 

— Mostratemela. 

// birro la porge al Governatore, ed il 
de Miollis guardandola osserva, 

— Vi si vede sur un rovescio il fascio 
consolare surun teschio, sull'altro i chiod^, 
il badile e l'ascia. Questa è l'impresa dei 
«carbonari», è una medaglia di riconosci- 
mento. Vi è scritto un motto latino « si- 
lentium ». 

Entra il birro Testadiferro, 

— Eccellenza, adesso, giìi, nel portone 
abbiamo arrestato iMarcopepc. 

Antonio, con un moto di giu- 
bilo, 

— Ah.... Marcopepe.... 

— Venuto a curiosare sul cadavere di 
don Vincenzo, ho avuto il sospetto che 
fosse un complice e Tho afferrato. 

— Avete fatto benissimo ; conducete qui 
anche costui. 

Le guardie conducono Marcopepe, 



-187- 

Marcopepe, facendo l'atto di gettarsi ai 
piedi del Governatore, 

— Eccellenza, sono innocente. 

— Chi sei tu? 

— Giovanni Proietti ex ricevitore del 
lotto, soprannominato Marcopepe. 

— Perchè hai ucciso il cane d'Antonio? 

— Per vendetta, m'aveva morso ad una 
coscia. 

— Perchè Thai vestito con l'uniforme 
dei cadetti dell'Impero? 

— E stato uno scherzo. 

— Miserabile!... 

Marcopepe tenta di prostrarsi nuova- 
mente ai piedi del Governatore. 

— Grazia, Eccellenza, sono un pove- 
raccio.... 

— Tu conoscevi don Vincenzo Soria? 

— Altro se lo conoscevo ! Era il mio 
protettore.... Quando venne soppresso il 
giuoco del lotto, mi mise lui a fare lo 
sguattero in casa Donnini. Il signor Se- 
gretario, che mi conosce, può attestare 
che dico il vero. 

// generale de Miollis guarda Siro, che, 
pallido immobile, non fa un moto, 

Marcopepe prosegue, 

— La notizia che don Vincenzo è stato 
assassinato è corsa come un fulmine per 
via del Boschetto. Angiola Donnini, di- 



— i88 — 

sperata, pazza, m'ha mandato a vedere 
cos'era successo.... poveraccia.... aveva il 
presentimento. Se non era per questo 
servo di Dio, morto ammazzato, io il 
palazzo Aldobrandini non lo vedevo più. 

\' Il generale de MìoIIis, indicandogli 

Marco Bruto. 

— Tu conoscerai anche costui? 

— Lo conosco. È il fidanzato di An- 
giola Donnini ; ma io, con lui non ci ho 
nulla da spartire. 

// generale de MioUis guarda ancora 
Siro, cereo, impassibile, 
/Rivolgendosi a Marcopepe. 

! — Tu, ti ricorderai come si chiama; la 

tua memoria non si sarà, spero, arrug- 
ginita. 

— Non ancora Eccellenza; si chiama 
Marco Bruto Riganti. 

// Generale va allo scrittoio, e cerca fra 
le carte la denuncia di don Vincenzo. Me- 
ravigliato di non trovarla, si rivolge ad 
Antonio. 

— Antonio.... chi ha preso, qui sul mio 
tavolo, la delazione di don Vincenzo 
Soria? 

— Io non so cosa sia. 

— L'avete presa voi! 

— Eccellenza, no. 

// Generale va verso il servo, l'afferra 
per un braccio. 



— 189 - 

— Non mentite.... 

Siro s*avanza. 

— Conte Sestio de Miollis, il fascicolo 
l'ho preso io. 

Il Generale si volta a Siro, 

— Voi ? Cosa ne avete fatto ? 

Siro indicando la fiamma 
del caminetto, 

— E stato distrutto dal fuoco. 

— E stato distrutto dal fuoco? 

Breve silenzio. Il de Miol- 
lis prosegue, 

— Il caso della principessa d'Hatzfeld 
è differente.... ma le prove della congiura 
non esistono più! 

Altro breve silenzio. 

— Voi non sospettavate dunque che 
l'assassino di don Vincenzo potesse essere 
Marco Bruto Riganti? Vi siete compro- 
messo inutilmente, il vostro gesto non 
salva l'assassino. Tutti i congiurati sono, 
per opera vostra, ignoti alla giustizia, tutti, 

meno uno.... 

Negli occhi di Siro Iliaco 
luccica qualche lacrima, 

11 generale de Miollis si rivolge a 

Marco Bruto. 

— Tu sei il fidanzato di Angiola Don- 
nini, tu sei Marco Bruto Riganti, il figlio 



— 190 — 

del mercante di campagna, che non ha 
voluto pagare il cambio e t'ha mandato 
coscritto. Tu sei un disertore. 

Marco Bruto rimane im- 
passibile. 

— Tu sei uno di coloro che, per il due 
Decembre, avevan tramato di far saltare 
in aria la colonna onoraria eretta in onore 
di Napoleone il grande, uccidendo in una 
volta il Governatore di Roma ed i rap- 
presentanti dell'Impero. Tu hai ucciso il 
tuo delatore, don Vincenzo Sona.... Sarai 
il primo tu ad esperimentare l'ordigno 
della giustizia francese eretto in piazza 
dei Cerchi. È un affare veloce, più sbri- 
gativo di quello squartamento, al quale il 
Santo Padre aveva disciplinate le sue pe- 
corelle.... 

Ai so/c/a ti. 

— Conducetelo alle Carceri Nuove. 

Ed indicando Marcopepe. 

— Conducete alle Carceri Nuove anche 
costui. 

// gabinetto si vuota silenziosamente; ri- 
mangono il cjenerale de Miollis, il capitano 
Garabeau e Siro Iliaco, 

Il Generale al capitano Gara- 
beau. 

— Vi prego. Capitano, lasciatemi solo 
col signor Siro Ih'aco. 






— 191 — 

// capitano Garabeau esce. 

Il generale de Miollis s'appoggia alla sua 
scrivania, e senza guardare Siro gli parla 
commosso. 

— Voi sapete, Siro Iliaco, come la giu- 
stizia dell'Impero non scherzi con i tra- 
ditori. Io vi potrei far processare, e voi 
pure, salireste il palco fatale che aspetta 
Marco Bruto Riganti. Ma io vi ho troppo 
prediletto, voi mi avete date troppe prove 
di devozione sincera, perchè io possa ab- 
bandonarvi così, nelle mani della giustizia. 

Andate, voi non potete rimanere piiì in 
questo gabinetto, pure avendo in altre 
circostanze tanto bene meritato dall'Im- 
pero. Andate, il dolore di perdervi è 
grande.... così grande.... che quasi m'im- 
pedisce di parlare. Ma è inevitabile che 
ciò avvenga : andate. 

Siro a passi lenti, ma fermi, a testa alta, 
si dirige verso la porta. 



ì 



l 



L'ARPIOLA. 



Fràulein, Ihr Vater steht vor Ihnen.... 

Clara Fincke, /laupfmann Eggebreet. 



Sartorio. 



13 



1 

m 

ri 



In una provincia della Gran Britannìa, 

Unampia stanza in una villa decorata 
con il gusto della borghesia facoltosa; 
alle pareti qualche incisione del Barto- 
lozzi da Reynolds e Gainsborough. Nel 
mezzo della stanza, un elegante letto in 
legno, ricoperto da stoffe monocrome, e, 
poco distante, un mobile a forma di scri- 
gno, la cui parete anteriore, chiusa a chia- 
vistello, scende a saracinesca. 

Il 

E notte, arde una lampada, ed una vela 
di stoffa mitiga T intensità della luce. 

Renata, né giovane né attempata, dalla 
fìsonomia interessante ma logora, stesa, 
col capo rovesciato sui cuscini, si è ad- 
dormentata. 

Le mani hanno deposto sulla coltre il 
libro che leggeva. 

Presso la lampada, agucchiando, la Ca- 
meriera e la Vigile vegliano. 



— 196 — 



La Cameriera, vedendo Renata 

immobile, tocca 
la Vigile. 

— La Signora si è addormentata. 

— Parliamo sottovoce, sarebbe una for- 
tuna se, dopo tre notti d'insonnia, potesse 
addormentarsi. 

— Si spegne la lampada? 

— Prima voglio vederla.... 

La Vigile si avvicina a Renata, Vesa- 
minay le toglie cautamente il libro dalle 
mani e la compone sul letto. Poi, rivolgen- 
dosi alla Cameriera, dice sottovoce : 

— Dorme profondamente. 

— Allora andiamo. 

Spengono la lampada, e, senza fare il piti 
piccolo rumore, aprono e richiudono l'uscio 
di servizio, dietro al quale spariscono. La 
notte, oscura e silenziosa, occupa per qual- 
che tempo l'ambiente. 

Improvvisamente la luce del giorno in- 
vade la stanza, delle strisce di sole bionde 
dorate entrano attraverso le impannate. 

La porta centrale si apre, ed un uomo 
dall'aspetto nobilissimo, signorilmente ve- 
stito, entra, s'avanza verso il letto di Re- 
nata, la quale, come presentendone la vi- 
cinanza, apre gli occhi e guarda fissa- 
mente Emilio. 

— E tu, come sei entrato? 

— Me lo domandi? 



— 197 — 

— Nessuno t'ha impedito d'entrare? 

— Con quale diritto? 

— Questa è casa mia. 
~ Giuliana abita qui. 

— Che sei venuto a fare? 

— Sono venuto a trovare mia figlia. 

— Giuliana non è qui. 

— Sedici anni fa, ad Amburgo, il tuo 
avvocato mi rispose così. Giuliana, invece, 
è qui. 

— Chi te lo ha detto. 

— Giuliana. 

— Tu non sai come sia. Giuliana.... 

— Credi? Supponi, forse, questa la 
prima volta che vengo a parlare con lei? 

— Ma se tu stesso hai scritto d'igno- 
rare il colore delle sue pupille : hai scritto 
tu stesso di non avere udito mai il suono 
della sua voce.... Perchè fai, ora con me, 
questa commedia? 

Breve pausa. 

Tu hai amata me sola : 
perchè ostenti questa sviscerata passione 
per una figlia che non puoi amare in 
nessun modo, e che non ti conosce e non 
ti ama? 

— A tuo dispetto, l'amore che un tempo 
ho nutrito per te, forma sempre l'orgoglio 
della tua vita, e ne sei gelosa perfino con 
Giuliana. 



- 198 - 

Stolta! Come farti comprendere che 
non solo l'affetto per lei, ma quello per 
tutti i nostri probabili figli avrebbe ingi- 
gantito il mio amore per te? Per viltà 
d animo hai amareggiata la mia, desolata 
la tua, corrosa la vita di Giuliana ! Per- 
chè da due anni non osi ripetere a Giu- 
liana la storiella della mia inguaribile ma- 
lattia mentale? perchè, tu, non dormi più? 

Adesso ho deposto vicino al letto di 
Giuliana il romanzo di Klara Fincke : essa 
conoscerà così lo stupido modello senti- 
mentale sul quale hai stupidamente fog- 
giata la tua esistenza.... 

Renata tenta invano di sedersi sul letto, 
e, angosciata, l'interrompe, 

— Chi ti ha fatto venire fino qui ? Vat- 
tene! 

Afferra il campanello elettrico, e lo preme 
nerzwsa mente. 

Si sente nella prossima stanza echeggiare 
l'allarme disperato. 

— Ti farò scacciare come un ladro. 

Passa qualche minuto, 

— Non viene nessuno? 

— Siamo perfettamente soli. 

Emilio si avvicina alt origliere^ e Renata 
con voce affannosa l'apostrofa, 

— Non t'avvicinare! 



— 199 — 

— ....un tempo, hai creduto che io ti 
volessi assassinare?... 

Emilio stende la mano sotto l'origliere ed 
estrae una borsetta a maglie d'argento nella 
quale Renata racchiude alcuni oggetti in- 
timi, anelli, monete, chiavi.... 

Renata vorrebbe impedire l'atto, ma im- 
mobilizzata dalla catalessi non può muo- 
vere le membra, e nell'ambascia, mormora, 

— Le mie mani sono diventate di piombo. 

Emilio fruga nella borsetta^ 

— ....un anello matrimoniale.... 

Legge nell'interno dell'a- 
nello una data. 

....due Gennaio.... ma.... questo è il 
nostro!... E tu hai il coraggio di conser- 
varlo ? 

— Non è il mio, è il tuo. 

— Il mio? 

— Sì, lo togliesti dalla destra una notte, 
nella camera mia, lo deponesti nella tazza 
ove raccoglievo i miei anelli, come una 
cosa senza valore. 

Emilio sta alcun tempo ta- 
cito, come per ricordare, 

— ....e tu lo conservi come trofeo delle 
notti angosciose, nelle quali freddamente 
spezzavi ogni felicità? Certo, fu indegno 
offendere il ricordo di quella data che 
dovevamo solennizzare ....Ma dimmi, Re- 



— 200 — 

nata, cosa vale di più, un sìmbolo d'oro 
con incisa u«a data, o un anima umana? 
L'anima portava pure una imagine im- 
pressa, e diede in olocausto tutto: vita, 
ingegno, ricchezza.... Un giorno Teletta 
rinnegò, infranse, senza che nessuna ra- 
gione la giustificasse.... 

Breve silenzio; Emilio ri- 
mette nella borsa l'anello^ 

— Ecco, Renata, rimetto T anello nel 
suo ripostiglio.... 

poi stendendo a Renata la 
destra aperta, 

....era qui, nel mio anulare, e vi ha la- 
sciata una impercettibile traccia che tutto 
Toro del mondo non potrebbe riempire; 
saldarcelo, nessun orafo. Sai tu, quanto 
costò a colui che si tolse Fanello un si- 
mile gesto? 

Renata lo guarda fisso sen- 
za rispondere. 

Non sai? Pagò con una moneta sensi- 
bile; rasentò la follia. 

Emilio si ter^e gli occhi col 
rovescio della mano» 

Tu avresti preferita quella completa paz- 
zia, che avrebbe giustificata la tua infa- 
mia.... Dio non volle, e gittò invece dal- 
l'altra parte della bilancia, gloria, ricchez- 
za, successo, con tale generosità, che la 



— 201 — 

mente oscurata risalì alla luce. Sono di- 
ciassette anni che non mi vedi: ricordi 
come facilmente sorridevo delle vicende 
umane? Guarda, ora, all'estremità delle 
labbra; due pieghe hanno modificata l'e- 
spressione della bocca; sorrido sempre, 
ma sorrido amaramente. 

Emilio cava una et nave dal- 
la borsetta. 

Ora ti faccio rivedere la ragione della 
mia profonda 2ìV[ì2ìv^tl2ì. 

Così dicendo s'avvicina allo scrigno, ne 
apre il chiavistello, ed abbatte la saraci- 
nesca. 

Renata assistendo, come parali zzata mor- 
mora, 

— Io, non voglio! 

— Perchè no? Questo, per noi, non è 
un secreto. 

Estrae alcuni pacchi di lettere accurata- 
mente ordinati, che si trovano nell'interno 
della scrivania. 

— Quante lettere! Il tuo avvocato co- 
minciò a raccoglierle, per presentare al 
tribunale quelle così traboccanti di pas- 
sione, da parere scritte da un esaltato. Tu 
hai continuata l'opera con metodo.... con 
quale scopo? La causa da nove anni è 
finita. 

Emilio scioglie i cordoni che legano i 



— 202 — 

pacchi, e le lettere piovono sul piano della 
scrivania, scivolando a terra. 

— Emilio, per carità, fermati. Se, Dio 
non lo permetta, entrasse adesso Giuliana, 
sarebbe uno schianto! Chiudi, chiudi; io 
pure ho tanto sofferto, la sofferenza è la 
sola ragione che mi rimanga per vivere ; 
tu hai avuto tutto, la gloria, Fammira- 
zione, io lo scherno e la tristezza della 
posizione sociale. 

Commossa cambia il timbro 
della voce. 

Ho il terrore dell'avvenire, non mi to- 
gliere Giuliana ; non ho altra ragione per 
vivere. 

— Ma non ti esaltare, oramai le cose 
sono come le hai volute tu.... Chi ti ha 
mai fatta violenza? Le tue mani di velluto 
hanno costruita la mia e la tua posizione 
sociale. 

Così dicendo Emilio continua a sciogliere 
i pacchi, e le lettere, scivolando oltre la 
scrivania^ invadono la sedia ed il pavi- 
mento. 

....sono catalogate anno per anno.... sai 
tu quante siano precisamente? Tremilaset- 
tecentoventi. Posseggo tutte le ricevute 
postali. 

Renata vorrebbe muoversi 
dal letto, ma non può e mor- 
mora. 



— 203 — 

— Le mie gambe sembrano diventate 
di pietra. 

— Ma perchè ti vuoi muovere? 

— lo non voglio che frughi nelle mie 
carte. 

— Fino al giorno che queste lettere di- 
rette a Giuliana non saranno a lei stessa 
consegnate, mi appartengono. 

Emilio comincia a togliere qualche let- 
tera dalla busta, e scorre qua e là le frasi 
scritte. 

— Sentimento strano, mi pare di leg- 
gere la storia di un altro.... da Roma.... 
da Venezia... da Londra.... da Parigi 
« Grand Hotel » ; ecco, le annuncio la 
«trouvaille» d'un quadro di Velazquez.... 
un caso davvero unico.... 

Breve silenzio, Emilio sorride, 

— Perchè non avete presentata questa 
lettera quale prova del mio squilibrio 
mentale? Trovare un Velazquez contras- 
segnato dalle stesse iniziali che si leggono 
sul « Papa Innocenzo » di casa Doria, par- 
rebbe il sogno d' un pazzo ! 

Emilio rista qualche secon- 
do perplesso ; poi, quasi amo- 
rosamente, 

— Se lo avessi trovato durante la no- 
stra convivenza, t'avrei procurata una gior- 
nata di paradiso. Ricordi quando sognavi 



■— 204 — 

un Gainsborough ? Cara Renata, Gainsbo- 
rough è grande, ma Velazquez è Velaz- 
quez.... 

Renata, con occhi sbarrati, 
lo guarda, ed Emilio, come 
illuminato da un'idea, 

....Se tuo fratello avesse trafugate le 
suppellettili preziose della mia casa quat- 
tro anni dopo, avrebbe sottratto anche un 
Velazquez. Rubare è un'infamia, sempre; 
ma il furto d'un opera d'arte eccezionale 
è, per lo meno, brillante!... 

Renata, umilmente, 
— Io non l'ho mai difeso.... 

Emilio, aprendo un'altra let- 
tera. 

To'! Degli endecasillabi ; non mi ricordo 
neanche d'averli scritti.... 

Legge saltuariamente, 

....sì come premesse il dolce peso.... 
muovere i primi passi barcollanti.... bal- 
bettar non udii la tua favella.... la carezza 
d'un padre è benedetta.... Versi medio- 
cri.... 

Emilio solleva un pacchetto 
poco voluminoso, 

E questo? ma guarda.... è la calligrafia 
di Paolo Cirilli!.... e cosa ti scrive? 
— Era l'intimo tuo.... 



— 2o5 — 

— Sì; come Jago l'amico di Otello.... 
Ma, se io non sono il moro di Venezia, 
se tu non sei Desdemona, Paolo è un'in- 
carnazione vera di Jago. 

Apre una lettera e legge, 

« ....sorveglio Vitullo nelle sue vicende. 
« Sebbene spenda molto, guadagna come 
« mai ed aumenta i suoi depositi.... Ha 
« raccolte opere d'arte di grande valore.... 
« non è il caso di fare, per ora, atti d'in- 
« terdizione od altro.... Lei può dormire 

«tranquilla...... 

Emilio, tenendo fra le mani 
la lettera. 

— Tu speculi dunque sulla mia eredità? 

Emilio guarda Renata così severamente 
che questa, spaurita, trova alfine la forza di 
vincere la paralisi, e stende le braccia, con 
le mani aperte, per farsene schermo, 

Emilio sollevando una mano con il pugno 
chiuso minaccioso, 

— Ah, miserabile! 

Renata, assalita dallo spavento, si rove- 
scia sulla sponda del letto, ed emette un 
grido disperato, 

— O Dio! Aiuto! 



Repentina com'era apparsa, la luce del 
giorno svanisce, la stanza ripiomba nella 
oscurità notturna. La Vigile, la Cameriera 
entrano recando una lampada, Emilio è 
scomparso. 



— 206 — 

— Scacciatelo.... 

— Chi? 

— Lui, Emilio.... 

— Emilio Vitullo? 

— Sì, entrato furtivamente; mi vuol as- 
sassinare.... 

La Cameriera sottovoce, addo- 
lorata. 

— ....Dio mio, la signora vaneggia! 

La Vìgile riaccende la lampada, e la 
stanza torna a mostrare l'aspetto di prima. 

Renata, affranta, rovesciata sul letto, non 
ha il coraggio di voltarsi verso il luogo 
dove vedeva Emilio Vitullo e comanda, 

— Raccogliete le lettere che ha gittate 
a terra. 

— Quali lettere? 

— Le sue, le lettere di Paolo Cirilli.... 
non voglio che Giuliana s'avveda del dis- 
ordine.... 

— ....ma, signora. 

— Chiudete lo scrigno. 

— ....ma, è chiuso. 

Renata levandosi sui gomiti, 

— Chiuso? e la chiave? 

— La chiave non c'è, l'avrà lei nella 
borsetta.... 

Renata fruga sotto l'origliere, trova il 
borsellino, l'apre, ne estrae la chiave del 
mobile. 



— 207 — 

— Sì.... è qui.... 

Renata estrae anche Fanello e lo guarda 
attratta, 

— La signora non avrà fatto un cattivo 
sogno ? 

Renata rabbrividisce e rispon- 
de tristamente. 

— Purtroppo no. 

Si fa un lungo silenzio; il « carillon ^ def- 
l'orologio suona musicalmete le ore sette 
antimeridiane. 

— E già tardi.... aprite le imposte, fate 
entrare l'aria mattutina, mi farà bene. 

— Non sarebbe meglio che la signora 
si riaddormentasse ? 

— Dormire? mai più.... ho un tremito.... 

La Vigile, senza replicare, spegne il lume, 
apre le finestre, ed esce senza fare rumore. 
La Cameriera si avvicina a Renata e giun- 
gendo le mani, 

— Signora, lei sa quale affetto le porti... 
questa sua prolungata insonnia mi dà una 
inquietudine inesprimibile. 

— Mia buona Cristina.... 

La Cameriera si avvicina al letto, ricom- 
pone la coltre, aggiusta i guanciali. 

— La signora ha troppo sofferto.... 

— Come sconto amaramente.... ti ri- 
cordi? sembravo tanto felice.... 



— 208 — 

— Emilio la portava in palma di mano.... 

— Pareva che la felicità nostra non 
dovesse finir mai; non era mai esistita! 

— Ma lei perchè lo abbandonò?... 

— Mi costrinse mio fratello.... 

— Rammenta lultima notte? Nellappar- 
tamento sottostante risuonavano le con- 
traddanze duna festa da ballo; non si po- 
teva riposare. Vitullo, insonne, andava da 
una stanza allaltra, e, prima d'assopirsi, 
quante volte non le ripetè: « Renata, non 
partire!». Giuliana, ignara, dormiva sapo- 
ritamente nella cuna. 

— Cosa fatta, capo ha! 

— Ma no, Signora, non ha né capo né 
coda. Suo fratello era forse un amante? 
Perchè seguirlo? Quando Vitullo si sve- 
gliò e seppe che lei e Giuliana erano par- 
tite senza neanche salutarlo, non voleva 
credere a se stesso. Non pronunciò una 
imprecazione, ma si vestì, ed uscì dalla 
casa sua, nella quale non doveva mai 
più rientrare. 

# Breve silenzio. 

Signora, ritorni a lui, Vitullo è buono 
e la perdonerà. 

— Impossibile; dopo diciassette anni, 
dopo quello che è accaduto.... 

— Non è accaduto nulla : i pettegolezzi, 
le testimonianze false ordite da Paolo Ci- 



— 209 — 

filli, non sono altro che la bava del ro- 
spo. Lei s*è lasciata invischiare.... 

— Io? no; s'è lasciato invischiare mio 
fratello. Che potevo fare? attraversai la 
vergogna e lo scandalo, credendo di ritro- 
si vare me stessa; ora mi faccio paura. 

— Quale sciagura.... 

— M'illusi d'essere un'altra, ed ho portata 
sventura a tutti, cominciando da me. Stru- 
mento senza volontà, ho cercate mille 
spiegazioni per giustificare me stessa, nes- 
suna più convincente di questa. 

— Ma non si deve violentare il destino.... 

— E stato appunto Terrore. Dovevo ri- 
manere quella che sono; ho visto con 
l'esperienza che non si può falsificare il 
proprio io. Io sono una cosa inerte! 

La Cameriera con voce lenta, 

— ....e ....Giuliana? 

— Giuliana è un mistero, ma i mira- 
coli non sono accaduti mai ! 

— Mi permette, signora, una domanda? 
è vero che si vuol fare cristiana? 

Renata sorride e non risponde, 

— E vero, o non è vero? 

— Chi te l'ha detto? 

— ....più d'uno.... 

— Deve spargere questa voce il dottor 
Newin. 

Sartorio. 14 



i r- \ 



— 210 — 



La Vigile s affaccia sulfuscìo 
centrale, 

— Signora, il reverendo dottor Newin 
desidera di parlare con lei. 

Renata maravigliata, 

— A quest'ora?... cosa vorrà?... fatelo 
passare. 

La Vigile esce, la Came- 
riera vorrebbe seguirla, ma 
Renata la trattiene, 

— Cristiana, l'appetito formidabile del 
Reverendo mi fa rammentare come ancora 
non abbia presa una tazza di the. Porta 
la tavola in perfetto ordine. 

Il dottor Newin, ilare, sorriden- 
te, si affaccia sul- 
la fyorta centrale, 

— Vengo a darle, signora Renata, un 
inaspettato buon giorno.... 

— Prenderà, spero, una tazza di the? 

— Ho fatto colazione or ora.... La no- 
stra malata migliora ? 

— Peggiora, Reverendo; io peggioro. 
Se la stanchezza mi vince, faccio dei so- 
gni opprimenti.... 

Il dottor Newin le bacia galan- 
temente la mano, 

— Non sono il suo medico curante, ma 
lei avrebbe bisogno di moto.... 



— 211 — 

— Non mi reggo ritta.... Il mio male. 
Reverendo, si chiama solitudine. 

— E Giuliana ? 

— Giuliana me ne dà la misura. 

— Il suo sconforto è ingiustificato.... 

— ....è inevitabile. 

Breve silenzio. La Cameriera e la Vigile 
portano una elegantissima scorrevole tavola 
a the, sulla quale un fornimento dai timia- 
mi d argento contiene «r sandwichs » e con- 
fetture. 

Il dottor Newin, servendo Renata. 

— Un pezzo di zucchero? 

— Senza, poco latte, un « sandwich ». 
Reverendo, gradirebbe del « Cherry Bran- 
dy » ? 

— Grazie, sì. 

■ 

Renata alla Vigile. 

— Portate il vassoio dei liquori. 

Renata^ sorseggiando il the, 
racconta al dottore, 

— Ho fatto un sogno impressionante; 
ho sognato Emilio Vitullo, pareva vivo.... 
Ho provato uno spavento che ancora dura. 

— Non dia corpo alle ombre.... 

Renata ha un brivido, 

-- Mi pare di sentirlo nel sangue.... 

— Dicono, in Irlanda, che gli spettri 
delle persone amate un tempo appari- 
scono non appena morte. 



— 212 — 

— Se fosse vero! 

— Le farebbe piacere ? 

— Reverendo, non ho mai desiderato 
il male a nessuno ; ma, se la morte di Vi- 
tullo avvenisse, vedrei risoluto il pro- 
blema di mia figlia. 

— Sono venuto, anche, per parlarle 
della signorina Giuliana. 

— ....e mi dà buone notizie? 

— Nel senso che le desidera lei, no. 

— Non vuol essere confermata? 

— Non vuol essere confermata in altra 
religione che non sia la cattolica. 

Renata consegna la tazza vuota al dot- 
tor Nezvin e sì abbandona sui guanciali, 
con atto di profondo sconforto. Il dottor 
Nezvin riprende a dire. 

— Io mi sono fatto un dovere d'inter- 
rogarla, le ho anche dimostrato che, al- 
l'età sua, si deve essere confermata.... 

— Ebbene? 

— E stata molto parca di parole, ha 
espresso il rammarico di non vedere pra- 
ticata nessuna religione nella sua casa, 
ma ha fermamente insistito nella sua cat- 
tolicità. 

— E una cosa che mi affligge profon- 
damente. 

— Cristina, la vostra cameriera è cat- 
tolica? 



— 2i3 — 

— Ho riflettuto troppo tardi a questa 
circostanza. 

— Comprenderà, il nostro ufficio ci 
vieta di violentare le coscienze. 

— Perdoni, Reverendo, se insisto. Non 
posso certamente io, umile e disgraziata 
creatura, consigliare a lei una linea di con- 
dotta ; ma, da parte sua, una dolce pressione 
sarebbe giustificata pel fatto che Giuliana, 
tutte le domeniche, è assidua alla sua chie- 
sa; come lei mi ha narrato, ascolta reli- 
giosamente la parola del vangelo.... 

— La casa di Dio è aperta a tutti; in 
questo villaggio non e e chiesa cattolica.... 

— Sì, sì, capisco; ma in fondo se la 
chiesa insegna, se ne deve trarre il pro- 
fitto per la vita. 

— Per l'anima.... 

— Dal punto di vista ideale sì ; ma io, 
madre, mi preoccupo, e vorrei che mia 
figlia professasse una religione. 

Renata giunge le mani sup- 
pliccy 

Dottor Newin, mi aiuti, mi aiuti, le ho 
narrati i miei affanni; una madre come 
me, che ha sopportata una causa.... una 
causa.... 

Il dottor Newin, con un lieve sor- 

riso, 

— Una causa scandalosa. 



V 



— 214 -— 

Renata sì asciuga nervosa- 
mente gli occhi, 

— Sì, scandalosa.... Una madre, come 
me, non può lasciare una povera figlia 
anche con questa macchia originale del- 
lassenza di una religione professata. 

— Lei dice delle parole d'oro, ed ar- 
riva a quel consiglio che intendevo darle; 
faccia confermare Giuliana nella religione 
cattolica. 

Renata risolutamente^ 

— Ah questo no, mai! 

— Signora Renata, rifletta quello che 
fa ; Giuliana potrebbe compiere quest'atto 
di propria iniziativa. 

— Spero che non glielo abbia consi- 
gliato lei.... 

— Ancora no, ma potrebbe avvenire. 

Renata si asciuga gli occhi, 
fa una o due volte il tentativo 
di parlar e y e mormora, 

— ....disperata.... io sono disperata.... 

Il dottor Newin la guarda sor- 
ridente, 

— Ma no.... 

Renata con un singulto, 

— Ma come no ? Avevo fatto assegna- 
mento sulla sua saviezza, sulla sua gene- 



— 2l5 — 

rosità.... perchè, qui, si tratta di compiere 
un atto generoso.... 

Il dottor Newin calmo, 

— Ma se domani Emilio Vitullo mo- 
risse.... 

-— Allora sarebbe un'altra cosa.... 

-- Vede dunque.... La differenza fra 
religione e religione è differenza d'oppor- 
tunità anziché di rito.... 

— Ma Vitullo è vivo.... 

— La vita e la morte sono nelle mani 
di Dio. Questa notte, lei ha visto lo spet- 
tro di Vitullo? Potrebbe essere morto. 

— Dottor Newin, questa è la terza volta 
che lei mi fa degli accenni di questa na- 
tura.... 

— No, è la seconda, e potrei avere le 
mie buone ragioni per farli. 

— ....Vitullo.... sarebbe morto? 

— Mah ! 

// dottor Newin assumendo 
un aria grave, facendo pe- 
sare le sue parole, domanda, 

— Signora; poiché lei mi ha creduto 
degno di una missione spirituale verso 
sua figlia; poiché lei mi ha data, cosi, 
una prova di stima, mi permetterebbe di 
rivolgerle alcune domande, di delicatis- 
sima natura, e che riguarderebbero l'av- 
venire di Giuliana ? 



— 2l6 — 

Renata, sorpresa^ 

— Non chiedo di meglio. 

— Anche se, con le domande, dovessi 
ferire suscettibilità muliebri? 

— Per deferenza a lei, toto corde. 

— Mi dica: perchè la sua domanda di 
annullamento di matrimonio venne re- 
spinta dal tribunale di Amburgo? 

Renata, lievemente turbata, 

— Perchè la perizia del dottore Franz 
Nissl dimostrò insostenibili le nostre ac- 
cuse. 

— Avevate accusato Vitullo? 

Renata tace. Breve pausa. 

— Naturalmente lei farà sempre igno- 
rare tutto ciò alla signorina Giuliana Vi- 
tullo.... 

Renata tace. Il dottor Ne- 
ivin prosegue, 

— Se il tribunale non fosse stato con- 
vinto della perizia e le avesse chiesto un 
giuramento, lei avrebbe giurato? 

Renata tace, ed il dottor 
Nezvin insiste, 

— Lei mi ha promesso di rispondere 
toto corde.... 

— Sì.... avrei giurato. 

— ....è assai grave!... 

— Io non volevo morire assassinata, 
come la moglie dello scultore Paternostro. 



— 217 — 

— Emilio Vitullo è noto quale genti- 
luomo inappuntabile ; nulla giustifica que- 
sta supposizione. 

— ....Schiaffeggiò mio fratello.... 

— Senza provocazione? 

— Gravemente provocato, lo ammetto. 

— Perchè la perizia del dottor Nissl 
distrusse le vostre accuse ? 

Renata ha un vivissimo 
moto d' impazienza. 

— Reverendo, io le ho promesso di 
rispondere, ma questo rivangare un pas- 
sato increscioso sotto ogni punto di vista 
a che giova ? 

Il dottor Neunn estrae dalla 
tasca della redingote un gior- 
nale italiano, 

— Qui c'è una notizia che può deci- 
dere delFavvenire suo come di quello di 
Giuliana. 

Renata si leva a sedere 
sul letto, 

— Sarebbe veramente morto ? 

— Non precipiti ; se nutre per me quella 
fiducia che ha invocata a beneficio di 
Giuliana, mi permetta di agire come agi- 
rebbe un padre. Mi risponda.... 

Renata con lo sguardo fisso 
sul giornale, 

— ....Vitullo, temerario, inventò uno 



— 2l8 — 

stratagemma diabolico per condurre la 
causa nelle mani d'un perito psichiatra.... 

— Lei sostenne una viscida lotta.... 

— Una lotta di bassa levatura, lo rico- 
nosco ; mi lasciai convincere a provocarla 
per la paura di morire assassinata. 

Breve sìlen zio ; poi il dottor 
Nezvin domanda, 

— Lo stato civile di Giuliana, qual è? 

— Giuliana, figlia legittima di Emilio 
Vitullo, è italiana.... 

— E lei, fuggita dall'Italia, non ha il 
controllo di nessuno, per decidere, fra 
laltro, della educazione religiosa di Giu- 
liana? 

— No. 

// dottor Nezvin fìssa Renata con uno 
sguardo così penetrante, che questa, non po- 
tendone sopportare Vìndagine, chiude gli 
occhi. Stando così, chiede, 

— Dottor Newin, vuol sapere altro 
da me? 

— Nulla più. 

— Allora.... cosa narra il giornale? 

— Rimanga con gli occhi chiusi ; leg- 
gerò io. 

Spiega iì quotidiano e ìegge 
una notizia di cronaca con- 
trassegnata con la matita az- 
zurra. 

— « Emilio Vitullo in pericolo di vita ». 



— 219 — 

Renata, delusa, apre gli 
occhi, 

— ....in pericolo.... 

— Non sia frettolosa.... 

// dottor Nezvin continua 
a leggere, 

« Ieri, nel pomeriggio, al Divino Amore, 
« Emilio Vitullo è caduto da cavallo, si 
« è rotta una gamba ed ha riportata una 
« commozione cerebrale.... 

Renata, impaziente, l'inter- 
rompe, 

— Veda se nelle « Ultime notizie ».... 

— Ho già visto. Bisogna aspettare che 
arrivi al « club » un altro numero del 
« Corriere». 

— Si potrebbe telegrafare a Roma d'ur- 
genza.... 

— È un savio consiglio ; le stazioni ra- 
dioteleg-afiche sono, d'ordinario, sgom- 
bre; un radiotelegramma arriva in un at- 
timo. 

Breve pausa, 

— Il giornale racconta qualche parti- 
colare ancora.... 

— Legga, legga.... 

— « Vitullo montava un cavallo irlan- 
« dese non completamente domato , e 
« non volle ascoltare il direttore della 



— 220 — 

«cavallerizza, che lo sconsigliava ad 
« uscire».... 

— Sempre lo stesso temerario! 

— ■ ....«purtroppo, il caso è disperato; 
«fino allora d'andare in macchina egli 
« non ha ripresi i sensi. » 

// dottor Nezvin sospende la lettura, e 
guarda Renata, che, raggiante, non potendo 
contenere oltre la gioia, gitta le coperte e 
si leva in piedi. 

— Surge et ambula.... 

— Capirà, lemozione.... 

Renata si avzncina al dottor Nezvin, vor^ 
rebbe prendergli il giornale; ma il dottore 
si schermisce, ed aggiunge, 

— Ma il giornale, racconterebbe an- 
cora.... 

Affaticata dallo sforzo. Renata torna a 
sedersi sul letto, parlando nervosamente, 
a scatti, 

-- ....Non voglio saper altro.... non legga 
più.... E stato sempre così, tutta la vita... 
Invece di considerare le cose quali sono, 
ne cercava il lato pericoloso.... quasi 
non potesse farne a meno. Soleva dire.... 
che tutte le strade sono buone.... qua- 
lora son battute con sicurezza.... Ebbene, 
che ne ha avuto? Un uomo del suo valore 
è vissuto pieno d'inimicizie.... s'è procu- 
rato un disastro intimo.... ed è morto come 
un mozzo di stalla.... La sua biografia 
finisce mediocremente. 



t-k 



— 221 — 

// dottor Nezvin con un sot- 
tile ed arguto sorriso, 

— Questa, sarebbe la sua orazione fu- 
nebre ? 

— Ora che è morto, si devono dir le 
cose quali furono. 

— Senza neanche un rimpianto?... Lei 
ebbe una certa notorietà, appunto per 
essere la signora Vitullo.... 

— Dovrei tesserne l'elogio perciò? No 
davvero! Separata, ho sofferto; ma se fossi 
rimasta con lui mi avrebbe seppellita. 
Eppoi, Reverendo, come dice il proverbio? 
« Tout est bien qui finit bien ». Dolore 
e felicità, tutto passa, passa nel tempo, 
non è nulla. Se fossi stata felicissima con 
lui, chi sa, oggi, quale dolore avrei.... 

— Mentre invece ne ha quasi piacere.... 

— In fondo sì, ed è bene che Giuliana 
non abbia mai conosciuto suo padre; le 
abbiamo risparmiato così un grande do- 
lore.... 

Stanca, si adagia sui guan- 
ciali. 

....mi sento un poco affaticata. 

— Vuole un sorso di « Cherry Brandy » ? 

— Un poco di acqua, la prego. 

// dottor Nezvin glie la por- 
ge e Renata beve avidamente. 

— Mi sento sollevata. 



— 222 — 

Breve silenzio, poi Renata 
a mezza voce^ 

— Reverendo?... 

— Signora? 

— ....il telegramma ? 

— ....debbo forse redigerlo io ? 

Renata cerca la borsetta sotto l'origliere, 
ne estrae la chiavetta dello scrigno, e por- 
gendola al dottor Neivin, 

— Se volesse avere questa bontà, apra 
la saracinesca, nello scrigno troverà Toc- 
corrente per scrivere. 

// dottor Neivin apre il mo- 
bile, si siede allo scrittoio. 

— A chi dobbiamo dirigerlo? 

— A Paolo Girini, un uomo di mia fi- 
ducia; senz'altro, domanderei schiarimenti 
sulla successione.... Chi sa? forse avranno 
apposti i sigilli, Vitullo vive solo, sua figlia 
è minorenne 



// dottor Neivin sorpreso^ 
contenendosi, 

— Non sarebbe bene domandar prima 
dello stato di salute.... 

— ....Non è necessario.... 

— Tuttavia un accenno non guaste- 
rebbe. 

— Guasterebbe. Paolo Girillì, oltre ad 
essere un uomo daffari, è poeta, ed il 
letterato sentimentale potrebbe prendere 



— 223 — 

il sopravvento. La risposta dev'essere lim- 
pida. 

— Gome lei vuole. 

// dottor Nezvin sta alcuni 
secondi sovrapensiero poi sug- 
gerisce. 

....(( Datemi precisi ragguagli circa suc- 
cessione Vitullo )).... Gosì, andrebbe? 

Renata ripetendone il testo 
a se stessa, 

— « Datemi precisi ragguagli circa suc- 
cessione Vitullo».... Sì.... sì.... molto bene. 
Lo scriva senz'altro. 

— Indirizzo ? 

— Paolo Girini, Villa Zalea, Roma. 

— Risposta pagata? Mi devo incaricare 
io stesso della spedizione? 

— Non si disturbi. 

Renata suona il campanel- 
lo, entra la Vigile. 

— Mandate qualcuno con la bicicletta 
a fare questo radiotelegramma. 

La Vigile prende dalle mani del dottor 
Nezvin il telegramma ed esce. 

Intanto il Dottore esamina curiosamente 
tutti i pacchi delle lettere dirette da Vitullo 
a sua figlia ed accuratamente disposti nel- 
l'interno dello scrigno. 

— Ghe strana biblioteca. 

— Vorrebbe sapere, Reverendo, cosa 
siano quei pacchi di lettere? 



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— 224 — 

// dottor Nezvin si scher- 
misce, ma Renata sorride; 

— Sono le lettere che in quattordici 
anni Vitullo ha dirette alla figlia. 

— Quale numero.... 

-— Era grafomane.... Ne farò al più pre- 
sto un falò. 

— Non sarebbe giustizia conservarle a 
Giuliana? 

— Ora che Vitullo è morto, non più. 
Quanto meno Giuliana conoscerà del pa- 
dre, tanto sarà di guadagnato per la sua 
tranquillità. 

— Ma perchè custodirle, allora, fino 
ad oggi? 

— Per non precludermi la via ad una 
riconciliazione. La vita presenta tali sor- 
prese, che bisogna essere preparati a tutto. 
Se un giorno fosse stato necessario fare 
a Vitullo la parte della ravveduta, quella 
raccolta epistolare, chiave magica, mi 
avrebbe aperto il suo cuore; Vitullo era 
un sentimentale» 

— - Avrebbe avuto il coraggio di soste- 
nere una simile prova? 

— Il fine giustifica i mezzi; sarebbe 
stato per assicurare lavvenire di Giuliana 
e la mia tranquillità.... Avrei compiuto il 
gesto col cuore leggero, e Vitullo ne sa- 
rebbe stato felice. 



— 225 — 

— Ed allora.... allora lei avrebbe pre- 
gato un monsignore romano, di cresimare 
Giuliana in San Pietro? 

— Reverendo.... 

— Avrebbe fatto felice anche il mon- 
signore.... 

— ....non scherzi.... 

— Servire Domino in laetitia, è la mia 
divisa. 

Così dicendo, il dottor Nezvin chiude Io 
scrigno e riconsegnando la cfiiave a Renata, 

— Signora Renata, lei è semplicemente 
meravigliosa. Ora mi dia il bicchiere dì 
« Cherry Brandy », lo berrò alla salute di 
quel buon Emilio Vitullo.... 

Renata, levandosi nuova- 
mente, 

— Glie lo voglio mescere io stessa. 

// dottor Nezvin, centellinan- 
do il liquore, 

— La morale del matrimonio, secondo 
lei, dunque, consisterebbe nel far pagare 
all'uomo, con la vita e gli averi, la rara 
ora d' oblio.... Accade così nel regno 
delle api. 

— Mi permetterà. Reverendo, di non 
comprendere.... 

— Ecco, le dirò, Signora: Vitullo, ca- 
duto da cavallo, è guarito. 

Renata sorpresa. 
Saetorio. 15 



— 226 -— 

— Guarito? Come? Guarito d'una frat- 
tura in ventiquattro ore? 

— La notizia, a termini del vero, è 
vecchia di novanta giorni. Io mi sono 
permesso di cambiare la data deiravve- 
nimento per sincerarmi di certe suppo- 
sizioni. Niente di male. Se questa nostra 
conversazione fosse avvenuta tre mesi fa, 
avrebbe avute le stesse parole. La dila- 
zione mi ha offerto il modo di sviscerare, 
a freddo, lanimo suo. 

Renata , divenuta cerea , 
passa neri>osamente una ma- 
no sulla sua capii/liatura. 

— Perdoni, Reverendo, ma con quale 
autorità si è permesso? 

— Con quella attribuitami per provve- 
dere alla salute spirituale della signorina 
Vitullo; ero nel mio diritto. 

— Ed ora che questo sport è finito, 
quale significato avrebbe? 

-- Quel significato che lei le darà. 

Renata, ridivenuta repenti- 
namente calma, 

— Alla mia intelligenza profana ne 
sfugge il valore recondito. Le avevo ri- 
volta un'esortazione a beneficio d'una 
creatura di Dio, e, forse, chi sa? la con- 
fermazione di Giuliana poteva preludere 
ad un battesimo.... 



— 227 — 

// dottor Neivin, con sorri- 
dente meraviglia, 

— Un battesimo! Ma, Signora, in que- 
sto caso tutte le spiegazioni sono superflue. 
Messo al bivio di guadagnare un'anima, 
o di tagliare quei vincoli di parentela 
ideale che possono legare il padre alla 
figlia, ho detto a me stesso: — Sia del 
padre prima di tutto, perchè, se Dio la 
volesse, la guadagnerebbe senza l'intro- 
missione d'un umile sacerdote.... E vede? 
nel frattempo, a mia insaputa, la grazia 
toccava il cuore alla madre. 

Renata vorrebbe replicare, 
ma il dottor Nezvin la trat- 
tiene e prosegue, 

— D'altra parte, cara signora Renata, 
lei illustrò così dettagliatamente il pro- 
posito di effettuare, alla morte di Emilio 
Vitullo, quella completa rapina che suo 
fratello Alberto non ebbe la possibilità 
di compiere, che non posso pentirmi di 
avere agito così. La connivenza, anche 
ignara, d'un sacerdote cristiano ad un tra- 
nello simile, non sarebbe compatibile. 

Renata, giungendo le mani, 

— Ma io non 1' ho mai neanche lonta- 
namente pensata ; lei, dottore, naviga nel- 
l'alto mare delle ipotesi, si è lasciato tra- 
scinare dal gusto d'una parabola, ed ha 



■ ^ 



— 228 — 

travolta me pure oltre la realtà dei fatti 
e dei sentimenti.... 

— Una neofita dovrebbe saperlo : il cri- 
stianesimo è nato fra le parabole. 

Così dicendo il dottor Ne- 
•win, calmo, finisce di vuotare il 
calice del « Cherry Brandy », 

— Eccellente questo « Cherry Brandy ». 

— Reverendo, ne desidera un altro 
sorso? 

— Oh, no, grazie. 

// dottor Nezvin, inchinan- 
dosi profondamente, porge a 
Renata il giornale italiano, 

— Signora, le consegno il quotidiano 
con quella notizia che la riguarda.... 

Renata, prendendo il gior- 
nale, con un leggero tremito 
nella voce risponde, 

— Grazie.... 

— Al piacere di ben rivederla.... 

— Reverendo.... 

// dottor Nezvin le bacia 
galantemente la mano, 

— Dica alla signorina Vitullo che sarò 
sempre felice di vederla nella casa di Dio. 

— Sarà mio dovere. 

// dottor Nezvin esce, e Renata non pò- 
tendo contenersi oltre, gitta a terra il gior- 
nale e lo calpesta. 

La Cameriera entra sconvolta. 



— 229 — 

— - Signora, ma è vero? Vitullo, caduto 
da cavallo, sarebbe in fin di vita? 

— Tu hai orecchiato alla porta? 

— Signora.... 

Renata, indicando il gior- 
nale calpestato, 

— Sta scritto sul giornale.... 

— Ma parta, vada subito, il posto di 
noi donne è al capezzale degli infermi; 
vada, vada per amor di Dio; circostanze 
così, non si danno due volte.... 

— Cristina, non si può.... 

— Perchè? 

— E troppo tardi.... lo sapeva soltanto 
il dottor Newin, e Vitullo è guarito. 

La Cameriera con atti di 
maraviglia, 

— ....Ed il Reverendo, un ministro di 
Dio, non le ha detto a tempo opportuno: 
— c( Tuo marito è malato, povera madre 
va, riconciliati, assicura la pace di tua 
figlia »? 

— Nulla, nulla, non ha detto nulla.... 

— Una vita così, ludibrio di tutti, per 
lei non può durare. 

Renata assalita da una pro- 
fonda tristezza, 

— Giuliana si fa grande e mi mette 
paura. 

— Ah, finalmente, vede lei stessa il 
precipizio aperto., 



> . . . 



— 230 — 

— Non lo vorrei vedere.... 

— La salvazione e* è.... 

La Cameriera guarda verso 
la porta che si schiude, e bai- 
betta : 

— ....Giuliana.... ecco Giuliana! 

Renata si ricompone sul letto. 

Giuliana vestita semplicemente di bianco, 
sostenendo nelle mani un cjran cappello di 
paglia e una cartella da disegno, entra, 
si avanza verso la madre, 

— Buon giorno Mamma.... come hai 
dormito? 

Renata, invece di rispondere, 
scuote la testa, e domanda, 

— E tu? 

— Io? Bene. 

— Esci ? 
—"" oi. ... 

— Dove sei diretta ? 

— Alle rive del fiumicello. 

— Cosa disegni ? 

— Le rive.... 

Renata, stendendo le mani 
per prendere la cartella, 

— Fammi vedere.... 

Giuliana allontanandola, 

— ....non ho finito ancora.... Feffetto 
passa presto.... non sono contenta del 
mio lavoro.... 

Renata^ sorridendo amara, 



I 



— 23l — 

— Quante parole per negarmi una pic- 
cola gioia. 

— Ma non ho fatto quasi nulla 

guarda. 

Giuliana impaziente apre la cartella, ed 
espone agli occhi di Renata il foglio sul 
quale sono tracciate poche linee. Renata 
respinge la cartella, 

— Nelle ore che trascorri colà, cosa 
concludi? 

— Rifletto.... 

— - All'età tua.... 

— Osservo.... 

— Credi d'occupar bene il tuo tempo? 

— Mi aiuto ad intuire: se gli uomini 
vogliono dire qualche verità, non hanno 
linguaggio per esprimerla.... 

-- Queste sentenze, alla tua età, mi 
paiono premature. 

— Non le posso proibire a me stessa. 

— Non saranno leco di cattive letture? 
Quale esperienza puoi aver tu della vita? 

— Madre! 

Si fa un breve silenzio, e jwì Giuliana, 
con una intonazione di voce differente, 
fresca, racconta, 

— Boby e Teddy i due contadini in- 
capaci di esprimere, con quelle dieci pa- 
role corrette che posseggono, ogni loro 
idea, li conosci? Avresti dovuto ascoi- 



— 232 — 

tarli come me, spettatrice insospettata. 
Discorrevano, fra loro, delle sementa, e 
trovavano, nel dialetto, il sostantivo per 
ogni cosa, gli aggettivi agili, snelli, me- 
glio che nella lingua purgata. Se per- 
fino anime rudimentali contengono, quali 
scrigni chiusi, il loro tesoro, come figu- 
rarci le anime complicate del prossimo? 

— E tu. Giuliana, non ti sei fatta verso 
tua madre come uno scrigno chiuso ? Si- 
lenziosa.... estranea.... 

Giuliana guarda la madre 
fissamente e tace. 

— Pare che tu non attenda più nulla 
da me.... 

Giuliana tace, 

— ....e qualche volta, credo che tu 
nutra un rancore, gelosamente celato, 
contro tua madre. 

Giuliana tace, 

— Perchè non rispondi?... Hai nulla 
da domandarmi? Nulla? proprio nulla? 
Allora va. 

Giuliana si piega verso la madre, la bacia 
sul volto. Renata prende la testa della fi- 
glia fra le mani, le bacia la fronte. 

Quando Giuliana si alza per partire, Re- 
nata, con un atto subitaneo, ficca le dita 
nella cintura che serra V abito della figliuola, 
e V arresta. 

Giuliana si volta interdetta. 



— 233 — 

— Dimmi un poco. Giuliana, cosa vor- 
rebbe significare la storiella di Teddy e 
Boby? Avrei forse anch'io un vocabo- 
lario di dieci parole? 

Giuliana tace. 

Vorresti, forse, spettatrice insospettata 
ascoltare me, senza maschera ? 

— Io non la porto. 

— Osi parlare così, a tua madre? 

— Tu, hai parlato di maschere. 

— La mia.... quale sarebbe? 

— Domandalo a Klara Fincke. 

— Tu leggi quei tristi romanzi? 

La Cameriera, che fino ad allora metteva 
ordine alla stanza, si approssima. 
Intanto Giuliana risponde seccamente. 

— Non amo leggerli, e tanto meno vi- 
verli. 

— Ma che vorresti dire? Tu pure, come 
qualche Reverendo, ti esprimi con le pa- 
rabole? 

— Trovai il libro qui, nella casa, ne 
lessi alcune pagine, inorridii.... è la tua 
storia identica. 

— Tu conosci la mia storia ? 

— Me r hanno raccontata le tue ami- 
che, e non t'immaginare, che esse ti am- 
mirino. 

— Chi di loro t' ha offerto il libro di 
Klara Fincke ? 



/ 



/ 



i 



I 



— 234 — 

Interviene la Cameriera, 

— Sono io, signora, io, che ha portato 
il romanzo qui, ed ho sperato egualmente 
che la figlia riunisse il padre alla madre. 

La Cameriera si copre gli 
occhi. Giuliana sorride. 

— Povera Cristina, tu sogni Timpóssi- 
bile! 

— No, signorina, no; se avessero rac- 
contata in tempo una disgrazia accaduta 
a Roma, sareste di già uno nelle braccia 
dell'altra. 

Giuliana fa un atto disdegno. 

— - Mai più! 

— Giuliana.... 

— Le romanticherie di Cristina sono 
troppo ingenue; so bene che mio padre 
è caduto da cavallo, ma è guarito. 

— Chi te lo ha detto? 

— Il dottor Newin. 

— Quando? 

--- Non appena mio padre fu fuori di 
pericolo, saranno due mesi. 

— E perchè hai taciuto? 

— Son due anni che non mi parli di 
mio padre. 

Renata, rivolgendosi alla Ca- 
meriera. 

— Cristina, lasciateci sole. 



— 235 — 

La Cameriera esce. 

Giuliana continua, come parlando a sé 
stessa. 

— Sonò abituata, del resto, a sapere 
da altri le notizie sue. 

Renata, con un fil di voce. 

— Io dovevo salvarti.... 

— Salvarmi? E tu chiami il tuo misero 
stato una salvazione? 

— Riconoscerai, spero, che ho sacri- 
ficata me stessa, che nessuna madre fa- 
rebbe la decima parte di quello che ho 
fatto per te.... Meriterei la gratitudine.... 
sono invece una derelitta, mendicante il 
tuo affetto che, legato ad un filo, minac- 
cia di rompersi.... Se tu fossi un essere 
generoso, dovresti stendere le mani, ali- 
mentare una bontà che vige.... La morte 
non ha falciato nessuno!... 

Giuliana guarda sorpresa la 
madre, 

— Ma io non lo voglio! 

Breve silenzio, e Giuliana 
riprende a parlare pacata- 
mente. 

— Anche tu prendi sul serio le roman- 
ticherie di Klara Fincke! Mio padre ha 
vinto sé stesso, superato il proprio dolore, 
le vostre stature sono troppo dissimili. 



i. 



— 236 — 

— Dalla maniera compiuta come parli, 
si sente che hai elaborata la condanna di 
tua madre con tutte le regole dell'arte. 
Consigli, evidentemente, non te ne sono 
mancati, ma è notevole come tu in tanti 
anni, non abbia trovata mezz ora per sor- 
prendere la voce del mio cuore con quello 
stesso interesse con il quale hai saputo 
ascoltare due poveri contadini che parla- 
vano della sementa. Senza dubbio un con- 
sigliere, più autorevole di me, sostiene 
la tua coscienza nel peso arbitrario della 
solitudine, ed io lo riconosco allo stile.... 

— Sarebbe? 

— Il dottor Newin, Fhai confessato tu 
stessa. 

— Cosa c'entra il dottor Newin, con la 
tua condotta privata. 

— - Con quale diritto il dottor Newin si 
è impossessato di un secreto non suo, e 
rha nascosto a te per un mese, e per tre 
mesi a me? Con quale diritto mi ha tolta 
la libertà di correre da tuo padre, di git- 
tarmi magari ai suoi piedi confessando: 
— « Errai, perdonami. »? 

Renata, come volesse contenere le lacri- 
me, straccia il fazzoletto ; poi, vinta si ro- 
vescia sul letto singhiozzando. 

— Non sei tu, la prova evidente del- 
l'amor mio? 



'\ 






— 237 — 

Giuliana, commossa , fa qualche passo 
verso la madre, ma Renata l'allontana, e 
Giuliana, interdetta, osserva, 

— Il dottor Newin, quale scopo avrebbe 
di agire contro di te? 

Renata, sedendosi sul letto, 

— ....ma è un sacerdote.... 

Giuliana guarda la madre interrogativa- 
mente ; Renata si alza, si avvicina a Giu- 
liana, le pone una mano sulla spalla, e con 
voce insinuante, 

— Il dottor Newin non t'ha parlato mai 
di convertire te, cattolica, alla religione 
evangelica? 

Giuliana meditabonda tace, e Renata y con 
lo sguardo scintillante, sicura di vincere, 

— Mai? mai? non t'ha mai detta una 
parola su ciò? 

Breve silenzio, poi Renata 
lentamente, 

— .... saranno due ore, nella vana spe- 
ranza m'ha fatto telegrafare a Roma: io 
ho chiesto notizie di tuo padre ma egli 
sapeva che era una burla. 

— Se mio padre fosse stato ancora 
malato? 

— T'avrei condotta a lui. 

Altro silenzio. 

Io non ho nessuna maniera per farti 
controllare l'animo mio.... 



/ 



i 



— 238 — 

Giuliana fa un segno di ne- 
gazione. 

Renata, continua commossa, 

— Credi sopportabile questa vita d'or- 
gasmo, a lato della tua coscienza ineso- 
rabile, sferzata dal giuoco maligno di 
quanti mi circondano? Meglio mille volte 
umiliarsi ad Emilio Vitullo. 

— Hai provocato tu lo scandalo. 

— Sì, sospinta dagli amici e dai pa- 
renti.... 

con la voce rotta, 

Ero giovane come 

te, cosa sapevo della vita? eravamo felici 
da non dire; s'intromisero, i miei, preci- 
pitai nel vuoto. Cirilli, amico intimo di 
Emilio, davanti ai giudici, prestato giura- 
mento, qualificò Vitullo squilibrato, e narrò 
cose false.... M'avvidi tardi d'essere tra- 
dita.... piansi fino a morire di dispera- 
zione; le lacrime mi chiusero la gola, 
cambiai la voce, pace non ebbi piij, non 
vidi luce, condannata alla gogna. 

— Appena nata, quale figlia d'un pazzo 
e d'una madre causidica, m'hai bollata 
d'un marchio e messa al bando. 

Renata, giungendo le mani 
supplice. 

— Ma il cuore è gonfio d'ogni dolore 
tuo.... 



— 239 — 

— Ora per ora, assiderato l'affetto 
filiale.... 

Giuliana barcolla. Renata 
l'abbraccia, 

— Figlia mia.... 

Renata si abbatte, e Giu- 
liana le si rovescia pian- 
gente sul seno, 

— Io t'avrei idolatrata.... 

Renata la stringe con irre- 
frenabile trasporto, 

— Tu non sai quanto bene in queste 
lacrime, amara gioia d'una misera madre.... 
non giudicare tu, non giudicare.... l'anima 
tua, rovente, può bruciarmi per sempre. 
Tu non sai quali prove ho superate, cre- 
dendo di proteggerti; avrò sbagliato, abbi 
pietà di me, non condannare.... Caduta 
in tua balìa, mi puoi perdere tu, mi puoi 

a vare. Giuliana si leva e non ri- 

sponde. 

Renata supplice. 

— Le mani tue son nate pel miracolo, 
sono mani fatate. Io non volevo il male 
di nessuno, la colpa mia fu solo la viltà. 
Fui travolta nel vortice, bendata, vittima 
d'un potere ineluttabile.... 

— Quale potere? 

— L'avarizia dei miei parenti avidi.... 

— Vergogna! 



— 240 — 

— Sì, sì, vergogna! Inconsapevole, di- 
venni uno strumento di conquista nelle 
mani dei miei.... Ero nel vuoto, e, per 
istinto, da quel tempo, elessi le tue mani 
salvatrici. Un giorno dopo Taltro sono 
passati anni, ed arrivata esausta, vedo 
la tua coscienza, maturata, stimarmi in- 
degna d'essere tua madre, pure se chiedo 
pietà.... 

Singhiozza, Giuliana titu- 
bante, commossa^ 

— Tutto mi pare sogno inafferrabile, 
come sull'orlo della realtà.... 

La Vigile entra^ sostenendo un vassoio, 
sul quale è deposto un telegramma chiuso, 

— Signora.... 

Renata non risponde. La Vigile, avveden- 
dosi d'essere arrivata inopportuna, si ri- 
volge a Giuliana, 

— Signorina, perdoni, ma essendo un 
telegramma di urgenza.... 

— Viene da Roma? 

— Io non so. 

Depone il vassoio ed esce. 
Giuliana prende il telegramma^ V osserva, 
e rivolgendosi alla madre, 

— Tu hai telegrafato a Roma per avere 
notizie di mio padre? 

— Sì. 



— 241 — 

— Questo telegramma potrebbe essere 
una risposta.... 

— Fammi vedere.... 

— Permetti che lo apra io stessa.... 

— E perchè? 

— In tanta oscurità d'anime, voglio ve- 
dere la tua. 

— Ma.... se non fosse una risposta? 

— Forse lo è. 

— Non lo posso permettere.... L'abito 
trasfigura il concetto delle frasi, e la pa- 
rola, l'hai detto tu stessa, è spesse volte 
povera, per esprimer le cose.... 

— Non ho dunque criterio? 

— Ignoro di chi sia quel telegramma; 
potrebbe essere dubbio, ed un istante d'o- 
blìo, poche parole d'un ignoto mittente, 
pesar su la Bilancia della vita in un mo- 
mento decisivo per noi.... No, non lo posso 

permettere. 

Giuliana, sollevando la bu- 
sta chiusa, 

— Qui sta l'effige della verità. Io posso 
tutto su mio padre, tutto, possedendo una 
fede. Sei sicura di te? 

— Sì, certamente, ma non devi com- 
mettere violenze. Il telegramma è redatto 
per me, diretto a me.... 

— Evidente perciò.... 

— Non si deve rischiare l'avvenire come 

Sartorio. 16 



— 242 — 

posta da giuoco! Esprimere un giudizio 
è cosa grave e l'azzardo è volgare.... 

— La sola sicurezza dà la forza.... 

— La sicurezza sì, lazzardo no. Ho l'or- 
goglio pure io della coscienza, e, dovessi 
guadagnare la pace per azzardo, rifiuterei. 
Io sono pronta a rinunciare a te, anziché 
guadagnarti per azzardo! 

Breve pausa. 

— E rifletti, Giuliana, io sono ricca, po- 
trei rimaritarmi, far famiglia, diseredarti 
anche.... Vincoli non mi legano a nessuno. 

— Dal momento che confessi così l'a- 
nimo tuo, nulla vieta di leggere il dispaccio. 

— Cosa confesso? 

— Un progetto di vita indipendente; 
divenute straniere l'una e l'altra.... 

— L'hai provocato tu, che, per tanti 
anni, ho scaldata sul seno.... 

— Ora giudichi tu senza ragione. 

— Non posso sottostare alla violenza. 
Libera di restare o di partire, d'essere di 
tuo padre o di tua madre, tu non devi 
violare i miei segreti, arrogarti un diritto 
che non hai. 

— Arrogarmi un diritto? La mia tran- 
quillità vale la tua, e non posso permet- 
termi un rimorso, verso mio padre, op- 
pure verso te. Sia per l'assoluzione o la 
condanna devo saper la verità qual'è. ' 



\ 



243 — 



Così dicendo, straccia la bu- 
sta, apre il telegramma e legge, 

— « Vitullo è vivo. Non tema essere 
« danneggiata, in caso di morte sorveglio 
« io sua eredità. Paolo Cirilli. » 

Giuliana depone il telegramma sul tavolo, 
guarda tranquillamente la madre e sempre 
fissandola sì ravvia i capelli, ferma con 
lo spillo il cappello. Poi raccoglie la cartella 
da disegno ed esce lentamente. 



/ 



INDICE. 

La morte di Anxur Pag. i 

La mascherata di Fido 85 

L'ArpioIa 19^ 



1 



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V-» 



i' 



ROMANZI ITALIANI 

EDIZIONI TREVES. 

/ voluìui segnati con * sono in corso di ristampa. 



1 — 
1 — 

3 50 
3 50 

1 — 



Adolfo Albertazzl. 

Ora e sempre . . . L. 
Novelle umoristiche . . 
In faccia al destino . . 
11 zucchetto rosso. . . 
Riccardo Alt. 

uccidere, o morire. . 

Ciro Alvi. 

Gloria di re 1 — 

Oogriittinio Anastasl. 

Eldorado 1 — ' 

Lri rivale 1 — 

La vittoria; La sconfitta. 1 — 
Diego Angeli. 

L'orda d'oro 3 50 

Uentocelle 3 50 

1 ] crepuscolo degli Dei . 3 50 
11 Confessionale . . . 

Luigi Archlnti. 

li lascito del ('(uiiunnrdo. 

Massimo d'Azeg^liO. 

Niccolò De Lapi. 2 voi. . 

Ettore Fierumosca . . 

A. 6. Barrili. 
Capitan Dodèro . . .1 — 
Santa Cecilia . . . .1 — 
*I1 libro nero . . . .2 — 

I Rossi e i Neri. 2 voi. 2 — 
Confess. di Fra Gualberto. 1 — 

Val d'Ulivi 1 — 

Semiramide 1 — 

Notte del commendatore. 1 — 
Castel Gavone .... 1 — 
Come un sogno . . . 1 — 
Cuor di ferro e Cuor d'oro. 

2 volumi 2 — 

Tizio Caio Sempronio . 1 — 
L'Olmo e l'Edera . . . 1 — 
Diana degli Embriaci . 3 — 

II merlo bianco . . .1 — 
— Ediz. in-8 illustr. . 6 — 
La donna di picche . .1 — 
Conquista d'Alessandro . 1 — 
11 tesoro di Golconda . .1 — 



3 — 

1 — 

2 — 
1 — 



L' XI comandamento . L. 
Il ritratto del diavolo . 
Il Biancospino . . 
L'anello di Salomone. 

tutto nulla . 
Amori alla macchia 
Monsù Tome . . 
Fior di mughetto. 
Dalla rupe . . . 
Il Conte Rosso. . 
Lettore della Principessa. 

— Ediz. in-8, illustr. . 
Casa Poli dori . . 
La Montanara. 2 voi. . 

— Ediz. in-8, illustrata. 
Uomini e bestie . 
Arrigo il Savio. . 
La spada di fuoco 
Un giudizio di Dio 
Il Dantino . . . 
La signora Àutari 
La sirena. . . . 
Scudi e corone. . 
Amori antichi . . 
Rosa di Gerico. . 
La bella Grazi an a. 

— Ediz. in-8, illustr. 
Le due Beatrici . 
Terra Vergine . . 

1 figli del cielo . 
La castellana . . 
Il prato maledetto 
Galatea .... 
Fior d'oro . . . 
Il diamante nero . 
Raggio di Dio . . 
Il ponte del Paradiso 
Tra cielo e terra . 
Re di cuori . . . 
La figlia del re . 



60 



J suoi tre capolavori: Capitan 
Dodèro. - Santa Cecilia. - Il 
libro nero 1 — 



y 



2 



Milano 



Fratklij TOK\'ì:S. EniTORi 



Milano 



I 



Carlo Emanuele BasilO. 
La Vittoria senz'ali . L. 3 50 

Ambrogio Bazsero. 
Storia di un'anima . .4 — 

Giulio Beohl. 

I racconti d' un fantaccino. 
In-8, con 64 illustr. . 3 50 

Lo spettro rosso . . . 3 50 

II capitano Tremalaterra. 3 50 
I yeniinatori . . . .4 — 
Caccia grossa ., . . .2 — 
I racconti del bivacco . 3 ."iO 

Antonio Beltramelll. 
Anna Perenna .... 3 50 

I priniog^eniti .... 3 50 

II cantico 3 50 

L'alterna vicenda ... 3 50 
Gli nomini rossi ... 1 — 
Le Novelle della Guerra. 3 50 

Silvio Benoo. 
La fiamma fredda. . .1 — 
11 castello dei desideri . 1 — 

Leo Benvenuti. 
Racconti romantici . .1 — 
Serenada, race, sardo . 1 — 

Vittorio Bersezio. 
Aristocrazia. 2 voi. . .2 — 

p. Bettoli. 
Il processo Duranti . .1 — 
Giacomo Locampo. . .1 — 
La nipote di don Gregorio. 1 — 

Maso Bisi. 
La Sorgente 3 50 

Alberto Bocoardi. 
Cecilia Ferriani . . .3 30 
Il peccato di Lo reta . .1 — 

L'irredenta 1 — 

Camillo BoitO. 
Storielle vane . . . .1 — 
Senso 1 — 

Virgilio Brocchi. 

Le aquile 3 50 

La (ri ronda 3 50 

L'Isola sonante. . . . 3 50 

I sentieri della vita . . 3 50 

II labirinto 3 50 

La coda del 1 >i avolo . . 3 50 

La boUei>*a deirii scanrlaìi 4 — 

Miti 5 — 



E. A. Butti. 

L'Incantesimo . , .L. 4 — 

L'Automa l — 

Antonio Cacciauiga. 
Bacio della cont. Savina. 1 - 
Ediz. in-S, illustr. . 2?— 
Villa Ortensia . . . . 1 — 
Il Roccolo di San t'Ali pio. 1 — 
Sotto i ligustri. . . . 1 — 

11 Convento 1 — 

il dolce far niente . .1 — 
La fanìiglia r)Onifazio . 1 - - 

Luii^i Capraniea. 
Papa Sisto. 4 voi.. . . 4-- 

Racconti 2 — 

Re ]\[anfredi. 3 voi. . .3 — 

(xiovanni Bande Nere. 2 y. 2 — 

*Fra Paolo Sarpi. 2 voi. . 2 — 

*La congiura di Brescia. 2 — 

Giulio Caprin. 
Gli animali alla ^-iievra. 3 -- 

Luio:i Capuana. 
March, di RocciverdiucU 4 — . 
Rassegnazione . . . . IJ50 
Passa l'amore . . . .8 50 
La voluttà di creare. . 5^50 

Enrico Castelnuovo. 
Nella lotta, hi-s, illustr. 4--. 
Due convinzioui . . .4 — 
F.P.C. Ultime novelle . 3 50 

I ^loncalvo 3 50 

L'on. Paolo Leouforte . 2 — 
Dal 1.° piano alla soffitta. 2 — 

Moisè Ceoconi. 

II primo hi\r,]{, . . . . 1 -^ 
11 taccuino perduto . . 3 50 
Racconti peiconvalescenti 2 50 

Giovanni Chig^glatO. 
11 tiglio Vostro. . . . 4- - 
Domenico Ciàmpoli. 

Diana 4 — • 

R. P. Civinini. 
Gente di palude ... 3 50 

Luig:ia Codèmo. 
La rivoluzione in casa . 2 - 

Cordelia. 
Dopo le nozze . . , . 3 — - 

Vita intima 1 — > 

Racconti di Natale, ili. 3 — 
( 'asa altrui 1 — 



I 

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N, , 

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Milano — Fratelli g^REVES, Editori — ÌRIilano 3 



L. 1 — 



Cordelia. 

Catene 

Per la gloria .... 
11 mio delitto .... 
Per vendetta .... 
Verso il mistero . . . 
L'incompreiisil)ile . . . 
Le donne che lavorano . 
Enrico Corradiiii. 
La patria lontana. . . 
La guerra lontana . . 

Carlo Dadone. 
La forbice di legno . . 
La casa delle chiacchiere. 
Come presi moglie . . 

Lucio d'Ambra. 
Il Re, le Torri, gli Alfieri 3 

Daxìieli e Manf.o. 

Nel dubbio 3 

Gabriele D'Aisnuniio. 

11 Piacere 5 

L'innocente 5 

Trionfo della storte . . 5 

il Fuoco 5 

La Vergine delle Rocce. 5 
Le novelle della Pescara. 4 
Forse che sì forse che no. 5 
La Leda senza cigno. 3 V. 10 

Ippolito Tito D'Aste. 

Mercede 1 

Edmondo De Amicifl. 
luà vita militare ... 4 

— Edizione economica . 1 
Alle porte d'Italia . . 3 
Romanzo d'un niaestro.2v. 2 
Fra scuola e casa. . . 4 
La carrozza di tutti. . 4 

Memorie 3 

Capo d'anno 3 

Nel Regno del Cervino. 3 
Pagine allegre. ... 4 
Nel Regno dell'Amore . 5 
Nuovi racconti e bozzetti. 4 
Cinematografo cerebrale. 3 
Gli amici. 2 voi. . . 2 
Ricordi infanzia e scuola. 4 
Pagine sparse .... 1 
Ricordi del 1870-71 . . 1 
Novelle. Ediz. di lusso . 4 

— Edizione economica . 1 



50 
50 



50 
50 



50 
50 



50 



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)0 



50 



50 



Grazia Deledda. 

I giuochi della vita . L. 3 50 
Sino al confine. . . .4 — 

II nostro padrone . . .4 — 
Cenere (nuova edizione) . 3 50 
Anime oneste . . . .3 — 
\\ vecchio della montagna 4 — 

Nel deserto 4 — 

Colombi e sparvieri . .4 — 

Chiaroscuro 4 

Canne al vento. . . .4 — 
Le colpe altrui. . . .4 — 

Nostalgie 3 50 

11 fanciullo nascosto. . 3 50 
Marianna Sirca. . . .4 — 
La via del male . . . 4 — 

Gian Della Quercia. 

Il Risveglio 1 — 

Sul meriggio . . . .4 — 

Emilio De Marchi. 
Il cappello del prete. . 2 — 
(liacomo l'idealista . .2 — 
Storie d'ogni colore . . 3 - 
Nuove storie d'ogni colore 3 — 



Arabella. 2 voi. 



2 — 



( 'ol fuoco non si scherza. 2 — 

Redivivo 1 — 

Demetrio Pi anelli. 2 voi. 2 — 

Federico De Roberto. 
Una pagina della storia del- 
l'amore. ..... 1 — 

La sorte 1 — 

La messa di nozze . . 3 50 

L'alber j della scienza . 3 — 

Le donne, i cavalier'... In-8, 

con 100 incisioni . . 7 50 

Salvatore Di GlacOmO. 

Novelle napolitano . . 3 50 

Paola Drigo. 

La Fortuna 4 — 

Paulo Fambri. 

Pazzi mezzo e serio fine. 2 — 

Onorato Fava. 

Per le vie 1 ~ 

La Rinunzia . . . .1 — 

Gazzella 3 50 

Ugo Flerefl^ 

L'anello 1 — 

FolchettO (J. Caponi). 

Novelle gaje . . , . 3 50 



ì 



/ 



Milano — Fratelli TREA^ES, Editori — Milano 



Milano — Fratelli TREVES, Editori — Milano 



Ferdinando Fontana. 
Tra gli Arabi . . . L. 1 — 

T. Oallaratl-Scottl. 

Storie dell'amore sacro e del- 
l'amore profano. . .4 — 
Piero Giaco sa. 
Specchi dell'enigma . . 3 50 
Il gran cimento . . .3 — 
Anteo 3 50 

Adolfo de Olsllmbertl. 
Il sacrificio d'iiu'aniiaa . 1 — 

0. Grandi. 

Macchiette e novelle. . 1 — 

Destino 1 — 

Silvano 1 — 

La nube 1 — 

Per punto d'onore . .3 — 

— Edizione economica . 1 — 

Luigi Gualdo. 

Decadenza 1 — 

F. D. Guerrazzi. 

Battaglia di Benevento. Vero- 
nica Cybo. 2 voi. . .2 — 
L'assedio di Firenze. 2 v. 2 — 

Amalia Gnglielminetti. 

I Volti dell'Amore . . 4 — 
Anime allo specchio. . 4 — 

Rosalia Gwifl-Ad.imi. 

La Vergine ardente .' .4 — 

Haydée (Ida Finzi). 
Faustina lion, romanzo tea- 
trale fantastico . . .3 50 

Jarro. 

L'assassinio nel vicolo della 
Luna 1 — 

II processo Bartelloni . 1 — 

Jarro. 

Apparenze. 2 voi. . . .2 — 
La duchessa di Naia. . 1 — 
Mime e ballerine . . . 1 — 
La moglie del Magistrato 2 — 

Paolo Iiioy. 
*Chi dura vince. . . .3 — 

Giuseppe lalpparini. 

Il filo d'Arianna . . . 

Paola Lombroso. 
La vita è buona . . . 



3 r^r\ 



Cesarina IiUpati. 
La Leggenda della spada. 

Manetty. 
11 tradimento del C^api 

2 volumi 

Giuseppe Mantica. 
Figurinaio. Fn-H, illus. . 

G. Marcotti. 
Il conte Lucio . . . . 
La Giacobina. 2 volumi. 

Le spie. 2 voi 

Ferdinando Martini. 

Racconti 

Lui^ Materi. 

Adolescenti 

Dora Melegaii. 
Caterina Spadaro . . . 
La piccola m.Hi* Cristina. 
La città del giglio . . 

Mercedes. 

Marcello d'Agli ano . . 
Guido Mil&nesi. 

Thàlatta 

Nomadi 

Ànthy, romanzo di Rodi. 
Nella scia 

Marino Moretti. 
t pesci fuor d'acqua. . 
Il sole del sabato . . . 
La bandiera alla finestra. 

Luigi Motta. 
(Edizioni in-."?, iUnsirate) 

DominatoredellaMalesia. 

— Edizione economica . 
L'onda turbinosa . . . 

— Edizione economica . 
L'occidente d'oro . . . 

— Edizione economica . 
La principessa delle rose. 

— Edizione economica . 
Il tunnel sottomarino . 
Fiamme sul Bosforo . . 

— Edizione economica . 
Il Vascello aereo . . . 
L'Dasi Rossa . . . . 
Il Leone di San Marco . 

— Edizione economica . 



3 50 

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2 — 



1 — 
5 — 

5 — 

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1 — 

3 50 
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3 50 
3 50 

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4 — 

2 — 

5 — 

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3 50 
2 — 
5 — 

4 — 

2 — 
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4 — 
4 — 

3 — 



J 



3 50 11 Demone dell'Oceano . 1 — 



Neera. 

Crevalcore . . . . L. 4 — 
L'Indomani. In-8, illus. . 2 — 
Una passione . . . .1 — 
La vecchia casa . . .3 — 
Duello d'anime. . . .4 — 
La sottana del diavolo . 4 — 
Rogo d'amore . . . . 3 50 
Crepuscoli di libertà. . 3 50 
Ada Negrri. 

Le Solitarie 6 — 

Dario Niccodemi. 
Il romanzo di Scampolo . 4 — 

Ippolito Nievo. 
Le confessioni di un ottua- 
genario. 3 voi. . . .3 — 
Angelo di bontà . . .1 — 

A. s. Novaro. 

L'Angelo risvegliato. . 3 — 

Ugo OJetti. 

Donne, uomini e burattini 3 50 
L'Amore e suo figlio. . 3 50 
Mimi e la Gloria . . . 3 50 

Antonio Palmieri. 
Novelle Maremmane . . 3 50 
I racconti della Lupa . 3 50 

I misteri di Diana fm^^rcj?.}. 

Alfredo Fanzini. 

Piccole storie del Mondo 

grande 1 — 

La lanterna di Diogene. 3 50 
Le fiabe dellavirtù . . 3 50 

Santippe 3 50 

La Madonna di Mamà . 3 50 

Conte G. II. Passerini. 

II romanzo di Tristano e 
Isotta 4 — 

Francesco Pastonohi. 

Le Trasfigurazioni . .4 — 

Emma Perodi. 
Caino ed Abele. ... 1 — 
♦Suor Ludovica . . . .1 — 

Petruooelli della Gattina. 

Il sorbetto della Regina, 1 — 
Memorie di Giuda. 2 voi. 2 — 

li Re prega 1 — 

Le notti degli emigrati a 
Londra 1 — 



1 — 
1 — 

1 - 

1 — 

4 — 
4 — 

1 — 
3 — 



Laigi Pirandello. 

Erma bifronte . . . L. 3 50 

L'esclusa 1 — 

La vita nuda . . . . 3 50 
Il fu Mattia Pascal. 2 v. 2 — 
Terzetti 3 50 

I vecchi e i giovani. 2 v. 5 — 
La trappola 3 50 

II turno ; Lontano. . .2 — 

Si gira 3 50 

E domani, lunedì 4 — 

Carlo Placci. 
Mondo mondano . . 
In automobile . . . 

Marco Prag^a. 
La Biondina. . . . 

Mario Pratesi. 
Le perfidie del caso . 

Carola Prosperi. 
La Nemica dei Sogni 
L'Estranea .... 

Egisto Bogg^ero. 
Le ombre del passato 
Komokokis. In-8, illus. 
Gerolamo Bovetta. 

♦Sott'acqua 3 60 

Il primo amante . . . 3 50 

♦Novelle 1 — 

*I1 processo Montegù . . 1 ^— 

Ferdinando BuSSO. 
Memorie di un ladro. . 1 — 
Il destino del Re . . .1 — 
Roberto Saoohetti. 

Candaule 3 — 

Fausto Salvatori. 
Storie di parte nera e Storie 
di parte bianca. . . 3 50 

Baron. di S. Maria (Fides). 

Vittoriosa! 3 50 

Vie opposte 3 50 

Rosso di San Secondo. 

Ponentino 3 50 

La fuga 4 — 

G. A. Sartorio. 
Romae Carrus Navali s . 1 — 

Augusto Schippisi. 

La colpa soave . . . .4 — 
Isabella ScOpOli-Biasi. 

L'erede dei ViUamari . 1 — 



6 Milano — Fratfm.i TREVES, Editoki — Miì.avo 



Matilde Serao. 
Suor Giovanna della ( 'roce 4 — 
La Ballerina . . . . 3 50 
Ella non rispose . . .4 — 

Serra-Greci. 

Adelg:isa 1 — 

La fidanzata di Palermo. 1 — 

Sfinge. 

Dopo la vittoria . . .1 — 
Valentino Soldanl. 

Viva l'Angiolo! . . . i _ 

Flavia Steno. 
L'ultimo S(>gno. . . . l — 
11 pallone fantasma . .1 — 
Cosi, la vita! . . . .1 — 
Fra cielo e mare . . . 1 — 
La veste d'amianto . .1 — 
La nuova p]va . . . .1 — 
Il gioiello sinistro . . 1 — 
Il sog-no che uccide . .1 — 

Il mirafiffifio 1 — 

Oltre l'odio 1 — 

Térésah (Teresa Ubertis). 
Il corpo e l'ombra . .4 — 
Il salotto verde . . . 3 50 
La casa al sole. . . . 4 — 

I. Trebla. 

Volontario d'un anno. - Sotto- 
tenente di complem. . 3 — 

Alessandro Varaldo. 

Un fanciullo alla guerra . 4 — 

L. A. Vassallo. 

La signora Cagliostro . 2 — 
Guerra in tempo di bagni. 2 — 
La famiglia De-Tappel ti. 2 50 
Uomini che ho cono.sciuto. 3 50 
Dodici monologhi ... 2 50 
Ch'arie e macchiette . . 3 50 
MI pupazzetto tedesco . 2 — 
Il pupazzetto spagli* do . 2 — 
Il pupazzetto francese . 2 — 
Diana ricattatrice. . . 2 50 

Giorgio Velieri. 
Elegie mondane . . . 3 50 



Giovanni Verga. 
Storia di una capinera. 3 — 

— Edizione economica . 1 — 

Eva 2 — 

Cavalleria rusticana . .3 — 

— Ediz. in-8, illustr. . 9 — 

Novelle 1 — 

Per le vie 1 — 

Il marito di Elena . .1 — 

Eros 1 — 

Tigre reale 1 — 

Mastro-don Gesualdo. . 3 50 
Ricordi del capit. d'Arce. 1 — 

I Malavoglia . . . .3 50 
Don Candeloro e C. . . 1 — 
Vagabondaggio. . . . 3 — 
Dal tuo al mio. . . .3 50 

G. Visconti-Venosta. 

II curato d'Orobio. . . 4 — 
Nuovi racconti . . . . 3 50 

Mario Vugliano. 
Gli allegri cumpari di Borgo 
drolo. Con disegni . . 1 — 

Remigrio Zena. 
La bocca del lupo . . 1 — 
L'apostolo 3 50 

Luciano ZÙCCOli. 
La Compagnia della Leg- 
gera 3 50 

L'amore di Loredana. . 3 50 

Farfui 4 _ 

Uiìiciali, sott'ufficiali, caporali 

e soldati l _ 

Il Designato 1 — 

Donne e Fanciulle . . 3 50 

I lussuriosi 1 — 

Komanzi brevi .... 4 — 

Primavera 3 50 

La freccia nel fianco . 3 50 
L'Occhio del Fanciullo . 3 50 
La vita ironica . . .3 50 
Novelle prima della guer- 

l'i 3 60 

La volpe di Sparta . . 3 50 
Roberta 3 50 

II maleficio occulto . . 3 50 



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ROMANZI STRANIERI 

EDIZIONI TREVES. 

7 volumi segnati con * sono in corso di ristampa. 

FRANCESI. 



Amedeo Achard. 
Giorgio Konaspada.2 v. L. 2 — 

Mattbey AinOUld. 

*Lo Stagno delle suore grigie. 

2 vulnnii 2 — 

Giovanni senza nome. 2 v. 2 — 
(ili amanti di Parigi. 2 v. 2 — 
La rivincita di Clodoveo. 1 — 

*La Brasiliana ... .1 — 
La bfdla Nantese ... 1 — 
La figlia del giudice d'istru- 
zione. 2 volumi. . .2 — 
Zoe. 2 volumi . . . .2 — 
Un punto nero. . . .1 — 
Un genero 1 — 

*La beila Giulia . . .1 — 

*La vergine vedova . .1 — 
Dieci milioni di eredità. 1 — 
La figlia del pazzo . . 1 — 
Castello della Croi x-Pater. 1 — 

*Zaira 1 — 

L'impiccato della Baumette. 
2 volumi . . . . 2 — 
Arnould e Fournier. 



Il Figlio dello Czar 
L'erede riel trono . 
Balzac. 
3Iemorie di due 

spose .... 
Piccole miserie della 

niugale. . . . 
Papà Goriot. , . 
Eugenia Grandet . 
Cesare Bi rotto . . 



1 — 

1 — 



giovani 

. . 1 — 

vita ci>- 

. 1 — 

. 1 — 



1 - 
1 — 



I celibi: 

I. Pierina . . . .1 — 
II. Casa di scapolo . 1 — 
I parenti poveri: 

I. La cugina Betta. L. 1 — 
IL II cugino Pons. . 1 — 



Balzac. 

Illusioni perdute: "^ 

1. I due poeti ; Un {>Tan- 
d' uomo di provincia a 
Parigi . = . . L. 1 — 
IL Un grand'uoino di pro- 
vincia a Parigi ; Eva e 

David 1 — 

Splendori e miserie delle cor- 
tigiane 1 — 

Giovanna la pallida . .1 — 
L'ultima incarnazione di Vau- 

trin 1 — 

Il deputato d'Arci» . . i — 

L'Israelita 1 — 

Orsola ]\lirouet. . . .1 — 

Il figlio maledetto. - Gambara. 

- Massimilla Doni . .1 — 

Adolfo Belot. 
Due donne 1 — 

Alessandro Bérard. 
C}'l)ris; Marcella . . . 1 — 

Elia Bdrthet. 



La tabaccaia 



. 1 — 



11 delitto di Pierrefitte. 1 — 

Fortunato BolSgObey. 
La vecchiaia del signor Lecoq. 

2 volumi 2 — 

L'avvelenatore . . . .1 — 
La canaglia di Parigi . 1 — 
L'orologio di Rosina . .1 — 
La casa maledetta . .1 — 
11 delitto al teatro didl'Cpéra. 

2 volumi 2 — 

Maria 1 — 

Albergo della nobile Rosa. 1 — 
Cuor leggero. 2 volum-i. 2 — 
11 segreto dellacameriera. 1 — 
La decapitata . . . . 1 — 



.^ 



8 INFILANO — FitATEr.u TlIEVES, Editori — Milano 



Milano — Fratelli TREVES, Editori — Milano 



■~^. 



Paolo Bourget. 

Un delitto d'amore . L. 
Andrea Cornelis . . . 

— Ediz. in-8 illTistr. . 
Enimma crudele . . , 

— Ediz. in-8 illustr. . 

Menzogne 

L'irreparabile .... 

11 discepolo 

Il fantiisnia 

La Duclìtissa Azzurra . 

Alessio Bonvler. 

Madamigella Olimpia . 
Il signor Triimerui . . 
Discordia coniugale . . 

Busnach e Chabrillat 

La figlia di Lecoq . . 1 

Alfredo Capus. 
Robinson 3 

Edfìco Chavette. 

Quondam Bri cheti. . . 

*La stanza del delitto . 

In cerca d'un perchè . 

Un notaio in fuga . . 

Vittorio Cherbullez. 

Miss Rovel 

L'avventura di L. Bolski. 
Samuele Brohl e cump. 
L'idea di G. Testaruli . 
Fattoria della cornacchia. 

Giulio Claretie. 

Il milione 

S. E. il Ministro . . . 
*Laura la saltatrice . . 
*La casa vuota .... 
*L'amante 

Roberto Burat .... 

La commediante. 2 voi. 

I Moscardini. 2 voi. . . 
La fuggitiva .... 
Michele Berthier . . . 
Troppo bello! (l'uyjolij. 

II 9 termidoro .... 
Maddalena Bfrtin. . . 

Norie 

11 bèl.SoIignac. 2 voL 



1 — 
1 _ 

l — 

i — 
1 _ 

1 — 
1 — 
1 — 
1 — 
3~ 

1 — 
1 — 
1 — 



2 — 



Beniamino Constant. 

Adolfo L. 1 — 

Alfonso Daudet. 

*Ditta Fromoiit e Uisler. 1 — 
*I re in esilio . . . . 1 — 

— Ediz. in-8 illustr. . 2 — 
Numa Roumestan. . .1 — 
Novelle del lunedì . . 1 — 

*L' Evangelista . . . . 1 — 

— Ediz. in-8 illustr. . 2 — 

Pietro De Conlevaln. 

Su la frasca 1 — 

Delpit. 

Il figlio di Corali a . . 1 — 

Teresina i — 

il padre di Marziale. . 1 — 

Appassionatamente . . 1 — 

o. Be Lys. 

Duplice mistero . . .1 — 

F. Da Klon. 

Giovanna e Giovanni . 1 — 

L. De Bobert. 

Il romanzo del malato . 3 — 

Melchiorre De VaQìXé, 

Giovanni d'Agre ve . .1 — 
Gustavo Droz. 

Attorno una sorq:rnte . 
*Marito, moglie e bebé . 

Alessandro Damas (Aglio 

♦Teresa; L'uomo-donna . 

Erckmann e Chatrian. 

L'amico Fritz .... 
*I Rantzau 

La casa del guardaboschi. 
Ottavio Feuillet. 

Il signor di l'amors . . 
*La vedova, li viaggiatore. 

Storia di Sibilla . . . 

Un matrimonio nell'alta so- 
cietà 

Giulia di Trecce ur . . 

Paolo Féval. 
La regina delle spade . 1 — 



Ti 



1 



^ »] 



i 



Gustavo Flaubert. 

Madame Bovary . . L. 1 — 

Anatole France. 

*Taide 1 — 

Il delitto di Silvestro Bon- 
nard 1 — 

Emilio Gaboriau. 

11 signor Lecoq. 3 voi. . 3 — 
La cartella 113 . . .1 — 
Il processo Lerouge . .1 — 
La vita infernale. 2 voi. 2 — 
*I1 misfatto d'Orci vai. . 1 — 
Gli amori d' una awelena- 
trice 1 — 

Edmondo de GonCOUrt. 

Maria Antonietta . . .1 — 

La Faustin 1 — 

Carina 1 — 

Suor Filomena . . . .1 — 

Emanuele Gonzales. 

La strega d'amore. 2 voi. 2 — 
La principessa russa. . 1 — 
Le due favorite. 2 voi. 2 — 
Il vendicatore del marito. 1 — 

E. GrévlUe. 

Niania 1 — 

Clairefontaine . . . .1 — 
Maritiamo la figlia . .1 — 
Amore che uccide. . .1 — 
Il voto di Nadia . . .1 — 

Nikanor 1 — 

Perduta 1 — 

Un violinista russo . . 1 -^ 

Desia 1 — 

Il romanzo d'un padre . 1 — 
La via dolorosa di Kaissa. 1 — 
La principessa Oglierof. 1 — 

Sonia 1 — 

Ariadua 1 — 

Halévy. 

*L' abate Constantin . .1 — 

Grillina (Criquette) . .1 — 

Paolo Hervien. 

Lo sconosciuto . . , .1 — 

L'Alpe omicida. . . .1 — 

Arsenio HOUBMtye. 

Diane e Veneri ... 1 — 



Yittor Hngo. 

Nostra Donna di Parigi o 

smeralda. Con 72 incis. 3 

Han d'Islanda. Illustrato. 2 

Bug-Jargal. Con 36 ine. 2 

Enrico Lavedan. 

I bei tempi 3 

Hugues !Le Ronz. 

II Padrone dell'ora . . 3 

Pierre Lotl. 

Mio fratello Ivo . , . 1 

Renato Malzeroy. 

Piccola regina .... 1 
L'adorata l 

Camilla Mallarmé. 

Come fa l'onda 3 

Ettore MalOt. 

Il dottor Claudio. 2 voi. 2 

Un buon affare. ... 1 

Il luogotenente Bonnet. l 

^Milioni e vergogne . . 1 

Paolina 1 

Paolo Marg^uerltte. 

*La tormenta 1 

Amor nel tramonto . . 1 
La Principessa Nera. 2 v. 5 

p. e y. Margrueritte. 
Il Prisma 1 

Florence Marryat. 

stirpe di vampiri. . . 1 

Giulio Mary. 

*Le notti di fuoco. . . 1 
La famiglia Danglard . 1 
L'amante del banchiere. 1 

M. Maryan. 

Guénola. In-8, illustr. . 1 

Guy de Maupaisant. 

Forte come la morte. . 1 
Bei-Ami . . . . . . 1 

Una vita ...... 1 

Il nostro cuore. . . . 1 

Racconti e novelle . . 1 
Casa Tellier 1 

Prospero Mérimée. 
La contessa di Turgis . 1 



E- 
50 
50 
50 



10 Mitrano — Fratelli TREVES, Editori — ITilano 



Mn^ANo — Fratbtjj TREVES, Editori — Milano 11 



Carlo Mérouvel. 
PriTa di nome. 2 voi. L. 2 — 
Febbre d'oro. 2 voi. . .2 — 
L'inferno di Parigi. 2 v. 2 — 
L'amante del Ministro . 1 — 
La signora Marchesa. . 1 — 
Figlioccia della dnchessa. 1 — 
La vedova dai cento miliuui. 

2 volumi 2 — 

Teresa Valignat . . . 1 — 
Un segreto terribile . .1 — 

Pari e patta 1 — 

Fior di Corsica. . . .1 — 

G. Méry. 

Un delitto ignorato . .1 — 
11 maledetto . . . .1 — 



Marco Monnler. 
Novelle napoletane . .1 — 

Saverio Montépln. 

*La veggente 1 — 

*ll condannato . . . . 1 — 
♦L'agenzia Rodille . . .1 — 

♦L'ereditiera 1 — 

Il ventriloquo. 3 voi. . 8 — 
♦1 delitti del giuoco . .1 — 

*I delitti dell'ebbrezza . 1 — 

Espiazione 1 — 

*La bastarda. 2 voi. . . 2 — 
*La Casina dei lillà . .1 — 

La morta viva. 2 voi. . 2 — 

♦L'impiccato. 3 voi. . . 3 — 

*[1 marchese d'Espinchal. 1 — 

♦Un fiore all'i ucanto . . l — 

♦Compare Leroux ... 1 — 

♦L'ultimo dei Courtuiiav. 1 — 

♦Una passione . . . . 1 — 

♦I fanti di cuori . . . 1 — 

♦Due amiche di St.-l)eiii.-<. I — 

♦L'avventuriero . . . . 1 — 

11 segreto del Titano . 1 — 

♦L'amante del marito. . 1 — 

♦L'avvelenatore . . . . 1 — 

S. M. il Denaro. 2 voi. . 2 — 

♦Ammaliatrice bionda. 2 v. 2 — 
♦Donna Rovina . . . .1 — 

♦Segreto della contessa. 2 V. 2 — 

Giorgio Ohnet. 
H padrone delle ferriere. 1 — 
— Edizione illustrata . 3 — 



Giorgio' Ohnet. 

La contessa Sara . . L. 1 

— Edizione illustrata . 3 
Sergio Panine .... 
Lisa Fleuron .... 

— Edizione illustrata . 3 — 
Debito d'odio .... 
Il diritto dei figli. . . 
Vecchi rancori .... 
La sig.'* vestita di grigio. 
L'indomani degli amori. 
11 curato di Favières . 

I Gaudenti 

Vittorio Perceval. 

♦10,000 franchi di mancia. 
Le vivacità di Carmen . 

II nemico della signora. 

Renato de Pont-Jeit. 

L'eredità di Satana . . 
Le colpe di un angelo . 
Un nobile sacrificio . . 

Giorgio PradeL 
Compagno di catena. 2 v. 2 
Abate PrévOSt. 

Manon Lescaut. ... 1 
Marcello PrévOflt. 

Lettere di donne ... 1 
Nuove lettere di donne, l 
Ultime lettere di donne. 1 
Coppia felice .... 1 
11 giardino segreto . . l 
Lettere a Francesca . . 2 
Lett. a Francesca raarit. 3 
Lettere a Frane, mamma. 3 
L'autunno d'una donna. 1 
Pietro e Teresa ... 2 
Le Vergini forti: 

I. Federica .... 3 

IL Lea 3 

La principessa d'Ermi nge 3 

Donne 3 

A passo marcato ... 3 
Gli angeli custodi . . 3 
Herr e Frau Moloch. . 3 

II. Beybaad. 

Il bandito del Varo , . 1 



i ' 



Emilio Blohebourg*. 

♦L' idiota. 2 voi. . . L. 2 — 
innamorate di Parigi. 2 v. 2 — 

Carlo Blehet. 
Fra cent'anni . . . .1 — 

Edoardo Bod. 

*J1 senso della vita . .1 — 

La vita privata di Michele 

Teissier i — 

La seconda vita di Michele 

Teissier ] — 

Lo zio d'America . . .1 — 
Taziana Leilof . ... 1 — 
L'acqua che corre. . .1 — 

Arnaldo Rug'e. 
* Bianca della Kucca . .1 — 

Roiny Saint-Maurice. 

(ili ultimi giorni di Saint- 
Pierre 1 

Giorgio Sand. 
♦Mauprat l — 

Giulio Sandeaa. 
*3Iadam.'' della Seiglière. 1 — 

— Fdizioue illustrata . 4 — 

— Nuova ediz. illustr. . 2 — 

Texier e Le Senne. 

iV.emorie di Cenerentola. 1 — 

Andrea Theuriet. 
Eli'na 1 

Un'Ondina; I dolori di Cl:iiidio 

Fdouet 1 _ 

Amor d'autnnno ... 1 — 
Sacrilizio d'amore ... 1 — 

Marcelle Tlnayre. 
H..'llè 1 -_ 

Giulio Verne. 
Il giro del mondo in (ttnntn 
giorni j — 

— Ediz. in-8 illustr. . 2 50 
♦Dalla terra alla luna . ] — 
♦20 000 leghe sotto i mari. 1 — 
♦Novelle fantastiche . .1 — 

— Ediz. in-8 illustr. . 3 — 



Giulio Verne. 

*I figli del capitano Clrant e Una 

città galleggiante. 2 v. 2 — 

♦Avveut. del cap. Hatteras. 1 — 

Il faro in capo al mondo. In -8, 

illustrato 3 r>0 

Il dottor Oss; I violatori di 
blocco. In-8, illustr. . 1 — 

Vincent. 

Il cugino Lorenzo. . . 1 — 

Giovanni Wachenliusen. 

Per vii denaro . . . .1 

L'inesorabile i 

Pietro Zaccone. 

Bianchina ] _ 

Emilio Zola. 

L'nssomraoir. 2 volumi . 2 — 

— Kd^zione illustrata . 3 — 
Il ventre di Parigi . . 1 — 

— Edizione illustrata . 2 50 
La fortuna dei Koiigon. 1 — 
La cuccagna (La Curée). 1 — 
La conquista di Plassans. 1 — 
11 fallo dell abate Mouret. 1 — 
S. E. Eugenio Rougon . 1 — 
Ina pagina d'amore. . 1 — 
Teresa Kaquin. . . . l — 

♦Racconti a Ninetta . .1 — 

♦Nuove storielle aNinetta. 1 — 

♦Nantns ed altri racconti. 1 — 

♦Misteri di Marsiglia. 2 v. 2 — 

Pot-Bouiile (Quei che bolle in 

pentola). 2 volumi. .'2 — 

Il voto di una morta . 1 — 

il Denaro. 2 volumi. . 2 — 

La Guerra. 2 volumi . 2 — 

— Edizione in-8 illus. . 4 50 
La Terra. 2 volumi . . 2 — 

Germinai. 2 volumi . .2 

Vita d'artista (L'(Euvre). 1 — 

— Edizione illustrata . 4 — 
Il dottor Pascal. 2 voi. 2 — 
11 sogno 1 

— Edizione illustrata . 4 50 
Maddalena Ferat . . . 1 — 



12 Mn.ANo — Fratelli TREVES, Editori — AIilano 



INGLESI £ AMERICANL 



Edoardo Bellamy. 
Nell'anno 2000. . . L. 1 — 

Guy Boothby. 

Il dottor Nikola . . . i _ 

Miss Braddon. 

Per la fama l — 

Verrà il giorno . . . i _ 
La zampa del diavolo. 2 v. 2 — 
Asfodelo. 2 voi. . . .2 — 
Un seerreto fatale. . . 1 — 
Una vita, nn amore . .1 — 
Fra due cognate ... 1 — 

Carlotta Bronte. 
Jane Eyre. 2 voi.. . . 2 — 

Shoda Brongrhton. 

Addio, amore . . . .1 — 

Edoardo Blllwer. 
La razza futura . . .1 — 

Delannoy Burford. 
L'assassino i 

Roberto Byr. 
La legge del taglione . 1 — 

Wiikie Colllni. 

Le vesti nere. 2 voi. . 2 — 

No. 2 voi 2 — 

Il segreto di morte . . 1 — 
Il cattivo genio ... 1 
L'eredità di Caino . . 1 

n^o Conway. 

Il segreto della neve .1 
Un segreto di famiglia. 1 

Novelle. 2 voi 2 

Vivo morto .... 1 

Maria CorelU. 
Vendetta 



1 — 

Francia Marion Crawford. 

Saracinesca. 2 voi. . .2 

Sant'Ilario. 2 voL . . . 2 — 
Don Orsino. 2 voi. . . 2 — 
Corleone. 2 voL . . . 2— - 
Paolo Patoff. 2 Toi . . 2 — 



Carlo Diokeni. 

♦Storia d'amor sincero L. 1 — 

Il Circolo Pickwick. 2 v. 2 — 

♦Grandi speranze. 2 voi. 2 — 

Memorie di Davide Copper- 

field. 2 volumi . . . 2 — 

— Ediz. in-8 illustr. . 3 — 

*La piccola Dorrit. 3 voi. 3 — 

♦Tempi difficili . . . . i _ 

♦L'abisso -30 

Le ricette del dottor 3Ìarigold; 
Il mistero degli specchi 1 — 

Beniamino Dliraell. 
Alroy il Liberatore . 1 — 

Dick Donovan. 
Caccia a fondo . . . . 1 — 

Conan Doyle. 

Il dramma di Pondichery- 
Lodge i_ 

F. Elllot. 

Gli Italiani 2 

Lanoe Falconer. 
Mademoiselle Ixe . . .1 — 

F. G. Farrar. 

Tenebre e albori . . .1 — 

Fergua Hame. 

La dama errante . . .1 — 
Il 13.** commensale . .1 — 

Lady Fullerton. 

L'Uccellino di Paradiso. 1 — 

Rider Hag^gard. 

Beatrice i 

♦Jess, Un amore nel Trans- 

vaal 1 

Il popolo della nebbia. 2 v. 2 — 
Giovanna Haste. 2 voi. . 2 — 
La fanciulla dalle perle. 1 — 

HaU Calne. 

Il figliuol prodigo. . .2 — 

La donna che Tu mi hai 

dato. 3 voi 6 

HamUton-Shlelds. 

Tre novelle di Van Djke. d — 



Milano — Fratelli TREVES, Editori — Milano 13 



Hill Headon. 

La storia d'un gran segreto. 
Con 2 incisioni . . L. 1 — 

M. Hewlett. 

Gli amanti della foresta. 1 — 

Siias Hocklng. 

La figlia del signorotto. In-8, 
illustrato 2 — 

Il cappuccio rosso. In-8, illu- 
strato 1 — 

Le avventuro di un curato. 
In-8, illustrato . . .3 — 

Miss Hungerford. 
Dalle tenebre alla luce. 1 — 

Giorgrio James. 
L'Ugonotto. 2 volumi . 2 — 

Vallaco Lewis. 
Ben Hur, racconto storico dei 
tempi di Cristo. 2 v. ili. 4 — 

William John Looke. 

Idoli 3 — 

E. Marlltt. 

La Contessina Gisella . 1 — 
Elisabetta dai capelli d'oro 1 — 

Mayne-Beld. 

La schioppettata mortale. In-8, 
illustrato 3 — 

Giorg:io Meredlth. 
Diana de' Crossways. . 3 — 

L. G. Moberly. 

Il passato che ritorna . 1 — 

Miss Mulock. 

Zio e nipote 1 — 

F. Oppenheim. 

Mistero di Bernard Brown 1 — 
La spia misteriosa . .1 — 

Oulda. 

Affreschi. Con biografia . 1 — 
♦In maremma . . . .3 — 

Blvlng:toii-Pyke. 

Il viaggiatore misterioso. 1 — 



a. Boberts. 

Il segreto della marchesa. 1 — 

Dianca BoOSevelt. 
La regina del rame. 2 v. 2 — 

R. H. Savag^e. 

Una moglie d'occasione. 1 — 

Conquista d'una sposa . 1 — 

Una sirena americana . 1 — 

Walter ScOtt. 

Ivanhoe. In-8, illustrato. 5 — 

Kenilworth. Iu-8, illustr. 5 — 

(»)uiiitino Durward. lUus. 5 — 

R. L. Stevenson. 

Rapito 1 — 

La strana avventura del dot- 
tor Jekyll 1 — 

w. M. Thackeray. 

La fiera della vanità. 3 v. 3 — 

Guy Thorne. 

Nelle tenebre . . . .3 — 

Mrs. Huinphry Ward. 
Miss Bretherton . . .1 — 

H. G. Wells. 

Novelle straordinarie. In-8, con 
11 incisioni a colori . 3 — 
Nei giorni della cometa. 3 — 
Quando il dormente si sve- 
glierà. Con 3 incisioni. 3 — 
— Edizione economica . 1 — 
La visita meravigliosa . 1 — 
La signora del mare. . 3 — 
Anna Veronica. . . .3 — 

Gli amici appassionati. 2 vo- 
lumi. ...... 5 — 

La guerra nell'aria. 2 v. 2 — 

Storia d'un uomo che digeriva 

male (The history of Mr. 

Polly). Con 1 incis. . 3 — 

Guglielmo West ali. 
Come fortuna volle , .1 — 

Miss H. Wood. 
Nel 'labirinto . . . . 1 — 
E. Yates. 

La bandiera gialla .1 — 

Stefano Zeromskl. 
Fiume fedele . . . .3 — 



14 Mn-ANO — Phatelu TfiEVH^X Ki)it<.i;i — Milano 



Pietro Beyerlein. 
11 cavaliere di Chamilly L. 1 - 

ida Boy-Ed. 

Serti di spine . . . . 1 - 

li. Be Kerzollo. 

Nella Montagna nera . 1 - 

s. De vai. 

Una fornii dama . . . 1 - 

GiorfTìo Ubera. 
Homo sìim 1 — 

Rrnestfo SckBte'n. 

1 ri.iudii 1 _ 

Cuor di maire. . . . 1 — 
Atro lite '^ — 

A. Fleming. 

ìilafn'inonio strano. 2 v. 2 — 

Alfredo Frledmauu. 
iHie matrimoni. . . . ] _ 

K«aerico Geratàcker. 
Casa d'ang-olo . . . . l — 

VoJf;uig:o Goethe. 
*Le affinità elettive . . 1 — 

Guglielmo Hauff. 
La dama piumata. . . 1 — 

Soflu Jungliaus. 
La fanciulla americana. 1 — 

R. Labacher. 
*La scritta di sangue. . 1 — 

Paul Maria Ijaoroma. 
La modella; Formosa . 1 — 
Deus Vicit 3 

Rodolfo laiudau. 
Roberto Ashton . . . l _ 

Lindner. 
La marchesa Irene . . 1 — 

Corrado Meyer. 
Giorgio Jonatsch . . , 1 — 



TEDESCHI 

OflBlp Schubiu. 



Ali spezzate. . . . L. | 
Ihì cuore stanco . . . i __ 
(Uoria Vietisi . . . .1 

Ruar-Miìn Blchter. 

i>u\u> l.i vittoria del sociali 
sim I _ 

Kruianiio Sudermann. 

La fata del dolore . . 1 — 

J/i.s(da dell'Amicizia. 2 v. 2 — 

Jl ixmte del gatto . . 1 _ 

l'ratelli e Sorelle . . . i _ 

Berta de Suttner. 
*Al)basso le armi! 2 voi. 2 — 

Clara Vleblg. 

L'esercito dormente . .1 

Wagner. 

Sottolabandieradeiiìoeri 1 — 

E. Werner. 

Un eroe della penna. . 1 — 

Snn iilichcle j 

Il iiore della felicità. . 1 — 

^'i«nnme ] _. 

Rejetto e redento. . . 2 — 

Via aperta i _ 

— Ediz. ili. con 41 dis. 2 50 

Vineta i 

Catene infrante . . . ] _ 

Verso l'altare . . . . i 

liuona fortuna! . . , i _ 

Fata Morgana. 2 volumi. 2 — 

— Ediz. ili. da 89 incis. 3 — 

A caro prezzo . . . . i 

La fata delle Alpi . . l _ 

Messaggieri di primavera. 1 — 
(\iccia grossa ....]__- 
Kune ... . . j __ 

11 Vincitore. , . , , H~ 



Mn.ANO — Fhateli.i TREVES, Editori — Mn.xsu 15 



RUSSI. 

Pietro Boborykin. 
Battaglie intime . . L. 1 — 



Anton CeCOW 
Racconti russi . . 

Cernicevski 

Che fare? . . . 



1 — 



1 



Feodor Dostojewski. 

Dal sepolcro dei vivi. .1 — 
11 delitto e il castigo. 3 v. H — 
Povera gente! . . . .1 — 
*[ fratelli Karamazoff. 2 v. 2 — 
L'idiota. 2 voi 2 — 

Principe Qalytzln. 

Il rublo 1 — 

Senz'amore 1 — 

Il contagio 1 — 

Maxim Gorkl. 

La vitaèuna sciocchezza! 1 — 

I coniugi Orlow ... 1 — 

w. Korolenko. 

II sogno di Makar . . 1 — 

Kraszewskl. 
Sulla Sprea 1 — 



Demetrio Mereshkowsky. 

*La Morte degli Dei. 2 v. 2 — 

La Resurrezione degli Dei. 

3 volumi 3 — 

— Edizione di lusso. . (j — 



Principessa Olg'a. 
*Lavita galante in Russia. 1 — 

Alessio Tolstoi. 

*Ivan il Terribile . . . 1 — 

Leone TolstOl. 



2 — 
1 — 



Anna Karenine. 2 voi. 

La sonata a Kreutzer 

La guerra e la pace. 4 v. 4 — 

Ultime novelle . . . .1 — 

I Cosacchi 1 — 

Padrone e servitore . .1 — 
Che cosa è PArte? . . 1 — 
Resurrezione. 2 volumi . 2 - 

Ivan Turghenieff. 

*Fumo; Acque primavera. 1 — 

*Racconti russi . . . .1 — 

^Nidiata di gentiluomini. 1 — 

Terre Vergini . . . .1 — 

Padre e figli . . . . 1 — 

Stefano Zeromskl. 

Fiume fedele . . 



. 3 



SPAGNOLI. 



Pio Baroja, 

La scuola dei furbi . .1 — 

À. De Alar^on. 

L'ultimo amore. . . . 1 — 

Juiio Nombela. 
La carrozza del diavolo. 1 — 



Armando Palaclo Valdés. 

Suor San Sulpizio. . .3 — 
Benedetto Porez-Galdós. 

Donna perfetta. . . .1 — 
Marianela; Trafalgar. . 1 — 

Don Juan Valera. 
Illusioni del d.'" Faustino. 1— 



Conselence. 

♦Statua di legno . . 



BELGI. 

Luigi Couperas. 

1 — Maestà. 

Pace universale . . 



1 — 
1 — 



16 iHiT-Ago — Fratelm TREVES, EniTom — Milano 



POLACCHI. 

Sachei'-Ma«och. 

Racconti gallizi.ìiii . . 1 — 

Gregor Samare w. 

In cerca di una sj)osa . 1 — 

Enrico Sienklewlcz. 

Qno Vadis? VaWz. pop. . 1 — 
— Edizione in-8, iJliistr. 3 — 



EnnVo Sieukiewl:ìz. 

Quo Yinìhy VA. di lusso. 6 - 

— Edizione cineniatoorafica. 

Illustr. da 78 quadri. 8 — 

Oltre il mistero ... 1 — 

Invano i — 

*1 Crociati. 3 volumi . . 3 — 
*l*er il pane 1 — 



UNGHERESI 



Mauriis JÒkaf. 
Amato fino al patiholo.L. 1 — 

VAiHii Polke. 
Lontani! l — 



Max Nord&u. 

Battaiìlia di ]>arasisiti. 2 vo- 
lumi I,. 2 

Moro:anatico. 2 v(dumi . 2 — 



ARGENTINI. 



Dnàyen 

(Emrna Li nos ile la P.r.rra). 
Stella, con prefazione di Ed- 
mondo De Amicis . .4 — 



Miinn.'i U^arte. 
Racconti dtlla P.nniia. 



. 1 -- 



SCANDINAVI. 



Bjornstierne BJÒrnson. 
*Mary l _ 

Joiian Bojer. 

Potenza della 31enzojn:na. 1 — 
Un cuore ferito ... 1 — 
La coscienza (Erik Evje). 1 — 
Vita 3 — 



Selma Lagerlòf. 
La looi>;enda di (iiista Hcr- 

ling: 3 — 

La casa di LiljecroFia . l — 

Otto Moeller. 
Oro e onore l — 



RUMENI. 

Maria Th. Jonnesco. Un amore traojoo q 

GIAPPONESI. 

Kenjiro Tokutomi. Nami e Takeo , | _ 




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Dirigere comiiiissioui e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Jlilàiiò! 



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